giovedì 24 settembre 2009

Il mio Arsenal.

Non e' facile trovare il punto di partenza, cosi da dove parto non e' detto che sia obbligatoriamente il punto di partenza giusto. Ma probabilmente e’ tutto un’insieme di fattori che mi ha portato a diventare tifoso dell’Arsenal alcuni decenni fa. Diciamo che ricordo bene quando verso i 10 anni inizia a interessarmi seriamente di calcio ed allora non c'erano Sky o simili. Un solo canale in bianco e nero, una radio che raccontava le partite e vedere anche i gol della sola Serie A era un'impresa. Eppure pero’ un miraggio lontano, una specie di Paradiso dei desideri, ed era il campionato inglese. Sentivi del Milan o dell'Inter (al tempo le squadre italiane piu' forti) andare a giocare a Wembley o a Glasgow e tu viaggiavi con la fantasia. Nessuna partita di calcio ti dava piu’ sensazioni e sogni di un incontro del campionato inglese. Allora si chiamava Prima Divisione, e i giocatori li conoscevi di nome piu’ che per averli visti in Tv. Sentivi alla radio il boato degli spettatori, ne carpivi l'atmosfera e gia' i tuoi padri, i tuoi amici piu' grandi o i tuoi parenti maggiori, ti raccontavano delle sfide mitiche del passato, dell'imbattibilita' della nazionale inglese, del fair play delle sfide con il Brasile, del Manchester United dei grandi Campioni, e che il Genoa era una squadra creata da marinai inglesi, che la Juventus giocava con le stesse maglie di un'altra squadra inglese che gli aveva regalato le magliette e poi pensavi ai Beatles, alla minigonna, alla cultura inglese, ai suoi grandi romanzieri, ai grandi libri sulle storie del calcio e innamorartene era impossibile. Chiunque io conosca ha una squadra perlomeno "simpatia" in Inghilterra, cosa molto rara per la Spagna, ad esempio. E le squadre a cui ti innamoravi a quell'eta' erano di tutti i tipi, non necessariamente legate ai successi. Anzi, spesso se in Italia tifavi Inter o Juventus, allora la tua simpatia andava ai forti in quel momento in Inghilterra, ma se tifavi Cagliari o Ascoli, e' probabile che sceglievi il Tottenham o il Sunderland. Ad ogni modo ricordo chiaramente come tra ragazzini ci si scontrava nel campetto scalcinato di periferia e facevamo finta di essere un giocatore dell'Aston Villa o del Leeds, oppure del Celtic o del Liverpool. Erano le vincenti del periodo e solo dopo anni ed anni ho notato questa cosa che al tempo pareva normale. Non avevamo la Tv multicanale, non potevamo scegliere. C'era solo la RAI, la quale, pero', almeno la finale di FA Cup c'e' la faceva vedere in diretta. Ed erano immagini sgranate, lontane e forse per questo affascinanti. Poi ci penso’ Capodistria, poi Tele Montecarlo e poi arrivo' Sky..ma questa e' un'altra storia che conoscete bene. Ad ogni modo la sera del 9 Aprile del 1980 la Juventus ando’ a giocarsi la Coppa delle Coppe a Highbury. Io in Italia tifavo Cagliari e la Juventus era l’odiata obbligata. Alcuni anni prima ci rubo’ alcuni scudetti e quello vinto fu in mezzo a tentativi di furto che dovemmo assumere la Cia e l’Fbi e fare un Patto con il Diavolo, la Camorra e la Mafia, per evitare che accadesse anche nel 1969-70. Ovviamente scherzo, non facemmo nessun patto, ma di certo ci provarono anche quell’anno. In Europa la Juve faceva letteralmente collezione di brutte figure, e per chi juventino non era, quella era la dimostrazione che in Europa le partite non riuscivano a comprarle. Comunque io quella sera ero molto giovane e mi sedetti davanti alla Tv speranzoso di un’altra brutta figura. Le squadre inglesi dominavano in Europa, ma questo Arsenal non era nulla di speciale, ben lontano dal Liverpool, dall’Aston Villa o dal Nottingham Forest. Comunque una partita di calcio inglese non si perdeva in Tv per nulla al Mondo. Purtroppo Bettega porto’ avanti la Juventus in una partita di cui non ricordo quasi nulla e l’Arsenal pareggio’ alla fine. Per 14 giorni mi dovetti sorbire i giornalisti esaltati per l’impresa Juventina e per l’oramai