mercoledì 28 dicembre 2011

Come on Fulham, ovvero innamorarsi a 43 anni.

A 13 anni sono andato a vedere la mia prima partita di calcio in uno stadio vero, in Italia, avevo il cuore in gola quando i giocatori della mia squadra del cuore entrarono in campo. A distanza di trent’anni non avrei mai pensato di provare la stessa emozione, forse anche piu’ forte, in un altro Paese. Complice il Fulham: maglia bianca e pantaloncini neri, perennemente in lotta nel fondo della classifica di Premiership, squadra capace di perdere banalmente ma anche di lottare strenuamente fino ai minuti di recupero e di fare clamorosi sgambetti alle grandi: la stagione scorsa tocco’ al Chelsea, quest’anno e’ toccato all’Arsenal. Ma soprattutto societa’ che si coinvolge nella vita di quello che in Italia chiameremmo quartiere e a Londra chiamano Borough. Organizzano feste per le famiglie, tornei e corsi di calcio giovanile e amatoriale, promuovono anche altri sport dal cricket al canottaggio.Yes. Tre anni fa mi trasferii a Londra, a Putney per l’esattezza. Piu’ di recente mi sono stabilito a Fulham, in una schiera vittoriana a due passi dal Craven Cottage, un pezzo di storia del football britannico. All’inizio ho annusato il club a distanza. Letteralmente annusato per il profumo di salsicce, fish & chips, birra e cottage pie che arriva fino a casa ad annunciare l’avvicinarsi del calcio di inizio. Poi, nelle giornate ventose, ho scoperto che gli inglesi non urlano “gol” quando segna la loro squadra ma un liberatorio “yeah” il cui eco entra nel mio studio a distogliermi dal lavoro al computer. L’attrazione si e’ fatta irresistibile.Il Cottage. La prima volta sono andato nella scorsa stagione nella Riverside Stand, con terrazza sul Tamigi, contro l’Arsenal, sconfitta secca e un grande Henry. Poi e’ stato Fulham-Charlton. E, all’avvio della stagione successiva, Sheffield United e il derby col Chelsea. Adesso sono un ospite fisso della John Haynes stand, la tribuna opposta a quella sul fiume che mi piace molto di piu’ perche’, oltre al sapore di antico dei sedili in legno e della struttura che sembra il tetto di un’antica stazione ferroviaria rappresenta il cuore del tifo, insieme alla Hammersmith end.La magia. Non vorrei annoiarvi con le cose che gia’ altri amici brillantemente raccontano su questa bella fanzine. Ma come non notare la diversa atmosfera di una partita di calcio inglese? Innanzi tutto si e’ praticamente in campo, senza rete, senza pista di atletica, con giocatori che spesso amano dialogare col pubblico sorridendo e andando a stringere la mano agli spettatori in prima fila. Prima della gara gli altoparlanti fanno gli auguri di compleanno ai tifosi su segnalazione degli amici, i ragazzini delle giovanili fanno festa intorno alla mascotte Billy the Badger, la maschera del tasso dai colori bianconeri. Sabato 21 aprile nella gara decisiva contro i Blackburn Rovers i Cottagers sono entrati in campo tenendo per mano i ragazzini con la sindrome di down di un gruppo sportivo che promuove lo sport fra i bambini disabili. Dietro la Putney End c’e’ Bishops park dove, prima della partita, gli allenatori delle giovanili del Fulham montano porte smontabili per intrattere con giochi e mini-sfide i giovanissimi dello Sports Community Trust. Quando i Whites, poco prima del kick-off, si sono stretti in cerchio abbracciandosi gli uni sugli altri come giocatori di rugby i tifosi sono esplosi in un coro ancora piu’ intenso: “When the Whites go playing in, when the Whites go playing in; Lord, how I want to be at the Cottage, when the Whites go playing in”Il tifo. Gia’, perche’ il divieto di portare allo stadio fumogeni, tamburi e perfino aste di bandiere non significa che il tifo sia tiepido. Tutt’altro. I cori sono incessanti ma quel che piu’ colpisce, rispetto all’Italia e che il tifo cresce proprio nei momenti difficili, dopo aver incassato un gol ancor di piu’ che dopo averlo fatto. Non ci sono i capi degli ultra’ ma il canto puo’ partire spontaneamente da 4 o 5 zone calde degli spalti per coinvolgere gli altri. Alla partita si va con indosso i colori della squadra, in genere la maglietta