martedì 30 dicembre 2008

Perche' amo gli inglesi.

Perché giocano sempre. Anche il giorno di Santo Stefano. Soprattutto «quel» giorno. Si vive di piccole cose, di modesti riti, di ordinarie liturgie. La vigilia e il Natale, li passo sempre a Bologna, dalla mamma. La mattina del 26 mi rimetto in macchina e rientro a Milano. Parcheggio la moglie a casa e mi fiondo in redazione. Dopodiché, all’ora del rancio, accendo le televisioni («le», modestamente: ne ho due) e, lavoricchiando, faccio venire sera. Non prima di aver telefonato a Gianni Grazioli, segretario dell’Associazione Italiana Calciatori e avergli augurato buon anno. A dire la verità, gli auguri sono una scusa. L’obiettivo è un altro: ricordargli che mentre i nostri baldi eroi oziano o ruttano, in Inghilterra si gioca. Beati loro. Sia chiaro: loro, gli inglesi. Gianni accetta bonariamente lo sfottò e mi rammenta che, per la cronaca, si ozia e si rutta anche in Germania (per un mese abbondante, addirittura), in Francia e in Spagna. A quel punto rincaro la dose: «Salutami l’avvocato (Sergio Campana, presidente dell’Aic dal 3 luglio 1968: da quando, cioè, il sindacato venne al mondo) e digli che così non si può andare avanti». Il solito teatrino di ogni Santo Stefano. Però che noia, senza gli inglesi. Che sonnolenza. Immagino il disorientamento di José Mourinho: dal Chelsea all’Inter, dal calendario-foresta al calendario-deserto. Mi dicono che era così stufo e così confuso fra i divani domestici che ha parlato bene perfino di Sinisa Mihajlovic. Sia benedetto nei secoli dei secoli il Boxing Day. Dio lo salvi non meno della regina, e lo coccoli, e lo costudisca, e, soprattutto, lo diffonda nelle terre degli infedeli. Non ne posso più di invidiare, vorrei per una volta essere invidiato. Turno ripieno, come il tacchino del Thanksgiving o il cappone di Natale, dal Manchester United all’Arsenal, passando per Chelsea e Liverpool. Avanti tutta. Avanti (quasi) tutti. Come ringhiano a «Zelig»: fatti, non pugnette (absit iniuria). Obiezione: ma tu sei matto, ma tu non riesci a staccare, ma tu eccetera eccetera. Calma, signori miei. Sto parlando di una data precisa, di un giorno non comune che suggella cenoni e alberelli, presepi e letterine (a Gesù bambino, per fortuna). Santo Stefano. Il 26 dicembre. Quando ci si alza da tavola con un cerchio alla testa e un quadrato al posto del sedere, invocando un digestivo. Suggerisco uno stimolante. Per esempio, una pastiglia di Premier. Si scioglie nello schermo e dura fino all’ora dei polpettoni a luce rossa. L’oltranzista estetico potrà sempre consolarsi con le mosse di Cristiano Ronaldo. Il fissato del calcio totale troverà in Frank Lampard e Steven Gerrard panettone per i suoi denti: ammesso che l’abuso festaiolo non li abbia ridotti a macerie di gengive. Yes, they can. Sì, loro possono. E proprio per questo, li adoro. Che ci sia il sole o si geli, scendono in campo e se le danno di santa ragione, in barba a slitte, renne, babbi prenatali o postnatali. Al diavolo tabelle consigliate e ferie concordate. Se ne fottono allegramente di tutto e di tutti, e ogni volta che salta su uno a menarla con la storia che bisognerebbe fare punto e andare a capo, come in continente, il popolo si ribella e vomita insulti. Come Parigi, Londra val bene una messa: quando volete, tranne che a Santo Stefano.
di ROBERTO BECCANTINI, giornalista de «La Stampa», in esclusiva su UKFP.

lunedì 29 dicembre 2008

Le figurine, la passione di grandi e piccini.

In occasione del 26° Festival Internazionale dedicato al cinema ed alla televisione sportiva, svoltosi a Milano presso il Palazzo Affari ai Giureconsulti di piazza Mercanti (vds foto esterno palazzo) dal 31 ottobre al 5 novembre scorsi, i tanti appassionati ed i collezionisti di figurine di calcio e sport vari, hanno avuto l’opportunità di approfondire l’argomento grazie ad una mostra curata dalla Panini di Modena in collaborazione con il giornalista e “figurinologo” Franco Dassisti, (vds foto) che ha messo a disposizione per la manifestazione parte della sua vastissima collezione privata di figurine, non solo dedicata al calcio ed agli sport in genere. Il pubblico accorso in massa all’evento ha potuto apprezzare i pannelli riproducenti tutte le copertine di “Calciatori” della storia a partire dalla primissima, del 1961, con l’effige di Nils Liedholm (vds foto mostra).