raggiunta finale che non poteva di certo mancare stavolta. La presi male e odiai l’Arsenal per avermi tradito come squadra inglese, e per aver permesso tutto questo. Non sopportavo i tifosi juventini e meno ancora la stampa che era chiaramente schierata con la squadra italiana perche’ tale, ma in particolare sembravano tutti juventini tanta era l’euforia. Almeno io ricordo cosi. Il 23 Aprile doveva essere solo una formalita’ il ritorno al Comunale di Torino ed io mi misi dinanzi alla Tv sfiduciato e deluso. Rassegnato e triste. Ricordo bene quella partita. Fu una noia mortale. La Juve amministrava il vantaggio e l’Arsenal non aveva nessuna qualita’ per impensierire i torinesi. Cosi piano piano si arrivava alla fine e il commentatore di quella partita tesseva elogi, parlava della sede della finale, del concreto rischio che la Juve avrebbe vinto finalmente il suo primo torneo europeo. Poi pero’, come nelle piu’ belle favole che mi raccontava fino a pochi anni prima mia mamma prima di addormentarmi, l’Arsenal fece una sostituzione. Entro’ un giovanissimo giocatore inglese, Vaessen , Paul all’anagrafe. Mancavano 15 minuti alla fine e la noia era terribile, superiore alla mia rabbia per quella finale che non volevo vedere. Due minuti alla fine un lancio quasi innocuo viene raccolto proprio da Vaessen, e come appunto nelle favole, supera di slancio Scirea e infila la porta juventina tra il silenzio della folla e quello del cronista. Credo del “silenzio”, perche’ a casa mia scoppio’ il finimondo. Saltai sulla sedia e gridai come un pazzo. Non feci cosi neppure il giorno dello scudetto del Cagliari, allora ero troppo piccolo per queste “immature reazioni”. Non riuscivo a trattenermi e il giorno dopo fu la “mia rivincita” con tutti i tifosi juventini che per due settimane mi avevano fatto due palle enormi. Ovviamente mi obiettavano “ma che ti frega dell’Arsenal, in fin dei conti non e’ neppure una squadra italiana..”, ed io ribattevo con una scusa inventa sui due piedi “Ma io sono stato sempre stato tifoso dell’Arsenal”. Lo ripetevo cosi tanto che piano piano iniziavo a crederci io pure. Cosi il lunedi’ seguente guardavo sulla Gazzetta il risultato per vantarmi con gli amici della vittoria (Poche volte) dell’Arsenal in campionato. Naturalmente non mi persi neppure la finale della Coppa delle Coppe di quell’anno, il Valencia vinse ai rigori dandomi la prima delusione e facendomi fare “la prima esperienza “ di quel tipo di finali perse dall’Arsenal. Dopo anni e anni con questa curiosita’ , nel 1984 andai per la prima volta a vedere una partita di calcio inglese in Inghilterra, fu un quarto di Coppa Uefa tra il Tottenham e il Bayern Monaco. Erano due squadroni, con nomi che hanno fatto la storia del calcio Mondiale e per gli anni seguenti ho guardato sempre con indubbia simpatia anche gli Spurs. Ma questa diatriba interna al mio cuore si e’ dissolta decisamente nel 1989. La vittoria negli ultimi secondi a Liverpool, il titolo dopo 18 anni di assistenza. Una vittoria talmente incredibili da avere eco in mezzo Mondo, di fine in piu’ di un libro, dentro alcuni film. Una vittoria che lessi sui giornali ma che non vidi per anni. Ma l’amore totale doveva ancora arrivare. Seguivo i risultati ma la distanza con l’Inghilterra non mi permetteva di andare oltre “leggere i risultati sui giornali”. Ma c’e’ un giorno preciso in cui e da cui parte tutto quello che sono oggi. Esattamente nel 1994, ancora una volta Coppa delle Coppe, ancora una volta l’Arsenal ha davanti una squadra italiana ed ancora una volta l’Arsenal vince. Prima elimina il Torino ai quarti e poi la finale e’ con il Parma. Dal rientro dalla squalifica delle squadre inglesi in Europa, questa dell’Arsenal e’ una delle prime squadre a riprendere una Coppa Europea ed e’ la mia squadra del cuore a farlo ed e’ anche un nome abbastanza nuovo per l’elite del calcio inglese stesso. Da li a poco l’Arsenal viene preso da Arsene Wenger e viene presentato