mercoledì 23 dicembre 2009
martedì 22 dicembre 2009
"Il mio amico Eric" di Ken Loach
Il mio amico Eric (Looking for Eric) Regia di Ken Loach. Con Eric Cantona, Steve Evets, John Henshaw, Stephanie Bishop, Lucy-Jo Hudson, Gerard Kearns, Stefan Gumbs, Justin Moorhouse, Des Sharples, Greg Cook, Mick Ferry, Smug Roberts.
Eric è un uomo di mezza età e lavora per le poste di sua maestà. La sua vita sta andando a rotoli, la sua famiglia è piuttosto complicata da gestire e il mondo sembra avercela con lui. Per fortuna ci sono gli amici, la birra al pub e il Mancherster United. Un incidente automobilistico però lo spinge a riflettere sulla sua condizione e a ripensare ai motivi per cui aveva abbandonato la donna che amava. Un segreto tormenta Eric da trenta anni. Di tanto in tanto, nei suoi momenti peggiori, l’unica persona con cui riesce a parlare è il suo amico immaginario, il grande calciatore Eric Cantona.
“Ken Loach ride”. Si potrebbe mutuare il celebre slogan con cui fu lanciata Ninotchka con Greta Garbo per descrivere il nuovo film di Ken Loach, forse il regista che maggiormente si è interessato ai drammi dell’esistenza umana, ai problemi degli operai britannici e a tutti quelli che subiscono sfruttamenti e soprusi. Loach riesce a costruire una commedia con risvolti esilaranti mantenendo perfettamente il controllo sui suoi temi classici. Il personaggio di Eric è un carattere complesso e problematico ma capace di rappresentare un intera gamma di sfumature dell’essere umano. Eric è un uomo di mezza età, un padre che ha abbandonato una figlia che stava per nascere, un innamorato fuggito dalla donna che ama per il panico, un tifoso del Manchester, un postino, un amico e compagno di bevute al pub, ma Eric è soprattutto un uomo alla ricerca di se stesso. da http://www.cineblog.it/
lunedì 21 dicembre 2009
LA STORIA DELLA FA CUP - Dal 1981 al 1990. (4° puntata)
Come preannunciato nella precedente puntata della storia della FA Cup, eccoci finalmente arrivati ai miei ricordi personali, quanto meno delle finali degli ultimi venti e passa anni, tutte vissute con dirette televisive. A dir la verità è stato proprio l’ultimo atto di un’edizione della Coppa d’Inghilterra ad avvicinarmi al calcio inglese, al suo fascino e alla sua tradizione ultra centenaria. Era il 1981, rammento di aver visto le due partite tra Spurs e Manchester City (la prima conclusasi sull’1-1, la seconda 3-2) su una TV straniera, quella della svizzera italiana o Capodistria. La cosa che mi colpì di più, oltre allo splendido gol dell’argentino Ricky Villa che decise le sorti della coppa, fu la massa umana dei tifosi sulle gradinate di Wembley, il loro sventolio di bandiere all’entrata in campo delle squadre e la loro esultanza irrefrenabile dopo i gol dei loro eroi. Nei mesi successivi quei match, iniziai timidamente a informarmi, tramite i limitati mezzi allora a mia disposizione, sul mondo così bello e particolare dell’english football. Ovviamente non mi persi la finale del 1982, in un certo modo capendo già allora la sacralità della giornata dell’atto conclusivo della manifestazione e stabilendo che doveva diventare un must anche per me. Vidi un altro successo del Tottenham, a spese di una squadra con un nome altisonante: il Queen’s Park Rangers. Più tardi avrei imparato a chiamare il team di Loftus Road QPR, ma questa è un’altra storia. Gli Spurs ebbero la meglio al replay per 1-0, dopo l’1-1 del primo match. Oramai ero definitivamente conquistato. Ora ripensando a come ho seguito la FA Cup in questi decenni mi perdo nel mare dei ricordi, delle immagini di partite, sintesi e gol.Fino a pochi anni fa c’erano ancora i replays ad oltranza, uno dei tratti distintivi di questa competizione, che servivano a conferire epicità a sfide apparentemente infinite. In particolare rammento un Everton-Sheffield Wednesday, credo di fine anni ’80, per cui ci vollero quattro partite per decidere chi doveva accedere al turno successivo. Poi poter vedere, almeno in TV, un Giant Killer all’opera aggiungeva un ulteriore tassello all’unicità della competizione. Come non citare allora il piccolo Wrexham che recupera due gol al grande Arsenal ed elimina i Gunners al terzo turno nell’ormai lontano 1992. Che partita ragazzi! Ma torniamo al racconto delle finali, per forza di cose preponderante in questo umile tentativo di rievocare la storia della Coppa d’Inghilterra. Eccoci al 1983. Sfida tra il Manchester United di Bryan Robson ed il Brighton, che quell’anno aveva chiuso all’ultimo posto della vecchia First Division. Partita a senso unico? Beh, sì, ma la seconda, terminata con un roboante 4-0 per i Red Devils. La prima si era dilungata ai supplementari (2-2), su un terreno infame e sotto una pioggia incessante, con il Brighton a divorarsi un’occasione enorme pochi secondi prima del centoventesimo minuto, tra la costernazione del commentatore della BBC, a cui sfuggì un “and Smith must score” in riferimento al giocatore che ebbe la palla della vittoria. L’anno dopo i detentori della coppa finirono ingloriosamente fuori al terzo turno contro il Bournemouth, uno dei risultati più eclatanti degli ultimi decenni. A succedere allo United fu l’Everton, negando all’ottimo Watford di quei tempi la soddisfazione di portarsi a casa il primo trofeo della sua storia, con il povero Elton John rotto in lacrime di delusione. Sempre l’Everton, uno dei migliori di sempre, arrivò a Wembley nel 1985. Già campione d’Inghilterra e vittorioso in Coppa Coppe, il team di Liverpool perse il treble a causa di uno splendido gol dello sfortunato – perché troppo presto costretto al ritiro – Norman Whiteside del Manchester United. United che giocò in dieci buona parte dell’incontro, terminato ai supplementari, per l’espulsione di Kevin Moran, primo cartellino rosso nella storia delle finali. 1986: terzo anno consecutivo all’ombra delle due torri per i Toffee Man. Questa volta è un derby tra le due superpotenze del calcio inglese degli anni ’80: Everton e Liverpool. 