La Panini, multinazionale leader nel settore delle figurine adesive e delle trading cards, oltre che nella pubblicazione di comics, fumetti e riviste per ragazzi, ha colto l’opportunità per pubblicizzare ulteriormente l’album ufficiale di figurine dedicato alla UEFA Champions League 2008 2009, (vds foto album) uscito di recente e per presentare, in anteprima, la collezione “Football Real Action cards 08-09”, in edicola dal 5 novembre 2008. (vds foto presentazione) Quest’ultima è una raccolta composta da 150 cards, di cui alcune in speciali set per materiali ed effetti cromatici, raffiguranti i fuoriclasse della serie A del Campionato di Calcio italiano, con informazioni e curiosità relative all’interessato indicate sul retro delle stesse. La collezione, corredata da uno speciale raccoglitore con pagine trasparenti, fornisce un prodotto originale ai tanti tifosi e collezionisti, che potranno cercare i loro beniamini in attesa della nuova collezione Calciatori 2008-09, che sarà lanciata alla fine dell’anno. In occasione della conferenza stampa di presentazione della collezione, il curatore della mostra Franco Dassisti, ci ha offerto una gradevole descrizione dei prodotti esposti, fornendoci informazioni e segreti sulle figurine ed il loro collezionismo. Innanzitutto è bene riferire che la mostra è stata dedicata alle figurine di sport ed in particolare del calcio italiano e straniero, un’importante ma limitata branca del variopinto mondo delle figurine, del quale la Panini ha raccolto tutte le principali testimonianze nel Museo della Figurina con sede a Modena, ove gli appassionati possono approfondire le loro conoscenze su origini, storia e prospettive innovative, tecniche di lavorazione, macchinari di produzione ed aneddoti vari della figurina, prodotto commerciale legato intimamente all’editoria per ragazzi ed al fumetto. Le origini ed il passato delle figurine risultano probabilmente ancora più affascinanti, non solo per i collezionisti ma per tutti i nostalgici appassionati, che non hanno mai ben visto l’avvento delle novità informatiche e tecnologiche in questo campo e che non potranno mai rinunciare all’elemento cartaceo ed al suo retro adesivo. La passione nasce per gioco, solitamente da bambini, e diventa rapidamente collezione che può durare alcuni anni o tutta una vita e spesso la si trasmette ai figli. Se, come il curatore della mostra, si ha la pazienza di conservare album completi ed addirittura pacchetti ancora sigillati, ed inoltre si possiede la fortuna di avere una mamma che non svuota regolarmente gli armadi dei figli, il risultato è una ricca raccolta di documenti “storici” e “nostalgici” dall’immenso valore affettivo culturale ed economico. Infatti, negli anni cresce l’interesse collezionistico da parte di incalliti appassionati, disposti a spendere cifre da capogiro per assicurarsi qualche pezzo mancante, ritrovato nelle fiere specializzate o su internet. Quelli, quasi tutti, che non possiedono neppure una “vecchia” figurina, restano legati ai ricordi dello scambio delle “figu doppie” tra amici, il cui grado di importanza era proporzionato alla rarità del pezzo, e la ripetizione quasi musicale della cantilena “CELO, CELO, MI MANCA …”, dei giochi di specialità e delle cerimonie dell’acquisto, dell’apertura del pacchetto e dell’inserimento nell’album.
Ne consegue che, mentre i collezionisti conservano amabilmente i loro preziosi cimeli, con la speranza di arricchirli sempre più, tutti gli altri trasmettono invece alle nuove generazioni le tradizioni della loro gioventù, magari partecipando attivamente alle operazioni. Questo è quello che avviene in Italia, ma la Panini ha esteso gradualmente i suoi spazi, aprendo filiali in tutto il mondo, producendo collezioni calciatori stagionali in circa 20 nazioni e divenendo partner ufficiale di FIFA e UEFA. In questo contesto di livello internazionale si comprende come la Panini non solo abbia avuto un fulgido passato ma avrà un altrettanto radioso futuro, visto il vasto successo che le viene riconosciuto. Soffermandosi tra i pannelli della mostra, si apprezzano le evoluzioni epocali della figurina, dapprima “colorata” artificialmente, quindi sempre più tecnologica ed aggiornata; infatti è piacevole passare in pochi attimi dalla storica ed introvabile PIZZABALLA, portiere atalantino degli anni ’70, alla più recente ITALIA Campione del Mondo 2006, considerando l’evoluzione a livello mondiale del collezionismo di figurine con gli album dedicati alle principali manifestazioni sportive internazionali. Non deve essere stato semplice per il curatore selezionare gli album e le figurine da esporre, ma sicuramente molto piacevole. Infatti la chiacchierata termina con il buon proponimento di tentare di ripetere quanto prima simili esibizioni anche in altri contesti, magari considerando in particolare un evento, una città, una squadra o un periodo storico e coinvolgendo altri collezionisti di oggetti affini, quali maglie indossate, gagliardetti, libri, francobolli e varie memorabilia. Alla prossima mostra, quindi, ed un quesito: Quando sarà disponibile la figurina di Beckham con la maglia del Milan?
di Ettore Bucciarelli

Quelli che l'Old Firm.

Oggi a Glasgow va in scena il 381esimo episodio della storia infinita tra le due grandi rivali del calcio scozzese: Celtic e Rangers. All'ora di pranzo, per esigenze televisive e di ordine pubblico, gli Hoops proveranno a uscire indenni dalle mura nemiche dall'Ibrox Park, mentre i Light Blues cercheranno di bissare il successo dell'andata e avvicinarsi così in classifica alla formazione guidata dal rosso fumantino Gordon Strachan. Nel mondo del calcio il dibattito su quale sia il derby più sentito, più acceso, potrà andare avanti all'infinito, però è incontestabile che l'Old Firm, come è ribattezzata la stracittadina di Glasgow, racchiuda in sé degli elementi che trascendono la sfida sportiva. Cattolici contro protestanti, Irlanda contro Regno Unito, repubblicani contro monarchici: Celtic contro Rangers è anche questo.Ripercorrendo a ritroso la storia delle due squadre che dalla loro nascita hanno cannibalizzato il football scozzese collezionando un totale di 93 campionati sui 111 disponibili, in realtà si scopre che per qualche decennio l'odio settario che ha poi intossicato i loro confronti diretti era rimasto quasi del tutto ai margini. Nel 1873 un manipolo di canottieri, i fratelli Moses e Peter McNeil, Peter Campbell e William McBeath, tutti di religione protestante, fondò il club i cui colori, blu-bianco e rosso, si ispiravano