talvolta col nome del giocatore del cuore (Mc Bride, Bullard, Rosenior, l’italiano Montella) altre volte col proprio nome.La grinta. I giocatori rispondono con una grande grinta. Ho visto lo stopper Pearce restare in campo dopo un serio infortunio alla caviglia (il coach aveva gia’ utilizzato le tre sostituzioni) e segnare nei minuti di recupero il gol del pareggio col Portsmouth per poi crollare definitivamente a terra. Il Fulham puo’ stare anche sotto di due reti ma non smette mai di combattere e questo vale per tutte le altre squadre che io ho visto giocare.E la violenza? Intanto l’estrema efficienza delle riprese a circuito chiuso si sposa con la legge che permette l’arresto non solo in flagranza di reato, ma anche dopo le settimane necessarie allo sbobinamento delle prove tv. Ma altre due sono le chiavi del successo della serenita’ allo stadio. Primo la sicurezza gestita dalle stesse societa’ con proprio personale che effettivamente non stacca gli occhi dal pubblico. E’ gente che non sta li’ a godersi lo spettacolo. Se uno azzarda una invasione di campo – rarissimo - viene consegnato a un poliziotto e quindi arrestato. Se uno tira in campo anche solo un foglio di giornale viene portato fuori dallo stadio e rischia l’arresto. Ma il secondo, decisivo punto, e’ quello della prevenzione con la pacifica conquista degli stadi da parte delle famiglie. Interi pullman pieni di scolaresche o gruppi sportivi giovanili vengono scaricati allo stadio mentre i biglietti per una famiglia di 4 persone costano meno che per 2 adulti da soli. Attenzione e tatto vengono dedicati agli spettatori disabili in ogni parte del campo. Neanche una bottiglia con tappo puo’ entrare nello stadio dove il tasso alcolico si alza col passare dei minuti ma il tutto resta sotto controllo. I pub nei dintorni si dividono fra quelli a uso e consumo dei tifosi locali (con tanto di controllo di tessera) e quelli riservati agli ospiti per, diciamo cosi’, non indurre in tentazione. Le partite “calde” non si giocano di notte o alle 15 ma alle 12.45 in modo da facilitare il lavoro delle forze dell’ordine. I posti sono tutti numerati e i sedili hanno lo schienale in modo da rendere difficile spostarsi da una fila all’altra di una gradinata.In famiglia? Mio figlio Francesco gioca nel “Community Trust” del Fulham ma tifa Chelsea, come tutti i maschietti ammira i vincenti, forse dopo gli “anta” apprezzera’ di piu’ chi soffre! Comunque sono riuscito a strappargli il tifo per il Fulham (“quando non gioca contro i blu”), mia figlia Chiara tifa Fulham in quanto local team ma la vedo poco interessata al momento. Il fatto e’ che i bambini di oggi hanno la playstation e novanta minuti piu’ il pre-partita piu’ l’intervallo sono un tempo ancora lungo rispetto alla loro attenzione, pur esecitando l’hot dog gigante tipico del Cottage (lo fanno con una intera baguette) un suo forte richiamo. La piu’ grande conquista l’ho fatta con mia moglie Nicoletta, mai venuta allo stadio in Italia, qui mi accompagna e si diverte, coronando un mio sogno che ormai pensavo non si sarebbe mai piu’ realizzato.Fingers crossed, Lawrie. Infine una notazione che interessa tutti gli amanti del calcio britannico. Proprio in aprile il coach del Fulham Chris Coleman detto Cookie che non vinceva da gennaio ha perso il posto e in panchina e’ subentrato il gigante Lawrie Sanchez, CT dell’Irlanda del Nord che ha impressionato anche contro grandi come Spagna e Inghilterra. Nel finale di campionato, col Fulham ancora in pericolo e un calendario sulla carta proibitivo, noi cottagers confidiamo che Sanchez ripeti il suo exploit da giocatore quando segno’ il gol che regalo’ al Wimbledon la FA cup contro il blasonatissimo Liverpool.
di Gianluca Zucchelli,
giornalista e consulente marketing, dopo 20 anni di giornalismo in Italia col gruppo l’Espresso mi sono trasferito a Londra dove sono direttore associato dell’Italian Film Festival UK, consulente marketing nel campo dell’editoria e dei media, lavoro come freelance per Grazia, Men’s Health, La Repubblica, Il Foglio.
già pubblicato su UKFP n° 19

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