3-1 per i Reds, che raggiungono il double grazie ad una doppietta di Ian Rush. Con lo stesso Rush, Dalglish, Lawrenson, Neal e Whelan e via discorrendo da una parte e Sharp, Southall, Sheedy, Lineker, Reid e compagnia dall’altra, per gli appassionati di calcio di Liverpool era certo un bel vedere! Poi ci furono due finali storiche, indimenticabili, contraddistinte dal trionfo degli outsider. Nel 1987 il Coventry City, “paria” del calcio inglese, sorprese un Tottenham sicuro di riportare la coppa al White Hart Lane e poi tradito anche dall’inossidabile capitano di mille battaglie Gary Mabbutt, autore di un incredibile auto-gol. Ricordo che la partita mi tenne letteralmente incollato alla poltrona, sebbene all’inizio anch’io dessi ben poco credito agli Sky Blues. E invece finì con l’estasi dei tifosi del Coventry dopo i supplementari che fissarono il risultato sul 3-2. L’anno dopo arrivò a Wembley la Crazy Gang, come venivano simpaticamente chiamati quei mattacchioni dei giocatori del Wimbledon, che sconfissero nientemeno che il Liverpool! Lawrie Sanchez siglò il gol della vittoria con un bel colpo di testa. Poi nella seconda frazione ci penso Dave Beasant, il portierone dei Dons, ad assicurare la gloria eterna ai gialloblù, parando un rigore a John Aldridge. Anche quello fu un evento storico, dal momento che mai in precedenza erano stati sbagliati dei rigori in finale. Questo forse a testimoniare la paura dei Reds, che tutto avevano da perdere in quella partita. Narrano le cronache che a Wembley i fans doc del Wimbledon furono “aiutati” per la giornata da supporters di altre squadre, che chiaramente parteggiavano tutti per i più deboli. In realtà fu l’intero paese a tifare per il piccolo club di Londra Sud, che fino a pochi anni prima non era nemmeno nell’olimpo dei professionisti. Anche io fui ben contento di vedere Vinny Jones alzare la coppa, sebbene stentassi a credere ai miei occhi! Tutt’altre sensazioni ebbi per la finale del 1989, quella del dopo Hillsborough. Si giocò il derby della Merseyside più triste della storia, con la città di Liverpool che poche settimane prima si era unita compatta a piangere i propri morti e che ancora non si era riavuta dallo shock. Non credo ci sia bisogno di soffermarsi sui fatti di Sheffield, sulla tragedia che accadde prima della semifinale tra Liverpool e Forest, che causò 95 vittime. Una delle pagine più drammatiche del calcio d’oltremanica, nota a tutti gli appassionati del nostro sport, raccontata in diretta televisiva dalla coppia Bulgarelli-Caputi sull’allora Telemontecarlo. Successivamente il Liverpool arrivò in finale, vincendola per 3-2, con Rush mattatore come tre anni prima. Ma per quella volta i tifosi dell’Everton non furono tanto dispiaciuti di perdere una sfida stracittadina. Ed io non mi scorderò mai l’immagine delle tribune e del campo di Anfield ricoperto di fiori e sciarpe di tutte le squadre del Regno Unito, omaggio silenzioso a chi non c’era più. Chiudo qui quest’ennesimo capitolo della storia della FA Cup. I tanti ricordi, che ho comunque cercato di sintetizzare il più possibile, mi costringono a scrivere un altro articolo, sebbene sulla fanzine avessimo preannunciato che questa sarebbe stata l’ultima puntata.
di Luca Manes, da UKFP n° 6 - marzo 2004
Al prossimo numero di UKFootball Please allora!
di Luca Manes, da UKFP n° 6 - marzo 2004
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venerdì 18 dicembre 2009
Cannoni di rigore
La semifinale di ritorno di Coppa delle Coppe 1994-95 verrà ricordata dai tifosi di Arsenal e Samp , anche se con differenti stati d’animo ,come una delle più belle ed emozionanti partite degli ultimi anni. nell’incontro di andata ,una Samp distratta e troppo sicura di sé aveva subito il gioco dell’Arsenal e solo grazie ai due gol di Jugovic la formazione genovese poteva legittimamente sperare di ribaltare il risultato di 3 a 2 nella partita di ritorno. Io , biglietto alla mano , decido di non seguire questa trasferta con il “solito” bus del club ma parto ore prima in treno alla volta di Genova per incontrare i tifosi inglesi in modo da scambiare impressioni sulla partita e sul calcio in generale. Girando per le vie di Genova , sono pochi i tifosi Gunners che incontro (strano) e quei pochi non hanno molta voglia di parlare, sembrano infastiditi, forse preoccupati. Giro la prua e decido così di dirigermi verso lo stadio di Marassi . Dopo circa venti minuti di camminata comincio a sentire alcuni canti in lontananza. finalmente …. i tifosi inglesi. Giunto nel piazzale antistante la tribuna scorgo un “esagerato” schieramento di forze dell’ordine che controlla l’area circostante e invita i fans dell’Arsenal , provenienti dai bus , a sistemarsi ordinatamente all’interno dello stesso . Che esagerazione ! seppure in numero considerevole gli inglesi presenti inneggiano al loro club senza provocare il ben che minimo problema per l’ordine pubblico. Forse , le passate bravate di alcune frange di supporters d’oltremanica hanno lasciato il segno e si vuole evitare ogni minimo accenno di tafferuglio.
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giovedì 17 dicembre 2009
Terry, Natural Born Leader
di Christian Giordano, dal http://footballpoetssociety.blogspot.com/
Alla sua prima partitella al Chelsea, un 16enne dai capelli a spazzola lascia interdetti i veterani Gianluca Vialli e Mark Hughes. Non per il talento o per come ci dà dentro per far vedere quanto vale, ma per quanto l’imberbe ragazzino grida. A loro. Lungi dal debutto, Terry già urlava cosa fare a due che, insieme, sommavano 131 caps e 24 trofei. Quando si dice leader nato.«Se serviva dire che sbagliavano o che non si sforzavano abbastanza, lo facevo», dirà Terry otto anni dopo, nel maggio 2005, fra un sorriso e un’alzata di spalle. «Sin dagli inizi non mi è mai importato di quanto io fossi alle prime armi e gli altri superstar. Per come la vedo io, in campo siamo tutti uguali e devo dire le cose come stanno. Che senso ha scodinzolare dietro i campioni? Non serve a nessuno».Fuori del campo, sbavava ancora per un autografo come un tifoso qualsiasi, ma una volta varcata la linea bianca, timori e soggezioni sparivano. «E sa una cosa? Credo mi rispettassero, per questo. All’inizio erano spiazzati, ma presto apprezzarono la mia propensione ad assumermi le responsabilità, a essere leader». Era sempre stato così, sin dai primi calci. John George Terry è nato il 7 dicembre 1980 a Barking, nell’Essex, East End londinese. Piena zona West Ham United. A 10 anni, WHU e Millwall lo chiamano per un provino. La spunta il club claret and blue, ma a differenza dei concittadini Bobby Moore e Trevor Brooking, perenni idoli Hammers, il ragazzo prodigio della Comet e della rappresentativa scolastica alla Eastbury Comprehensive finisce al Chelsea, dove è sempre rimasto tranne i mesi, da marzo a maggio 2000, trascorsi in prestito al Nottingham Forest (5 presenze, una dalla panca). Ai Blues arriva a 14 anni dal Senrab, squadretta vincitutto della Sunday League nella quale era arrivato dopo due stagioni nella Comet e in cui militano Bobby Zamora e Paul Konchesy (oggi entrambi al West Ham Utd), Ledley King (Tottenham Hotspur) e Jlloyd Samuel (Aston Villa). Aggregato alle giovanili a 16, firma il primo contratto da pro’ a 17 e passa da 184 a 1000 sterline al mese.