dichiaratamente alla Union Jack, mentre il nome fu preso in prestito da una compagine rugbistica inglese. I Rangers erano l'espressione del West End cittadino, un mix eterogeneo di esponenti della classe dei lavoratori e della borghesia benestante. Allora la divisione era netta anche a livello geografico, dal momento che nell'East End più povero e più «irlandesizzato» il cuore batteva forte per il Celtic, ovvero la società creata nel 1887 da Fratello Walfrid per finanziare la Poor Children's Dinner Table, la mensa dove trovavano un aiuto e del cibo caldo i poveri di origine irlandese della città. Ora, fatta eccezione per l'elemento religioso, alcune delle «barriere» di una volta si sono un po' sfumate. Una parte del ceto medio-alto ha origini irlandesi o comunque tifa Celtic, mentre a est ci sono roccaforti dei Blues (il quartiere di Bridgeton) e a ovest dei Bhoys (Govan, appena dietro Ibrox Park).Ma torniamo in piena epoca vittoriana, agli albori della storia del football, quando le due compagini parevano andare d'amore e d'accordo e condividere un'agenda comune fatta di professionismo e grandi introiti ai botteghini - non a caso l'appellativo Old Firm, vecchia ditta, venne coniato dai tifosi delle altre squadre scozzesi con più di una punta di accezione dispregiativa. Vinta l'opposizione di realtà quasi amatoriali, come il Queen's Park - tuttora unico club dilettantistico delle divisioni professionistiche scozzesi - a Celts e Gers non rimase che spartirsi a fase alterne Coppa nazionale, campionato e competizioni locali (le mitiche e ormai estinte Charity Cup e Glasgow Cup).Nell'immediato primo dopo guerra l'arrivo a Glasgow dei due armatori dell'Ulster, Edward Harland e Gustav Wolff (quelli del Titanic), contribuì a far esplodere il bubbone del settarismo che ha caratterizzato la rivalità fino ai nostri giorni. In tempi di crisi economica, i due imprenditori nei loro cantieri navali assoldavano solo lavoratori di religione protestante, un principio che estesero dal punto di vista sportivo anche ai Rangers, almeno stando roumors dell'epoca. È un fatto che il duo Harland e Wolff accorse al capezzale dei malmessi Light Blues, rimpinguando le loro esangui casse con un prestito di 90mila sterline e sicuramente rivendicando una certa voce in capitolo in ambito gestionale. È un altro fatto che fino a pochi anni fa i cattolici ad aver vestito la maglia blu arrivavano a stento alla dozzina, e che intanto l'odio tra le due tifoserie aveva superato i livelli di guardia.Più «tolleranti» invece sono sempre stati i bianco-verdi del Celtic, anche se alla fine del diciannovesimo secolo ci furono dirigenti che si batterono per adottare la medesima politica dell'Hibernian di Edimburgo, che all'epoca mandava in campo solo ed esclusivamente giocatori di religione cattolica. Tuttavia uno dei primi portieri del club del Park Head, che di cognome faceva Duff, apparteneva addirittura all'ordine d'Orange (l'organizzazione paramassonica creata nel 1795 per celebrare la vittoria di Guglielmo Terzo di Orange sull'esercito cattolico di Giacomo Secondo nei pressi del fiume Boyne circa un secolo prima). Duff perse il posto in squadra unicamente per demeriti sportivi, dopo aver incassato ben otto gol in un'amichevole giocata con il Dumbarton nel gennaio del 1892. Protestanti erano anche Ronnie Simpson, Tommy Gemmell, Willie Wallace e Bertie Auld, quattro «Lisbon Lions», come furono soprannominati i membri del team che nel 1967 nella capitale portoghese sconfisse l'Inter di Helenio Herrera e riuscì a portare per la prima volta nella storia la Coppa dei Campioni in Gran Bretagna. Protestante era anche Jock Stein, il tecnico di quella fantastica squadra. Uno che tra il 1966 e il 1974 fu capace di vincere nove campionati di fila (record poi eguagliato dai Rangers a cavallo tra anni Ottanta e Novanta) e che pensava che «il calcio senza i tifosi non è niente».In quei gloriosi anni Sessanta - che videro anche i Rangers mettersi in evidenza con buone prestazioni in Europa, poi culminate con la vittoria in Coppa delle Coppe all'inizio del decennio successivo - erano già un elemento acquisito le violenze che troppo spesso facevano da corollario ai confronti tra le due compagini. Botte da orbi tra tifosi sul campo, sugli spalti e fuori dallo stadio erano la norma. Ora vuoi per la globalizzazione del calcio - che ha portato un cattolico, l'italiano Lorenzo Amoruso, a indossare la fascia di capitano dei Rangers - vuoi per le normative anti-hooligans o ancora per l'influenza positiva del processo di pace in Irlanda del Nord, roccaforte di tantissimi tifosi di entrambe le squadre, alcuni spigoli molto appuntiti sembrano essersi in parte smussati, anche se c'è tanta strada da fare per poter raggiungere una situazione di piena normalità.I due club ce la stanno mettendo tutta per far sparire i residui di odio settario che ancora fanno capolino sugli spalti specialmente in occasione dei derby. Ovvero quando cori, bandiere e sciarpe contengono più messaggi politici che incitamenti ai giocatori (i quali, a volte, rispondono per le rime: il portiere polacco Boruc ad esempio indossando una maglietta col volto di Papa Wojtyla). Il dibattito è aperto, l'Old Firm è ancora una fastidiosa propagine dell'odio tra cattolici e protestanti oppure ormai è soprattutto una sfida sportiva? Canzoni come The Fields of Athenry e The Soldiers Song (filo-irlandesi) e Rule Britannia e The Sash (lealiste) sono insulti ad intere comunità oppure parte del retroterra culturale delle due fazioni che per questo andrebbero tollerate?Forse una risposta a questi interrogativi ce la fornisce un episodio occorso nell'immediato dopo partita del derby dello scorso settembre, allorché Neil Lennon, in precedenza giocatore e adesso membro dello staff tecnico del Celtic, venne aggredito da due tifosi dei Rangers, che lo ricoprirono d'insulti a sfondo religioso. L'ex capitano dei Bhoys è un nordirlandese di fede cattolica e già in passato era stato fatto oggetto di pesanti minacce da parte di esaltati di fede protestante. Come dire che certe brutte abitudini sono dure a morire.
di Luca Manes, dal Manifesto del 27/12/2008. http://ukfooty.blogspot.com/

Pubblichiamo l'articolo di Luca Manes, due giorni dopo il derby di Glasgow, la partita di sabato è finita con una vittoria del Celtic in casa dei Rangers! ecco il tabellino:
Rangers: McGregor, Whittaker (Novo 74), Broadfoot, Weir, Papac, Davis, Mendes, Ferguson, Adam (Lafferty 62), Miller, Boyd. Subs Not Used: Alexander, McCulloch, Dailly, Niguez, Fleck.