un progetto rivoluzionario nel Mondo del calcio. Una squadra che presenta un progetto di 15 anni per diventare la squadra piu’ potente, ricca e forte del Mondo, ed intende farlo solo ed esclusivamente con la creazione dei soldi e dei giocatori in casa. Con un progetto di fedelta’ unico nel suo genere. Io penso di aderire subito ma nei primi anni ’90 non era facile come oggi aderire telematicamente a un progetto simile. Cosi passano ancora alcuni anni, un libro di Nick Hornby che divoro 5-6 volte in un solo anno e , nel 1999, mi trasferisco a Londra. Cerco casa, metto su un’azienda privata e non mi dimentico assolutamente di iscrivermi come “membro” della squadra. Divento “Red Member” nel finire del 1999 e questo e’ il mio ottavo anno di tessera. La strada per l’abbonamento e’ ancora lunga (Lo scorso Agosto ero al N.13.453 della lista d’attesa), ma intanto ho raggiunto una posizione ideale che mi permette di avere due biglietti a partita quando questi vengono messi in vendita per il livello “red”. Nel 2000 entro per la prima volta a Highbury ed e’ una partita di Carling Cup contro l’Ipswich, tra parentesi perdiamo all’ultimo minuto (1-2). Da allora ne ho viste tante, dal Sunderland, al Watford, al Wigan il giorno di Santo Stefano, al Chelsea, etc etc…Ed ho visto tre trasferte, a Fulham, a West Ham e a Chelsea. Poi ho visto l’inaugurazione del nuovo Emirates Stadium, contro l’Ajax l’estate del 2006. Sono stato invitato tre volte al primo allenamento annuale della squadra e pago 50 sterline all’anno per questo mio sostegno. Mi compro la maglietta annualmente, e mi sono dimenticato l’ultima volta che ho perso una partita dell’Arsenal in TV. Non passa giorno che non apro il sito ufficiale per vedere se e’ accaduto qualcosa e posso definirmi senza timori “un fanatico totale”. Ok, non sono un violento, e non spaccherei la faccia a nessuno per una partita di calcio, anche se a Mourinho sarei tentato di farlo. Ho una vita normale, una famiglia, un’attivita’, ma l’Arsenal e’ una passione talmente grande che non riesco neppure a descrivere. Ho scritto molto in questa storia del primo periodo ed ho tagliato velocemente sugli ultimi anni, perche’ questo era l’intento quando ho aperto word sul computer, perche’ se dovessi soffermarmi sugli ultimi dieci anni da tifoso rischierei di scrivere un libro piu’ che un articolo di veloce lettura. Ho tralasciato il legame con il rock, con il cinema , la letteratura, e il legame con la citta’ che più amo al Mondo: Londra. Magari un giorno ci torno sopra, magari potrei scrivere alcune piacevoli storie al riguardo, ma adesso, per scrivere questo pezzo, sono alcune ore che non controllo il sito della squadra e non riesco a vivere se non lo faccio nei prossimi minuti, per cui vi ringrazio per l’attenzione e vedro’ di rifarmi sentire al piu’ presto, se la cosa non vi disturba.
di Massimo Usai, da UKFP n° 21 - dicembre 2007
la foto è di Massimo Usai, http://englandwordcup.blogspot.com/

2 commenti:

Vittorio ha detto...

Un pezzo molto bello e commovente.
Anch'io sono un tifoso dell'Arsenal, e anch'io – interista e anti-juventino: anzi, in quegli anni molto più anti-juventino che interista, visto il brutto periodo che stava attraversando la mia squadra, nonostante lo scudetto dell'anno prima – ricordo con gioia il gol di Vaessen (che era sudafricano, anche se naturalizzato inglese!) su cross dalla tre quarti di Rix, come uno dei grandi momenti della mia adolescenza calcistica. Una Coppa delle Coppe che aveva avuto inizio il maggio precedente, con la straordinaria vittoria sul ManU in finale di FA Cup, una delle più belle che io abbia mai visto, in vantaggio due a zero, ripresi dal Mu con due gol negli ultimi cinque minuti, e poi definitivamente in gol nel recupero per il 3-2 finale.
Grazie per il pezzo, e buon Arsenal!

Anonimo ha detto...

Poveracci .... certo, a qualcosa dovevate aggrapparvi ....

Tutti stronzi, sfigati, invidiosi e patetici gli anti juventini!