Alla sua prima partitella al Chelsea, un 16enne dai capelli a spazzola lascia interdetti i veterani Gianluca Vialli e Mark Hughes. Non per il talento o per come ci dà dentro per far vedere quanto vale, ma per quanto l’imberbe ragazzino grida. A loro. Lungi dal debutto, Terry già urlava cosa fare a due che, insieme, sommavano 131 caps e 24 trofei. Quando si dice leader nato.«Se serviva dire che sbagliavano o che non si sforzavano abbastanza, lo facevo», dirà Terry otto anni dopo, nel maggio 2005, fra un sorriso e un’alzata di spalle. «Sin dagli inizi non mi è mai importato di quanto io fossi alle prime armi e gli altri superstar. Per come la vedo io, in campo siamo tutti uguali e devo dire le cose come stanno. Che senso ha scodinzolare dietro i campioni? Non serve a nessuno».Fuori del campo, sbavava ancora per un autografo come un tifoso qualsiasi, ma una volta varcata la linea bianca, timori e soggezioni sparivano. «E sa una cosa? Credo mi rispettassero, per questo. All’inizio erano spiazzati, ma presto apprezzarono la mia propensione ad assumermi le responsabilità, a essere leader». Era sempre stato così, sin dai primi calci. John George Terry è nato il 7 dicembre 1980 a Barking, nell’Essex, East End londinese. Piena zona West Ham United. A 10 anni, WHU e Millwall lo chiamano per un provino. La spunta il club claret and blue, ma a differenza dei concittadini Bobby Moore e Trevor Brooking, perenni idoli Hammers, il ragazzo prodigio della Comet e della rappresentativa scolastica alla Eastbury Comprehensive finisce al Chelsea, dove è sempre rimasto tranne i mesi, da marzo a maggio 2000, trascorsi in prestito al Nottingham Forest (5 presenze, una dalla panca). Ai Blues arriva a 14 anni dal Senrab, squadretta vincitutto della Sunday League nella quale era arrivato dopo due stagioni nella Comet e in cui militano Bobby Zamora e Paul Konchesy (oggi entrambi al West Ham Utd), Ledley King (Tottenham Hotspur) e Jlloyd Samuel (Aston Villa). Aggregato alle giovanili a 16, firma il primo contratto da pro’ a 17 e passa da 184 a 1000 sterline al mese.
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mercoledì 16 dicembre 2009
The FA Cup "Giant Killers" history - part 13
di Giuseppe Maiorana
Fa Cup 2009
L’edizione 2008-2009 della Fa Cup, l’ultima che andiamo ad analizzare, non regala ai Giant Killers le soddisfazioni dell’anno precedente visto che questa volta soltanto una squadra non di Premier League approda al sesto turno a fronte delle tre giunte addirittura alle semifinali nel 2007-2008. Tuttavia anche questa volta la Fa Cup ci regala, dal nostro punto di vista, alcuni spunti interessanti. Partiamo dunque dal Coventry City, compagine che chiuderà la stagione al 17° posto in Champioship, campionato equivalente alla nostra serie B, ma che fu capace di raggiungere il sesto turno nella competizione più antica e affascinante del mondo del calcio.
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Giuseppe Maiorana
martedì 15 dicembre 2009
Consigli per gli acquisti.
Nel variegato mondo delle consolles elettroniche e del software che le supporta mi sono imbattuto nel dischetto/UMD per playstation portatile ( PSP ) intitolato "The greatest FA Cup goals ever" . Trattasi di un documentario in lingua inglese della durata di circa 100 minuti e riguardante la coppa di calcio più antica del mondo: la FA Cup. E' possibile visitare due sezioni, di cui la prima mostra i 100 migliori goals della competizione e la seconda tutti i goals dell'edizione 2004/05 ( l'Arsenal in quell'anno portò a casa il trofeo superando ai rigori i "Red Devils" per 5 a 4 ). Si possono quindi godere le splendide prodezze di famosi campioni come Sheringam, "Gazza", i fratelli Cole, Di Matteo, "Magic Box" Zola, Beardsley, "The King" Cantona, Barnes, Hasseilbank, Wright, Bergkamp, Ginola, ecc.. Ma anche quelle di giocatori molto meno famosi e militanti in squadre di categorie inferiori alla Premier League. Nella "Top 3" delle reti più spettacolari troviamo in ordine di merito decrescente: il goal di Freeman in Altrincham-Chester City del 24/11/1992, di Sinclair in Queens Park Rangers-Barnsley del 25/1/1997 e infine quello di Ryan Giggs in Arsenal-Manchester United del 14/4/1999. A mio modesto parere il primo ed il secondo posto sarebbero stati da invertire, ma la giuria d'esperti inglesi ha preferito stilare la classifica in questa maniera. Chi ha una certa dimestichezza con la PSP saprà giostrare con i tasti della piattaforma e attivare le opzioni di replay e scorrimento lento o veloce, per godersi ,come preferisce, le azioni di di gioco più significative ed esplorare le categorie in cui gli autori dei filmati le hanno suddivise.
di Vincent Felici, da UKFP n° 24 - ottobre 2008
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lunedì 14 dicembre 2009
LA STORIA DELLA FA CUP - dal 1946 al 1980 (3° puntata)
La gloriosa storia della FA Cup continua dopo la drammatica parentesi della seconda guerra mondiale, foriera di tanti lutti e distruzioni (giocatori morti e stadi distrutti) anche nel mondo del calcio inglese. Con un grosso sforzo organizzativo si mise in piedi l’edizione 1945-46 della Coppa, vinta dal Derby in finale sul Charlton. Da notare che i primi turni si giocarono su partite di andata e ritorno, per cui il Charlton arrivò in finale dopo aver perso una partita, unico caso nella storia. La squadra di The Valley si rifarà l’anno dopo, con una rete segnata ai supplementari contro il Burnley. Quelle stagioni e le successive furono contrassegnate da un ulteriore boom delle presenze di spettatori allo stadio. Tempi duri, in cui il calcio diventava ancor di più una valvola di sfogo per le masse. Il 1948 fece registrare il successo del Manchester United, 4-2 sul Blackpool in una partita spettacolare. L’anno dopo vide una delle classiche favole di cui è ricca la FA Cup. Tra la meraviglia generale arrivò in finale il Leicester City, che però perse con i Wolves. I Foxes giocavano in Second Division e si salvarono dalla retrocessione in Third solo all’ultima giornata! Mai nessun club giunto all’ultimo atto della coppa si era piazzato così in basso in campionato.