Booked: Adam.
Celtic: Boruc, Hinkel (Wilson 46), Caldwell, McManus, Naylor, Mizuno (O'Dea 62), Scott Brown, Hartley, Robson, McDonald (Vennegoor of Hesselink 90), Samaras. Subs Not Used: Mark Brown, Loovens, Crosas, Hutchinson.
Booked: Naylor, Caldwell.
Goals: McDonald 58. Att: 50,403 Ref: C Thomson

sabato 27 dicembre 2008

British Tour … a giro fra Regno Unito ed Irlanda …

Premessa
La mia passione inglese? Nata a meta’ anni ’80, con TMC ed uno splendido programma TV con gli highlights dell’allora Division One, con i servizi preceduti da una carta geografica dove comparivano Highbury, Goodison Park, The Dell e The Den (e quanta confusione facevo fra gli ultimi 2 stadi!). Passione legata alla prospettiva di un calcio diverso, di quelle curve piene di tifosi, e di quel mistero che solo parzialmente il Guerin Sportivo ( e poi Match e Shoot) svelavano su quel mondo. Nel mio piccolo era contento che quel mondo mi appartenesse e gli altri che mi stavano accanto potevano solo immaginare quello che gli raccontavo. La maglia del Celtic CR Smith, le squadrette di subbuteo rigorosamente britanniche, ma anche purtroppo l’Heysel e Sheffield, e quella mania per le Attendance, le statistiche sugli spettatori, quel 10.315 oppure 43.318 tanto diversi dai circa 40.000 oppure oltre 20.000 di italica quotidianita’.
Non vorrei pero’ ingannar nessuno, son italiano dentro e fuori, il cuore pulsa per l’AC Prato 1908, e al massimo simpatizzo Inghilterra (“Gareth Southgate, All England is with you!”) quando l’Italia esce dalle competizioni. Questo per raccontarvi delle mie 4 volte nella terra del calcio (“Football Come Home” slogan degli Europei 96) e cercando di farvi vivere emozioni e curiosita’ che ancora mi fanno sorridere…
Agosto 1996
E’ fatta! Rinuncio dopo 22 anni della mia vita al mare, e’ pronto lo sbarco su London Stanstead! Si vola AIR UK da Firenze, per andare son per modo “costretto” a portarmi dietro fratello e rispettivo amico, Stefano e Daniele, comunque rispettosi e partecipanti dei tanti giri londinesi. La colonna sonora di quell’estate e’ “Don’t Look Back in Anger” degli Oasis, che in 2 mega concerti a Knebwoth Park durante la nostra permanenza smuoveranno 250.000 persone (che occasione persa, diventarono e sono ancora i miei preferiti…) Fermata “Russell Square”: diventera’ la tappa quotidiana del nostro girovagare. La metropolitana, comunemente The Tube, e’ nostra alleata nel raggiungere i piu’ disparati posti, sia la libreria culto degli sportivi, SportPages, sia disparati negozietti come Football World, nati prima dell’Europeo. L’aria londinese e’ cosi strana, difficile far provare sensazioni a chi non c’e’ mai stato (a proposito… andateci!) La prima tappa e’ ad Highbury, solerti funzionari ci permettono di dare una sbirciatina dall’entrata della North Bank. Troppo poco, ma so’ che in qualche modo devo vederci una partita! Nei giorni successivi ci attende The Empire Stadium, piu’ comunemente Wembley: usciti dalla metropolitana le 2 torri (ormai solo un ricordo) sono li davanti a noi, in quel viale immenso. Avvicinandosi fantastichiamo su cosa significa aver anche solo visto una partita li’, e pensare anche solo ad una Sampdoria od un Parma che li c’erano stati solo pochi anni prima, con alterne fortune… Lo stadio piu’ famoso? Piu’ romantico? Non so’, fate voi…. Entriamo in uno shop a dir poco brutto, con poca roba in vendita, 2 cartoline, 4 penne e qualche ricordino. Meglio entrare. Il Tour (molti italiani ovviamente..) inizia con la ricostruzione del gol fantasma della finale mondiale 1966. Con spirito di lealta’(!) premo un centinaio di volte il tasto corrispondente al non era entrata, nell’ilarita’ generale. Seppur gia’ abbastanza decadente, il passar sotto le tribune conserva un fascino strano, il fatto poi di entrare sul prato come fanno le squadre, con il famoso Roarrr di Wembley in sottofondo da’ i brividi! Peccato che questo pezzo di storia possa vivere ora solo nei ricordi…. Stamford Bridge e’ il mio esordio, seppur amichevole, per una partita di calcio: c’e’ Chelsea-PSV, ovvero l’esordio di Gianluca Vialli in Inghilterra! Stamford Bridge presenta ancora un’aspetto da lavori in corso, il Chelsea Village nascera’ negli anni a seguire. Prendiamo posto nella East Stand, rimasta praticamente l’unica tribuna inalterata fra il vecchio ed il nuovo. “Fiallllliiiii! Fiallllliiiii!” gridano i tanti giovani presenti, ma il nostro Gianluca non mostra che poco o niente, tutto il contrario di quello che fara’ sia come giocatore che allenatore in questa parte di Londra, tanto chic quanto viva. Ah, dimenticavo… accanto alla East Stand c’e’ un cimitero…
Ci attende il Leyton Orient, con il piccolo Leyton (o Matchroom? Oppure Brisbane Road? ) stadium. Il nostro abbonamento alla metropolitana ci consente di partire dal centro Londra ma lo stadio in questione e’ leggermente fuori zona di competenza, sarebbe dunque dovuto essere integrato da un supplemento. Cosi usciamo, consci e speranzosi del fatto di non trovar nessun controllo. Come non detto! Un’addetto c’intercetta, facciamo finta di non capire (multa di 10 sterline a testa) e dopo qualche minuto ci manda via, non prima di aver capito parole simili a “Voi italiani sempre gli stessi…” Fatta la nostra bella figura ci addentriamo in un quartiere con tante piccole casette tutte uguali, una accanto all’altra, finche’ la figura dei lampioni ci guida. Lo stadio del Leyton e’ un altro piccolo gioiello, 2 tribune coperte e le 2 end scoperte, essenziale. I custodi ci dicono che l’Orient e’ veramente amato dalla comunita’ locale, seppur militante nelle divisioni inferiori. Tutt’altra cosa da Spurs o Gunners, la realta’ di queste piccole squadre e’ legata ad imprenditori locali, e le vagonate di sterline fatti con il merchandise girano lontano da qui.