Dopo l’Arsenal, l’albo d’oro ci parla di un dominio del Newcastle, che trionfò nel 1951, 1952 e 1955. Jackie Milburn e Bobby Mitchell i giocatori più rappresentativi di quel bellissimo gruppo, veri eroi della Toon Army dei tempi. Newcastle che poi fino ai nostri giorni non ha più vinto nulla, diventando la vittima di uno dei giant killers più famosi di sempre: l’Hereford United (nella foto sopra, la gioia dopo la vittoria del Hereford United), impostosi per 2-1 nei primi turni del 1971-72 proprio sulle gazze. Ma negli anni ’50 la finale più bella, destinata ad avere un posto d’onore nella storia del calcio britannico, fu Blackpool-Bolton Wanderers del 1953. Il Blackpool dalle inconfondibili magliette arancioni guidato da Sir Stanley Matthews, che finalmente mise le mani sulla Coppa dopo essere stato sotto 3-1 a 20 minuti dalla fine! Per la verità ad un paio di minuti dal termine del match si era ancora 3-2, poi Mortensen completò la sua tripletta con altre due perle, una in piena recupero, portando la coppa a Blackpool. Poi tutti a festeggiare l’inossidabile Matthews, che terminerà la sua carriera nel 1965 nello Stoke City, alla tenera età di 50 anni. Erano altri tempi. Sempre negli anni ’50 si gioca per la prima volta con un pallone tutto bianco e sotto la luce dei riflettori, quelle mastodontiche torri illuminate che si facevano notare da Km di distanza. Dopo WBA (1954), Manchester City (1956) ed Aston Villa (1957) sembra essere venuto il turno dei Busby Babes del Manchester United, già dominanti in campionato. L’8 febbraio 1958 la tragedia di Monaco di Baviera. La squadra decimata, Duncan Edwards, giovane ed intrepido capitano, morto insieme ad altri 7 giocatori. Sir Matt Busby gravemente ferito. Manchester e tutta l’Inghilterra sotto shock. I resti di quel formidabile team, di cui faceva parte un giovanissimo Bobby Charlton, fortunatamente salvatosi, insieme a qualche altro giocatore raccattato qua e là, fecero emozionare ancora una volta il paese raggiungendo la finale di Wembley. Il Bolton uscì vincitore per 2-0, Nat Lofthouse non ebbe pietà segnando una doppietta, ma tutti ricorderanno per sempre l’incredibile cavalcata dei superstiti di Monaco. Terminato il decennio con il trionfo del Forest su un combattivo Luton Town ed iniziati gli anni ’60 con i Wolves trionfanti sui Blackburn Rovers, ecco un altro team da favola. Gli Spurs autori del primo double del ventesimo secolo nel 1961, cui fece seguito il bis in coppa del 1962. Una squadra fortissima, spettacolare, che a White Hart Lane rimpiangono ogni anno di più – viste poi le alterne fortune attuali. Il capitano Danny Blanchflower, John White, Jimmy Greaves e Dave Mackay tra i giocatori più forti di quel Tottenham, forse irripetibile. In seguito John Gilzean riportò la coppa a Londra nord nel 1967, nella prima finale tutta londinese contro il Chelsea di Peter Osgood. Nel frattempo il Manchester United trovò il primo successo dopo l’incidente aereo (1963), mentre West Ham (1964, l’anno del primo Match of the Day sulla BBC) e Liverpool (1965) si imposero per la prima volta nella loro storia. Il Liverpool di Bill Shankly, altro scozzese di ferro e vincente come Sir Matt Busby! I mitici sixties, quelli dei Beatles, della vittoria nella Coppa del mondo del 1966, delle nuove mode giovanili, del trionfo della terrace culture, poi consolidatasi in maniera definitiva negli anni ‘70 – con tutte le sue implicazioni positive e negative – fecero registrare anche le affermazioni di Everton (1966), WBA (1968) e Manchester City (1969), che all’epoca rivaleggiava per il predominio cittadino e nazionale con lo United. Il 1970 vede il primo successo in assoluto del Chelsea in FA Cup. Uno dei team più divertenti del secolo, sicuramente troppo “bello” per vincere in campionato, impostosi in una doppia finale sul Leeds United, forza crescente del football d’oltre manica, vittorioso poi nel 1972. La seconda finale del 1970, dopo il 2-2 di Wembley, si disputò all’Old Trafford e vide i Blues imporsi 2-1 ai supplementari. 120 minuti ci vollero anche per decidere la finale del 1971 tra Arsenal e Liverpool. Pure in quell’occasione ci fu un 2-1 per i Gunners di Charlie George, autore del gol della vittoria, per il quarto double della storia. Dal 1973 al 1980 ci furono tre clamorosi successi di team di Second Division: Sunderland (1973), Southampton (1976), West Ham (1980). E contro fior fior di squadre! Rispettivamente Leeds United, Manchester United e Arsenal. Tutte e tre partite finite 1-0. Inutili sottolineare la gioia ed i festeggiamenti prolungati delle tifoserie di Black Cats, Saints ed Hammers, in quell’occasione veri e propri underdogs, visti con simpatia dai supporter neutrali, capaci di sovvertire le gerarchie calcistiche, sopperire con grinta e determinazione alle deficienze tecniche. Per il West Ham di Trevor Brooking e Billy Bonds ci fu un altro successo, nel 1975 contro il Fulham, con un secco 2-0. Negli anni ’70 ci fu una sola affermazione in FA Cup del Liverpool (1974) dei tanti trofei in Europa ed in campionato, con il suo ineguagliabile alfiere KKK (King Kevin Keegan, of course), a cui il Manchester United negò con sommo piacere il treble nel 1977, imponendosi con un 2-1 ancora maledetto dai tifosi della Kop. Dal 1978 al 1980 l’Arsenal di Liam Brady, Franck Stapleton e David O’Leary raggiunse sempre l’ultimo atto della Coppa. Con alterne fortune, visto che perse inopinatamente con l’Ipswich Town nel 1978 e, come visto, con il West Ham nel 1980. Nel 1979, invece, vinse una delle più emozionanti ed incredibili finali della storia. 3-2 sul Manchester con gli ultimi 5 minuti da urlo, forse i più elettrizzanti di sempre. Da 2-0 per l’Arsenal si passò infatti a 2-2, con due gol del Manchester United a ridosso del novantesimo. Palla al centro, azione ubriacante dell’Arsenal e gol magnifico di Sunderland, tra la costernazione dei tifosi dello United e la gioia, ed il sollievo, di quelli dei Gunners.
di Luca Manes - da UKFP n° 5 - dicembre 2003
Nel prossimo numero la storia della FA Cup dal 1981 al 1990.