Il giorno successivo si passa alla ricerca del Loftus Road. Facile da raggiungere, vicino agli studi della BBC (sorta sulle ceneri del White City stadium, usato anche per le Olimpiadi del 1948), si presenta come nascosto dai tanti palazzi, circondato. In bella vista all’entrata troviamo la foto del famoso “gatto nero” portafortuna del QPR. All’interno ci colpisce la presenza dei 4 piloni d’illuminazione: sono infatti fra i seggiolini! All’uscita passaggio obbligato al club shop, che e’ uno dei piu’ forniti. Come tutte le volte poi curiosiamo sui prezzi dei biglietti, notando che i popolari (ovvero le curve) costano piu’ in Regno Unito rispetto all’Italia, ma c’e’ meno divario fra il piu’ alto e il piu’ basso. White Hart Lane: anche la casa degli Spurs presenta lavori d’ampliamento. Lo stadio e’ un gioiello, compatto ed impenetrabile: anche qui entriamo all’altezza di un corner, l’erba del campo e’ cosi verde che sembra finta, ma il “Don’t Keep the Grass!” (scritto poi in tutte le lingue salvo la nostra) ci diffida dal far passi in avanti. Sembra quasi strano essere nell’impianto che tante volte ha visto protagonista Lineker… Craven Cottage: attraversiamo un parco cittadino, costeggiamo il Tamigi, e ops! Eccoci allo stadio del Fulham, e lo troviamo proprio come ce lo immaginavamo. Entriamo dalla parte opposta del Cottage,questo edificio sede del Club situato all’altezza di un angolo. Rapido scrutamento e poi usciamo. Una delle strade che incrocia lo stadio mi e’ poi conosciuta: proprio li abita un tizio conosciuto scambiando cartoline stadio, trovo la casa e provo a suonare… Mister John rimane sbalordito dal ricevere una cosi lontana visita, dopo l’inizio stentato per tale sorpresa mi porta nella Fulham Room: un’ intera stanza di casa sua era totalmente destinata a foto, ritagli di giornale e memorabilia assortite tutte sul Fulham, e passiamo l’intero pomeriggio a sfogliare albums ed a farmi raccontare la sua vita di tifoso a poco piu’ di 100metri dallo stadio della sua vita! Mi convinco quasi poi che il mio inglese parlato stia raggiungendo un livello davvero alto…
Il 17 agosto mi sveglio ansioso di scegliere la destinazione della mia prima partita di campionato in terra inglese: partono infatti tutti i campionati, la partita piu’ appetitosa e’ il derby Arsenal-West Ham. Dubito di avere la chance di entrare, altre partite, anche di Div.1 nella zona londinese sono sicuramente piu’ alla mia portata, non come prezzo ma come possibilita’ di trovare il mitico ticket. Con italico tempismo mi reco ad Highbury, fortuna (?) vuole che un bagarino d’oltremanica m’intercetti, dopo spiegazioni di rito riesco ad a ottenere quello che cercavo: North Bank Lower Stand, modico prezzo di 30 pounds. Attorno e’ tutto un brulicare continuo di tifosi, bancherelle di programmi, souvenirs, e lo stadio che solo poco prima dell’inizio come da abitudine loro si riempie. Scorgo il Fish & Chips reso famoso da una guida del Guerin Sportivo sulle Capitali del Calcio. Quelle tante cose lette, le foto, i racconti, le partite in TV: tutto sta’ diventando realta’! E io ne faccio parte! Il mio posto e’ all’estrema sinistra della North Bank, a meta’. Ricordo poco della partita, la mia attenzione era solamente presa dai 38.056 presenti, dal rumore dei seggiolini che sbattevano ogni volta che i tifosi da destra a sinistra e viceversa si alzavano per seguire le azioni salienti. E da Ian Wright che scaldandosi firmava autografi ai tifosi delle prime file. “Un sogno, uno stadio meraviglioso” continuavo a pensare, e lo penso tuttora…
La vacanza volge al termine, un’amico di penna mi aveva promesso un biglietto per Liverpool-Boro ad Anfield, quella dei 3 goals di Ravanelli… Pensando che non me l’avrebbe mai preso non lo chiamai neppure… Al ritorno in Italia trovai una sua lettera in cui mi diceva che mi aspetto’ fino a 30 minuti dall’inizio della partita, senza neanche conoscermi! Mai errore fu piu’ grave… e ad oggi Liverpool non rientra nel mio palmares…
Gennaio 1997
Si riparte! Sfrutto un biglietto omaggio aereo AIR UK gentilmente ricevuto per il ritardo di 8 ore del viaggio precedente. Mio fratello e Daniele lo utilizzeranno ad agosto per Edinburgh e Glasgow (inclusa amichevole Celtic – Parma in un Celtic Park in fase di ristrutturazione). Stavolta compagni d’avventura sono Davide & Davide, tifosi del Prato nonche’ appassionati d’Inghilterra.