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domenica 13 dicembre 2009
Three Lions: La delusione dei Mondiali USA..
Dopo aver passato il turno e giocato un europeo deludente, anche a causa di numerosi infortuni, un altro ostacolo aspetta il già criticato Graham Taylor: portare la squadra ai mondiali statunitensi dell'estate 1994. Il primo problema, assolutamente di non scarsa portata, è quello di trovare un attaccante che non faccia rimpiangere Lineker, emigrato nella J-League, dopo gli europei. In periodo comunque florido di buone punte, Taylor ha le idee chiare, puntando sull'emergente Shearer, all’epoca al Southampton, e Ian Wright, sgusciante punta "tascabile" dell'Arsenal, fortissimo a livello di club, ma che deve ancora sbloccarsi in nazionale. Da segnalare che Gazza è tornato in forma,ed il centro vede l'impiego stabile anche di Platt e del grintoso Paul Ince, in difesa al posto dello scarso (posso affermarlo per averlo visto con i miei occhi) centrale di difesa Charlton Palmer. Sorteggiata in un gruppo duro, ma non impossibile, con due avversarie quali Polonia e Turchia, spesso affrontate in quegli anni nei gironi di qualificazione, San Marino, Olanda, avversaria storica, e Norvegia, nazionale in crescita il cui paese,si "ciba" settimanalmente di calcio inglese in tv. Il 14 ottobre 1992, si esordisce a Wembley contro la Norvegia, ed ecco il primo allarmante segnale, pur giocando quasi a senso unico, e molto bene, la squadra costruisce tantissimo, passa al 9' della ripresa con Platt che corregge splendidamente in goal una bordata su punizione di Pierce, ma viene punita al 31' quando la Norvegia pareggia: un tiro dal limite di Rekdall, si insacca, e, seppur con due gare in più, i nordici conservano la testa del girone.
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venerdì 11 dicembre 2009
Non solo Premier, il calcio delle divisioni minori
di Luca Manes, da http://ukfooty.blogspot.com/
Dimenticate per un attimo lo splendore della Premier, i suoi campioni acclamati e strapagati, le Big Four con milioni di tifosi sparsi per il mondo. Dimenticate gli stadi dal design avveniristico, dalle capienze imponenti e con corporate box così lussuosi a far invidia alle suite dell’Hotel Ritz di Londra. Provate ad immergevi per pochi minuti con noi nella vera essenza del calcio inglese, o almeno così credono frotte di appassionati della prima ora, cresciuti a terraces e squadre composte per undici undicesimi da giocatori britannici. Tuffiamoci allora in quella che una volta si chiamava Third Division, e che ora in maniera un po’ buffa è denominata League One. Il match che abbiamo scelto di gustarci è Brentford vs Colchester United. Per chi non lo sapesse, Brentford è un quartiere del West End londinese, che dal 1889 può contare su una squadra con un discreto seguito nella comunità locale. Una compagine che tuttavia non gioca nella massima divisione inglese dalla fine degli anni Quaranta. Nei suoi giorni di gloria, nel decennio precedente, il Brentford si tolse lo sfizio di battere niente meno che il leggendario Arsenal di quell’epoca. In tanti, atterrando all’aeroporto di Heathrow, avranno scorto lo stadio dei Bees: il vetusto ma incantevole Griffin Park, da un po’ indiziato di pensionamento per far posto a una nuova arena nei pressi dei Kew Gardens. Dall’aereo si nota benissimo, e non a caso il tetto di una delle tribune è molto concupito per farsi pubblicità proprio dalle compagnie aeree.
Dimenticate per un attimo lo splendore della Premier, i suoi campioni acclamati e strapagati, le Big Four con milioni di tifosi sparsi per il mondo. Dimenticate gli stadi dal design avveniristico, dalle capienze imponenti e con corporate box così lussuosi a far invidia alle suite dell’Hotel Ritz di Londra. Provate ad immergevi per pochi minuti con noi nella vera essenza del calcio inglese, o almeno così credono frotte di appassionati della prima ora, cresciuti a terraces e squadre composte per undici undicesimi da giocatori britannici. Tuffiamoci allora in quella che una volta si chiamava Third Division, e che ora in maniera un po’ buffa è denominata League One. Il match che abbiamo scelto di gustarci è Brentford vs Colchester United. Per chi non lo sapesse, Brentford è un quartiere del West End londinese, che dal 1889 può contare su una squadra con un discreto seguito nella comunità locale. Una compagine che tuttavia non gioca nella massima divisione inglese dalla fine degli anni Quaranta. Nei suoi giorni di gloria, nel decennio precedente, il Brentford si tolse lo sfizio di battere niente meno che il leggendario Arsenal di quell’epoca. In tanti, atterrando all’aeroporto di Heathrow, avranno scorto lo stadio dei Bees: il vetusto ma incantevole Griffin Park, da un po’ indiziato di pensionamento per far posto a una nuova arena nei pressi dei Kew Gardens. Dall’aereo si nota benissimo, e non a caso il tetto di una delle tribune è molto concupito per farsi pubblicità proprio dalle compagnie aeree.
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giovedì 10 dicembre 2009
L'editoria fanzinara italiana.
di Gianluca Umiliacchi, da UKFP n° 23 - giugno 2008
Quante volte mi è stato chiesto cosa è una fanzine, allora abbiamo pensato di far scrivere a qualcuno che di fanzine ne capisce una risposta generica. Gianluca Umiliacchi è il fondatore di Fanzine Italiane, associazione che riunisce tutte o quasi le fanzine in Italia.
"Fanz... che?" è la risposta dell'incuriosito edicolante di turno. Inutile tentare ancora.
Una fanzine (il termine è una contrazione di "fans-magazine, ovvero rivista di/per appassionati), non è possibile trovarla tra gli scaffali di un'edicola. Fanzine è il termine coniato per la produzione dell'editoria fanzinara, un'editoria indipendente che nasce nei fan club d'oltre Oceano. La loro storia in terra italiana è ancora in fase di delineazione. Inizio possibile: fine anni Cinquanta, con la nascita della prima fanzine dedicata alla fantascienza. È una nascita limitata e tardiva, rispetto ai colleghi americani (1920), ma che comunque progressivamente individuerà le sue aperture verso gli ambiti più conosciuti della cultura di massa. Una produzione auto-prodotta, atipica, autonoma e libera dalle imposizioni della cultura ufficiale, che si potrebbe ipotizzare, non a torto, si sia manifestata contestualmente alla nascita di un forte bisogno di rinnovamento sociale e ricerca di comunicazione. Così giovani e meno giovani, nella loro irruenza, decidono di non attendere ma di pensare in proprio, di voler realizzare un prodotto comunicativo personalizzato, e dunque se lo costruiscono su misura. Si inaugura una "nuova e diversa" fase della comunicazione italiana, più a misura d'uomo. La svolta è radicale, fin dall'inizio si imbocca la strada del genere sperimentale o, almeno, disgiunto dall’ufficialità, con un'inclinazione trasgressiva destinata, col trascorrere degli anni, a farsi sempre più marcata. Prende avvio, in quel periodo, la storia dell'editoria fanzinara italiana con la sua notevole produzione: le fanzine.