Scegliamo male il periodo, e’ un freddo pazzesco e l’unica gara di Premier League a cui possiamo assistere e’ a Selhurst Park, per Wimbledon-Derby… Gara classica dei Dons, poco spettacolo, 11.467 presenti con larghissima rappresentanza da Derby. Entriamo nella Holmesdale Road Stand, la curva di casa, piano inferiore, dopo che ci facciamo comprare i biglietti da alcuni ragazzi in quanto settore riservato solo ad associati dei Dons. Uno dei 2 David (l’altro rinuncio’…) si accende una sigaretta, ed in pochi secondi e’ localizzato dagli stewards ed invitato a spengerla! E’ vietato fumare! “C’mon Dons” cantano i locali. “Che Palle!” e’ il pensiero nostro. Non vediamo l’ora che finisca… Tralascio di raccontarvi le visite agli stadi gia’ trattati in precedenza.
Si torna a casa anche stavolta, quasi a mani vuote!
Dicembre 1998 – Gennaio 1999
Stavolta con una nuova banda decidiamo di trascorrere il capodanno a Londra, esperienza di rara bellezza, semplice e un po’ pigiata… fra la folla a Trafalgar Square. Partenza da Pisa, come la volta prima s’inizia a volare economici con la Ryan Air. Gia’ settimane prima mi ero procurato 5 biglietti per West Ham-Coventry, unica partita non sold out di fine anno. E’ il 28 dicembre. Tutti insieme a scommettere, poi i miei classici incontri con corrispondenti britannici. E’ la volta di Simon, di Colchester, abbonato al West Ham da una vita. Trovandoci ad ora di pranzo… destinazione Pub! Ma nonostante la calma di Simon la voglia di andare ad Upton Park a ritirare i biglietti e’ tanta, e cosi ci dividiamo. Troviamo l’ufficio accrediti, e li una busta con 5 biglietti da 25 pounds per la West Stand. Siamo davvero fra i primi ad entrare, pero’ ci godiamo lo stadio che piano piano cresce. Settore ospiti pieno, 2-0 per il West Ham nel tripudio delle festivita’ natalizie, e 25.562 paganti. Il giorno dopo mi reco diretto a White Hart Lane: il 2 gennaio c’e’ Spurs-Watford di FA Cup. Fortunatamente trovo il biglietto, bagordi e baldorie a capodanno, e solitario attendo l’esordio in una gara di Coppa d’Inghilterra! A piedi cammino piu’ volte attorno allo stadio, sono nella South Stand, proprio accanto agli ospiti. Stadio ovviamente pieno (saranno 36.022), partita strepitosa, 5-2 per gli Spurs, espulsi, pali, traverse e grandinata! Piu’ di cosi non si puo’ chiedere! E pensare che accanto a me, 5-6 seggiolini di distanza, un’intero settore continuava ad incitare il Watford come nulla fosse, sempre guardando la partita e mai voltandosi verso i rivali… Anche stavolta il tempo passa veloce… come sempre viviamo giornate intense, da veri turisti non solo pallonari. Fra musei, attrazioni e tanto altro… con le lacrimucce agli occhi torniamo nuovamente a casa, abbandonando quell’odore appetitoso di hotdogs cotti per strada … meglio cosi, spaghetti arriviamo!
Agosto – Settembre 1999
Al momento resta il mio ultimo viaggio in terra britannica, sicuramente il piu’ avventuroso. Il solito amico di corrispondenza e scambi cartoline stadio, in occasione della sua 1000a partita vista (si proprio mille!) m’invita a salire a Birmingham. Stretto scambio di corrispondenza (allora niente PC!) e alla fine mi decido a partire solitario! Dopo 15 giorni passati a Rodi, 2 giorni di riposo e nel tripudio familiare (in negativo…) volo nuovamente su Stanstead. Un giorno a Londra a gironzolare, poi il 27 agosto mi trasferisco in treno a Northampton nel pomeriggio, dove Colin mi aspetta (nessuno di noi due aveva le rispettive foto ma ci si trovo’ subito) e in pochi minuti siamo al SixField stadium di Northampton per la sfida fra i locali ed il Lincoln City, fra gli ospiti. 5.104 paganti in uno stadio nuovo, con 4 tribune coperte, terreno perfetto e il cartello che se tifosi ospiti fossero stati scoperti nei settori locali sarebbero stati espulsi dallo stadio!
La gara termina 1-0, ma come sempre resto estasiato piu’ che dalla partita dal guardare le tribune, e pensare, pensare… Successivamente ci trasferiamo a Birmingham, appena fuori citta’. Il mio inglese sembra vacillare all’inizio, forse per l’emozione di trovarmi di fronte ad un inglese vero, poi mi adeguo e con qualche risata riesco tranquillamente a dialogare con tutti! Tutti chi direte? Il giorno dopo Northampton sono nella Press Area dell’Aston Villa, nella vecchia demolita Trinity Road Stand con blocco e penna! Infatti Colin e’ corrispondente per Aston Villa e W.B.A. di un quotidiano britannico dove saltuariamente scrive. La visione del campo e’ eccellente, sono 28.728 gli spettatori per il gol di Dublin che da’ la vittoria al Villa sui Boro. Diventanto per esigenza giornalista free-lance per una rivista italiana, continuo a scrivere… Non mancano, nell’intervallo, te’ e pasticcini con tutti gli altri. Ovviamente a 25 anni ero il piu’ giovane “infiltrato”! Alla fine della partita mi trovo poi in sala stampa davanti a Bobby Robson! L’emozione (ma anche la paura di non essere chiaro..) mi bloccano e non riesco a fargli la domandina! Rimaniamo per un’altra oretta nello stadio, il tempo di dettare gli articoli al giornale, e poi usciamo. Tardo pomeriggio, Colin acquista un quotidiano. Come sempre gli do’ un’occhiata, e leggo. Trovo poi l’articolo su Villa-Boro 1-0. Villa-Boro 1-0???? Dopo poco piu’ di 90 minuti dal termine nell’inserto di un quotidiano locale c’erano partite e