Quante volte mi è stato chiesto cosa è una fanzine, allora abbiamo pensato di far scrivere a qualcuno che di fanzine ne capisce una risposta generica. Gianluca Umiliacchi è il fondatore di Fanzine Italiane, associazione che riunisce tutte o quasi le fanzine in Italia.
"Fanz... che?" è la risposta dell'incuriosito edicolante di turno. Inutile tentare ancora.
Una fanzine (il termine è una contrazione di "fans-magazine, ovvero rivista di/per appassionati), non è possibile trovarla tra gli scaffali di un'edicola. Fanzine è il termine coniato per la produzione dell'editoria fanzinara, un'editoria indipendente che nasce nei fan club d'oltre Oceano. La loro storia in terra italiana è ancora in fase di delineazione. Inizio possibile: fine anni Cinquanta, con la nascita della prima fanzine dedicata alla fantascienza. È una nascita limitata e tardiva, rispetto ai colleghi americani (1920), ma che comunque progressivamente individuerà le sue aperture verso gli ambiti più conosciuti della cultura di massa. Una produzione auto-prodotta, atipica, autonoma e libera dalle imposizioni della cultura ufficiale, che si potrebbe ipotizzare, non a torto, si sia manifestata contestualmente alla nascita di un forte bisogno di rinnovamento sociale e ricerca di comunicazione. Così giovani e meno giovani, nella loro irruenza, decidono di non attendere ma di pensare in proprio, di voler realizzare un prodotto comunicativo personalizzato, e dunque se lo costruiscono su misura. Si inaugura una "nuova e diversa" fase della comunicazione italiana, più a misura d'uomo. La svolta è radicale, fin dall'inizio si imbocca la strada del genere sperimentale o, almeno, disgiunto dall’ufficialità, con un'inclinazione trasgressiva destinata, col trascorrere degli anni, a farsi sempre più marcata. Prende avvio, in quel periodo, la storia dell'editoria fanzinara italiana con la sua notevole produzione: le fanzine.
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mercoledì 9 dicembre 2009
Pillole..
di Alessandro Mortelliti, da UKFP n° 24 - ottobre 2008
-Gol di Charlton
Accadde nel mondiale cileno del 1962, l’Inghilterra giocava contro l’Argentina. Bobby Charlton condusse l’azione che portò Flowers davanti al portiere Roam per l’1-0 ma il raddoppio fu tutto suo: Charlton, padrone della zona sinistra del campo, lasciò smarrita la difesa argentina e in corsa cambiò piede fulminando il portiere avversario con un destro diagonale micidiale.Bobby Charlton è un sopravvissuto: quasi tutti i giocatori della sua squadra, il Manchester United, rimasero tra i rottami contorti di un aereo in fiamme. Fu nominato Sir.L’Inghilterra si impose 3-1 con terza rete di Greaves (San filippo per i sudamericani).
-Gol di Charlton
Accadde nel mondiale cileno del 1962, l’Inghilterra giocava contro l’Argentina. Bobby Charlton condusse l’azione che portò Flowers davanti al portiere Roam per l’1-0 ma il raddoppio fu tutto suo: Charlton, padrone della zona sinistra del campo, lasciò smarrita la difesa argentina e in corsa cambiò piede fulminando il portiere avversario con un destro diagonale micidiale.Bobby Charlton è un sopravvissuto: quasi tutti i giocatori della sua squadra, il Manchester United, rimasero tra i rottami contorti di un aereo in fiamme. Fu nominato Sir.L’Inghilterra si impose 3-1 con terza rete di Greaves (San filippo per i sudamericani).
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lunedì 7 dicembre 2009
LA STORIA DELLA FA CUP - Dal 1900 alla seconda Guerra Mondiale (2° puntata)
Eccoci alla seconda puntata dell’affascinante romanzo della FA Cup, in Italia meglio conosciuta come Coppa d’Inghilterra. L’inizio del secolo scorso coincise con la fine dell’era vittoriana ma anche con le ultime decadi di splendore dell’impero britannico, eproprio per celebrarne i fasti negli anni venti sorse il mitico stadio di Wembley, indissolubilmente legato alla storia della coppa. Ma andiamo con ordine. Come detto nell’articolo precedente, fino al 1914 il teatro delle finali sarà il Crystal Palace di Londra, eccezion fatta per alcune ripetizioni. Il 1901 vide il successo del Tottenham, nella prima finale ripetuta della storia. 2-2 il primo match con lo Sheffield United, 3-1 il replay. Dopo anni di predominio delle squadre del Nord, finalmente un sussulto da parte di una londinese. Il calcio è oramai lo sport del popolo. Tanta è la passione che nel match di Londra – il secondo si disputerà a Bolton – accorrono 104.000 persone. Le affluenze di pubblico sotto le 15.000 unità sono ormai uno sbiadito ricordo, la FA Cup Final è l’appuntamento sportivo dell’anno. Lo è diventato in meno di un quarto di secolo. La vittoria del Tottenham ebbe poi ancor di più il carattere dell’impresa: gli Spurs, infatti, all’epoca non facevano ancora parte della Football League – unica squadra con status non League a riuscire mai a vincere la competizione – e nel primo match il gol del 2-2 dello Sheffield United, a quanto riferiscono le cronache di quel giorno, fu uno dei più grossi errori arbitrali della storia. Una palla deviata sopra la traversa dal portiere del Tottenham fu giudicata in corner dal guardalinee ma non dall’arbitro, che concesse la rete tra lo stupore generale! La superiorità delle squadre del centro e soprattutto delle regioni settentrionali dell’Inghilterra era però destinata a continuare. Nel 1902 lo Sheffield United si prese la rivincita battendo il Southampton, l’anno dopo il Bury fece registrare il risultato più eclatante della storia, 6-0, contro il Derby. Bury protagonista in coppa e in campionato durante quegli anni, a testimonianza di come un club ora ritenuto minore fosse invece all’epoca una delle fortissime compagini che il Nord del paese riusciva a sfornare senza sosta. Intanto nel 1904 la coppa approdava per la prima volta a Manchester, sponda City. Nella decade dal 1905 al 1915 ecco poi spuntare nel firmamento del calcio inglese una nuova stella: il Newcastle Unit
ed. I Magpies però in FA Cup non ebbero molta fortuna, ben 5 infatti le finali perse, oltre a clamorose eliminazioni, anche contro team allora non League come il Crystal Palace. E proprio a proposito di questo nome, in relazione però allo stadio, sembrò nascere per il Newcastle una maledizione. I tifosi imputarono le tante sconfitte all’erba troppo alta del campo, che avrebbe penalizzato il gioco dei loro beniamini, basato su una fitta rete di passaggi. La realtà è che anche allora il condizionamento psicologico contava molto, eccome! Dopo le sconfitte con Aston Villa ed Everton nel 1905 e 1906 e la finale tra Sheffield Wednesday e Everton (2-1) nel 1907, il Newcastle di trovò a dover soccombere addirittura contro una squadra di una divisione inferiore: il Wolverhampton, allora in Second Division, secondo team a riuscire nell’impresa dopo il Notts County nel 1894. Il risultato finale fu netto: 3-1. Dopo la prima vittoria del Manchester United, nei due anni successivi il Newcastle ritornò in finale, pareggiando sempre il primo match. Ma se nel 1911 ad imporsi al replay fu il Bradford, l’anno prima era finalmente riuscito a portare a casa la coppa. Ma non vinse a Londra, bensì al Goodison Park di Liverpool, sconfiggendo il Barnsley per 1-0. La maledizione del Crystal Palace non fu quindi mai sfatata!