commenti dell’area Birmingham-Coventry-Wolverhampton!! Favoloso! La sera a spasso per il centro cittadino, poi il fuggi fuggi generale perche’ alle 22:00 locali c’e’ il famoso “Match of the Day”, praticamente il Novantesimo Minuto d’Oltremanica. Trasmissione sobria, molte immagini, un po’ d’interviste, niente moviole e toni pacati. Altro mondo! Il giorno successivo (non perdete il conto: guardero’ 5 partite in 4 giorni…) ci rechiamo “north of the border”, destinazione Sunderland. Nel tragitto attraverso la foresta di Sherwood (si, esiste!) ci fermiamo a fotografare da sopra una cava di carbone in disuso il WestField Lane, stadietto non-league. Sunderland: come sempre gironzoliamo attorno allo stadio prima di entrare: Colin ha acquistato i biglietti con carta di credito, e la societa’ li ha spediti 3 giorni prima della partita con posta ordinaria! Non voglio pensare se lo facessero in Italia… Cosa simpatica da dirvi e’ che lo sponsor del Sunderland, Reg Vardy, non e’ altro che un concessionario di automobili: il fatto e’ che tutta Sunderland e dintorni ne e’ piena! Emotivamente Sunderland-Coventry, finita poi 1-1 davanti a 39.427 spettatori, e’ la partita dove ho trovato la migliore atmosfera, cori continui e ben oltre meta’ dei locali indossava la maglia ufficiale! Ritorno a Birmingham a notte inoltrata, limiti di velocita’ e una certa calma non ci mettono fretta del meritato riposo. Ovviamente penserete che anche il giorno dopo c’e’ una partita: sbagliato, ce ne sono 2! Sempre a Birmingham. Primo pomeriggio sono nuovamente in tribuna stampa, stavolta nella tana del West Bromwich Albion, contro il Fulham, seguito da un discreto numero di tifosi. Il fatto d’essere italiano stavolta mi aiuta in quanto in tanti mi chiedono di Enzo Maresca, giocatore del W.B.A.! Risultato? Uno squallido 0-0 ( 17.120). Alle 7.00 pm appuntamento vicino casa, per Sutton Coldfield Town – Stourbridge! E’ qui e’ veramente calcio non league, tribuna vecchiotta con tetto e sedili in legno, spogliatoi sotto, 4 lampioni ai lati, e 2-3 gradoni (terraces) attorno al campo. Adiacente una porta la Club House. Ingresso Sterline 4! Sempre per la cultura britannica grande ruolo e’ dato agli spettatori, e qui sono ben 221. Si parla di Dr.Martens West League, tanto per darvi una idea e’ l’equivalente dell’ottava serie… Il risultato e’ un altro 1-0, stavolta per gli ospiti, seguiti da una decina di persone. Non c’e’ che dire: 5 partite viste e 5 gol. Che fortuna!
Nei giorni seguenti, a dir pochi, sono costretto a scegliere fra Liverpool o Manchester. Vista la passione per gli Oasis scelgo la seconda. Parto di prima mattina in treno, sempre solitario. Arrivo nel centro di Manchester, passo anche da SportPages che qui e’ piu’ grande della versione londinese. Il centro e’ pulito e molto vivo anche di prima mattina. Scelgo per comodita’ di andare alla Maine Road, visto che trovo rapidamente la fermata dei bus. Arrivo in piena periferia, nulla di particolarmente elegante. Attorno allo stadio una serie uguale di case a 2 piani che circondano lo stadio, bambini che giocano. “Che fortuna abitare accanto allo stadio…” Riesco ad intrufolarmi dentro, qualche foto ma poi vengo allontanato per chissa’ quale motivo. Passo dal Club Shop dove tutto e’ in tema Oasis-Manchester City. “Till a Die” Fino alla morte, Manchester City Football Club. Riprendo l’autobus per tornare in centro. C’e’ da raggiungere Old Trafford, e con la metropolitana di superficie e’ veramente un gioco arrivarvi. Scendo in prossimita’ di un altro Old Trafford, lo stadio del Cricket. Camminando piano piano all’orizzonte sbuca fuori la maestosita’ del Theatre of Dreams, e mai piu’ soprannome fu adeguato. Sono in corso i lavori di costruzione di una nuova tribuna sopra una delle Curve. E nonostante cio’ la parte sottostante non viene chiusa! Mi reco subito all’entrata per partecipare al Tour, e fortunatamente arrivo quando era libero l’ultimo posto della giornata. A differenza di Wembley qui sono l’unico italiano, ci sono un sacco di bambini e bambine accompagnati dai genitori. Spogliatoi, sale varie, ma quello che aspetto e’ di veder lo stadio dal vivo. E la visione e’ magnifica! La guida racconta i segreti dello stadio, ma io son preso dal vedere le tribune, il campo, la maestosita’ di questo stadio. E’ difficile raccontarlo cercando di trasmettere le emozioni provate. Mi fermo qui. Fateci un salto! Dentro ancora c’e’ un museo da visitare, bar e postazioni multimediali, tutto Red Devils,il Club Shop sembra un supermercato… Il giorno dopo faccio i bagagli, ultimi 2 giorni a Londra in solitaria. Mi decido finalmente a metter piede nel tempio della Palla Ovale, il Rugby Union Ground a Twickenham. Passo alcune ore nel museo del rugby, leggendo praticamente tutto. Altro giro turistico, la guida a differenza dell’Old Trafford ci fa visitare tutte le tribune da livelli diversi. Anche qui il solo immaginare di essere uno dei 75.000 spettatori abituali durante il Sei Nazioni e i grandi Test-Match mi fa’ pensare che un giorno ci saro anche io… Settembre 1999: manco ormai da un bel pezzo… Sara’ il caso di provvedere? Ho cercato di raccontare in maniera veloce e simpatica i miei 4 viaggi, tralasciando particolari “tecnici”, cercando di rendere il testo scorrevole. Spero d’averlo fatto nella maniera migliore!