ed. I Magpies però in FA Cup non ebbero molta fortuna, ben 5 infatti le finali perse, oltre a clamorose eliminazioni, anche contro team allora non League come il Crystal Palace. E proprio a proposito di questo nome, in relazione però allo stadio, sembrò nascere per il Newcastle una maledizione. I tifosi imputarono le tante sconfitte all’erba troppo alta del campo, che avrebbe penalizzato il gioco dei loro beniamini, basato su una fitta rete di passaggi. La realtà è che anche allora il condizionamento psicologico contava molto, eccome! Dopo le sconfitte con Aston Villa ed Everton nel 1905 e 1906 e la finale tra Sheffield Wednesday e Everton (2-1) nel 1907, il Newcastle di trovò a dover soccombere addirittura contro una squadra di una divisione inferiore: il Wolverhampton, allora in Second Division, secondo team a riuscire nell’impresa dopo il Notts County nel 1894. Il risultato finale fu netto: 3-1. Dopo la prima vittoria del Manchester United, nei due anni successivi il Newcastle ritornò in finale, pareggiando sempre il primo match. Ma se nel 1911 ad imporsi al replay fu il Bradford, l’anno prima era finalmente riuscito a portare a casa la coppa. Ma non vinse a Londra, bensì al Goodison Park di Liverpool, sconfiggendo il Barnsley per 1-0. La maledizione del Crystal Palace non fu quindi mai sfatata!
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venerdì 4 dicembre 2009
Raduno "British Football" Roma 21/11/2009
di Vincent Felici, da http://britishfootball.altervista.org/
Il 21/11/2009 si è svolto presso il “Druids Rock Pub” di Roma l’abituale raduno prenatalizio di appassionati di calcio britannico. Sotto il profilo numerico si è registrato un lieve calo dei partecipanti, ma i presenti hanno più che adeguatamente sopperito alle assenze.. Stuzzicanti novità rappresentate da “Jimmy Floyd” con fedele Amico al seguito, il fratello inglese di Gigi Marzullo ed i cugini di Adebayor ci hanno permesso di trascorrere le ore pomeridiane in un clima di frizzante allegria. Stavolta i primi arrivi sono del padrone di casa “Romax” e del giovane “Orlando” furioso, direttamente dall’ “Alatri Mancuniana”. A ruota la titolata “Colonia Pescarese”, colpevolmente orfana del “Negramaro Toonarmy”, ma coi serafici “Ilà”, “Gerrard” e “Antshearer” già in ben poco augurante clima etilico… Da consueto copione rispondo col nutrito “zoccolo dorico”, costituito dal sottoscritto, “Pollo80” e relativa fidanzata Mascia. Coppia scoppiettante quest’ultima.. Formata dal maschietto, simpatizzante dell’Arsenal e dalla femminuccia, totalmente atea in tema calcistico ( ad esclusione di una deprecabile simpatia per Totti e compagni… ! ), ma decisa a sferrare colpi inesorabili nel vorticoso shopping romano…: dura coesistenza, inevitabili schermaglie..!
Il 21/11/2009 si è svolto presso il “Druids Rock Pub” di Roma l’abituale raduno prenatalizio di appassionati di calcio britannico. Sotto il profilo numerico si è registrato un lieve calo dei partecipanti, ma i presenti hanno più che adeguatamente sopperito alle assenze.. Stuzzicanti novità rappresentate da “Jimmy Floyd” con fedele Amico al seguito, il fratello inglese di Gigi Marzullo ed i cugini di Adebayor ci hanno permesso di trascorrere le ore pomeridiane in un clima di frizzante allegria. Stavolta i primi arrivi sono del padrone di casa “Romax” e del giovane “Orlando” furioso, direttamente dall’ “Alatri Mancuniana”. A ruota la titolata “Colonia Pescarese”, colpevolmente orfana del “Negramaro Toonarmy”, ma coi serafici “Ilà”, “Gerrard” e “Antshearer” già in ben poco augurante clima etilico… Da consueto copione rispondo col nutrito “zoccolo dorico”, costituito dal sottoscritto, “Pollo80” e relativa fidanzata Mascia. Coppia scoppiettante quest’ultima.. Formata dal maschietto, simpatizzante dell’Arsenal e dalla femminuccia, totalmente atea in tema calcistico ( ad esclusione di una deprecabile simpatia per Totti e compagni… ! ), ma decisa a sferrare colpi inesorabili nel vorticoso shopping romano…: dura coesistenza, inevitabili schermaglie..!
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giovedì 3 dicembre 2009
The FA Cup "Giant Killers" history - part 13
di Giuseppe Maiorana
Fa Cup 2008. L’edizione 2007/2008 della Fa Cup è particolarmente fortunata dal nostro punto di vista considerato il fatto che per giocarsi le semifinali a Wembley approdarono ben tre compagini di Championship, la nostra serie B (West Bromwich Albion, Cardiff e Barnsley), mentre al sesto turno riuscì a qualificarsi anche una squadra di League One, il Bristol Rovers.
Anche se i suoi sogni di gloria si spezzarono in semifinale ad opera del Cardiff e furono dunque i gallesi di Ninian Park a fare più strada nella competizione la copertina va di diritto al Barnsley, capace di eliminare in due match successivi prima il Liverpool addirittura ad Anfield e poi il Chelsea. L’avventura proprio del Barnsley, che concluderà la stagione 2007-2008 al 18° posto in Championship partì al terzo turno in cui il sorteggio le pose di fronte il Blackpool, undici che chiuderà il campionato di Championship in 19° posizione: ad Oakwell gli ospiti si portarono in vantaggio al 32’ con Fox, ma i padroni di casa furono in grado di rimontare con le reti di Foster al 78’ e Coulson all’81’ e di guadagnarsi così l’accesso al turno successivo. Proprio al quarto turno il Barnsley fu piuttosto fortunato nel sorteggio visto che venne chiamato a far visita al Southend United (6° in League One, la nostra serie C1, al termine della stagione) e bastò un gol di Campbell-Ryce al 22’ per superare l’ostacolo e regalarsi il sogno di disputare il match valido per gli ottavi di finale nel mitico stadio di Anfield contro il Liverpool di Rafa Benitez. Il pronostico sembrava chiuso per il Barnsley e a confermare il parere degli addetti ai lavori arrivò il gol dell’olandese Kuyt al 32’ che permise ai Reds di chiudere in vantaggio la prima frazione.
Fa Cup 2008. L’edizione 2007/2008 della Fa Cup è particolarmente fortunata dal nostro punto di vista considerato il fatto che per giocarsi le semifinali a Wembley approdarono ben tre compagini di Championship, la nostra serie B (West Bromwich Albion, Cardiff e Barnsley), mentre al sesto turno riuscì a qualificarsi anche una squadra di League One, il Bristol Rovers.
Anche se i suoi sogni di gloria si spezzarono in semifinale ad opera del Cardiff e furono dunque i gallesi di Ninian Park a fare più strada nella competizione la copertina va di diritto al Barnsley, capace di eliminare in due match successivi prima il Liverpool addirittura ad Anfield e poi il Chelsea. L’avventura proprio del Barnsley, che concluderà la stagione 2007-2008 al 18° posto in Championship partì al terzo turno in cui il sorteggio le pose di fronte il Blackpool, undici che chiuderà il campionato di Championship in 19° posizione: ad Oakwell gli ospiti si portarono in vantaggio al 32’ con Fox, ma i padroni di casa furono in grado di rimontare con le reti di Foster al 78’ e Coulson all’81’ e di guadagnarsi così l’accesso al turno successivo. Proprio al quarto turno il Barnsley fu piuttosto fortunato nel sorteggio visto che venne chiamato a far visita al Southend United (6° in League One, la nostra serie C1, al termine della stagione) e bastò un gol di Campbell-Ryce al 22’ per superare l’ostacolo e regalarsi il sogno di disputare il match valido per gli ottavi di finale nel mitico stadio di Anfield contro il Liverpool di Rafa Benitez. Il pronostico sembrava chiuso per il Barnsley e a confermare il parere degli addetti ai lavori arrivò il gol dell’olandese Kuyt al 32’ che permise ai Reds di chiudere in vantaggio la prima frazione.
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Giuseppe Maiorana
mercoledì 2 dicembre 2009
"Roy Keane - l'autobiografia" di Keane & Dunphy
Titolo: ROY KEANE - AUTOBIOGRAFIA
ISBN: 9788886753586
Pagine: 236
Dimensioni: 15 X 21
ISBN: 9788886753586
Pagine: 236
Dimensioni: 15 X 21
Anno di pubblicazione: 2003 
La determinazione, la passione e l'onestà di Keane lo hanno portato a scontrarsi in più occasioni coi colleghi e persino con i manager. Ma è proprio questo suo temperamento che lo ha reso un fuoriclasse eccezionale.Dall'infanzia di Cork alle vette più alte della Premiership, della Champions League e della Coppa del Mondo, questa è l'autobiografia di un giocatorefiero e irriducibile.Rifiutato da tutti i più grandi club cui cerca di avvicinarsi, finalmente arriva la grande occasione con il Notthingham Forest di Brian Clough. E' l'inizio di una carriera strabiliante.
Da Capitano del più grande club di calcio del mondo, Keane è stata la vera forza trascinante del Manchester United nella sua sensazionalescalata al successo che ha incluso il double, il Treble e il Wourld Club Championship. In una squadra di fuori classe, l'influenza di Keane non può essere ignorata! Se mettessi Roy Keane come rappresentante del Manchester United inuno scontro uno a uno, vinceremmo il derby, la premiership, una gara di barche e qualsiasi altra competizione. Possiede qualcosa di incredibile.
Sir Alex Ferguson

La determinazione, la passione e l'onestà di Keane lo hanno portato a scontrarsi in più occasioni coi colleghi e persino con i manager. Ma è proprio questo suo temperamento che lo ha reso un fuoriclasse eccezionale.Dall'infanzia di Cork alle vette più alte della Premiership, della Champions League e della Coppa del Mondo, questa è l'autobiografia di un giocatorefiero e irriducibile.Rifiutato da tutti i più grandi club cui cerca di avvicinarsi, finalmente arriva la grande occasione con il Notthingham Forest di Brian Clough. E' l'inizio di una carriera strabiliante.
Da Capitano del più grande club di calcio del mondo, Keane è stata la vera forza trascinante del Manchester United nella sua sensazionalescalata al successo che ha incluso il double, il Treble e il Wourld Club Championship. In una squadra di fuori classe, l'influenza di Keane non può essere ignorata! Se mettessi Roy Keane come rappresentante del Manchester United inuno scontro uno a uno, vinceremmo il derby, la premiership, una gara di barche e qualsiasi altra competizione. Possiede qualcosa di incredibile.
Sir Alex Ferguson
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martedì 1 dicembre 2009
McDonald, Little Big Mac

Mc-chi? Da noi spesso si “scopre” un talento quando segna a una squadra italiana, e pazienza se lo fa in Champions League ed è già nazionale. È successo anche all’australiano del Celtic, che nel torneo ha bollato al debutto, contro lo Shakhtar Donetsk, e firmato all’ultimo minuto, prima del Dida (horror) show, il 2-1 sul Milan all’Hampden Park. Un tap-in, susseguente alla respinta del portiere su tiro di Gary Caldwell, diventato all’istante «il mio gol più importante».Figlio di scozzesi trapiantati a Melbourne, Scott Douglas McDonald è nato lì, il 21 agosto 1983. Comincia a giocare nei Gippsland Falcons, squadretta della “vicina” (per gli standard locali: 149 km) Morwell, nel cuore della Latrobe Valley, il centro energetico dello Stato di Victoria, estremo sud-est australiano. Nella prima squadra del club fondato nel 1963 da emigrati italiani, in passato noto anche come come Morwell Falcons e Eastern Pride, debutta 14enne. Manco a dirlo, è il più giovane esordiente nella storia della società.Tramite un contatto di papà John, Willie McStay, tecnico delle giovanili, c’è un abboccamento col Celtic, ma al «niente di concreto» dei biancoverdi, nel 2001, il rotondetto (176 cm x 82 kg) bomberino preferisce «l’ottimo contratto, per un 18 enne, e l’opportunità di crescere come “trainee” nel Southampton, vivaio di grande tradizione».
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