Fabrizio – Luglio 2003 Articolo pubblicato su Football Please n.4 settembre 2003
Febbraio 2007
Oltre 7 anni. Da tanto manco da Londra. Torniamo, stavolta, perche’ mi faccio travolgere dalla passione per il rugby, che ho da anni, che ho coltivato al Flaminio di Roma e che ora diventa internazionale! Il viaggio diventa realta’ il 6 Maggio 2006, appena ho il calendario del Six Nations 2007. Io e mio fratello, come nel 1996. Volo RyanAir Pisa-Stanstead a Euro 115,00; trasferimento da Stanstead a Liverpool Street per £19,00 andata e ritorno; albergo, il solito, Royal National Hotel, a 121 Euro per 3 notti e 3 days travel card per £20,10.
A settembre acquistiamo i biglietti per Inghilterra-Italia, 10 Febbraio 2007. Nel frattempo viene completata la nuova South Stand. Seguiamo i test matches di novembre, e piano piano il tempo scorre. Nel frattempo Sky “mi sposta” Arsenal-Wigan di Premier League la domenica, l’11 Febbraio. Decine di mail all’Arsenal, liste d’attesa enormi. Colpo di genio: se non mi fa’ entrare l’Arsenal, mi fara’ entrare il Wigan. E cosi e’! £32,00 di biglietto, carta di credito, e dopo 2 biglietti per il Six Nations, ecco 2 biglietti per l’Emirates Stadium. Si preannunciano, e lo saranno, 2 grandi giornate! Ed eccoci dunque! Dopo aver passato il venerdi 9 Febbraio a giro per una delle piu’ belle citta’ del mondo, arriva il giorno del grande Rugby. Prima di recarci a Twickenham ci fermiamo a Stamford Bridge per lo shop.E’ presto, ma c’e’ gia’ movimento per Chelsea-Middlesbrough. Non dimenticate questo fatto, tornera’ d’attualita’ a fine racconto… Ripartiamo da Fulham Broadway, direzione Richmond. Dal primo mattino Londra brulica di tifosi. E’ splendido! Fuori dalla fermata della metropolitana ci sono gli autobus, ma decidiamo di farla a piedi. Ricordavo lo stadio piu’ vicino, infatti ci facciamo 2 miglia a piedi con la bandiera dell’Italia addosso, ragionando un po’ con tutti! Man mano che ci avviciniamo aumenta l’adrenalina. Ad un tratto, entrati nel borgo abitato, la South Stand di Twickenham, o meglio, del Rugby Union Ground, in tutta la sua maestosita’ ma anche incompleta: e’ ancora scoperta ed esternamente deve essere terminato un hotel, uffici, sale congressi… Facciamo il giro dello stadio. Acquisto il programma della partita, e mi trovo davanti il mito “Diego Dominguez”! In una mano il programma, nell’altra la macchina fotografica, ed ovviamente non mi viene in mente ne’ di farmi fare un’autografo ne’ di farsi una foto insieme! Risata collettiva al mio “Ti amo, ti voglio bene!” Passiamo dallo shop, e decidiamo d’entrare. Upper Tier, siamo nel corner fra North Stand e West Stand. Dopo la lunga scalinata, entrare a Twickenham e’ qualcosa che si racconta male… Lo stadio e’ praticamente vuoto, con i suoi seggiolini verdi, nonostante i 30 minuti al calcio d’inizio. Sopra di noi passano gli aerei in partenza da Heathrow, poco distante. Musica a tutto volume, pubblicita’ della Guinness sui 2 jumbo screens. In poco tempo 82,000 spettatori riempiono il tempio del rugby mondiale. Stimo la presenza italiana in 3000/4000 unita’. Il nostro inno e’ cantato a squarciagola con la ns. bandiera tricolore, maglia Kappa dell’Italia per me, maglia Kappa Prato per mio fratello, fra gli applausi di tutto lo stadio.
“God Save the Queen”, che vi devo dire? E’ un brivido che ti scorre dentro! “Di tacco Johnny!” urla uno di noi, fra l’ilarita’ dei tifosi italiani all’ennesimo calcio di Wilkinson. La partita e’ intensa, la meta di Scanavacca, dopo un grande gioco di squadra, ci fa’ esultare a piu’ non posso fra i complimenti dei tifosi inglesi vicini, cosa che si ripetera’ a fine partita! Finira’ 20-7 per l’Inghilterra, Troncon e’ il Man of The Match. Andando via, per andare a prendere gli autobus per Richmond (tutti in fila, nessuno che fa’ il furbo…), mi volto varie volte. Tornero’!
Le mie parole non renderanno mai l’idea di cosa sia il Rugby, la cultura, il rispetto. E’ un altro mondo. Che invidio.
Prossima tappa? Direi Dublino 2008!
Una volta tornati a Londra, incontriamo il mio amico Mick, tifoso dell’Arsenal, che mi consegna i 2 biglietti per il giorno dopo, dato che il box office del Wigan non spediva all’estero ci ha pensato lui! Dopo 4 ore di pub ci dividiamo. La domenica dunque e’ dedicata al Football. Russell Square – Arsenal sono 9 minuti. La metropolitana e’ colorata di rosso Arsenal! Una volta usciti dalla fermata, passiamo a vedere cosa e’ rimasto di Highbury, ovvero nulla! E’ tutto demolito, sono in piedi solo i muri esterni di East e West Stand. Diventera’ un condominio, con giardino…
Torniamo indietro, prendiamo il classico hot dog con cipolle per £2,80 e andiamo all’Emirates. Praticamente la distanza dalla fermata al nuovo stadio e’ la stessa anche confrontata con Highbury. L’Emirates e’ maestoso, pieno di vetrate, segno dei vari punti di ristorazione.
Passiamo dal Club Shop. Proseguiamo fino al Drayton Park Pub dove prendiamo l’ancor piu’ classica birra! Scopro poi che quello e’ il pub dove i tifosi ospiti sono piu’ benvenuti che mai! Si trova di fronte alle lettere in cemento che formano la parola Arsenal, dalla metro il punto piu’ distante, il secondo ponte per intenderci! E’ il momento di entrare. Gli stewards sono gentilissimi. Una volta al gate del settore ospiti, il solito punto di ristorazione. Proseguiamo. Si intravedono i seggiolini rossi. Non e’ uno stadio, e’ un teatro! Il posto e’ buono, 14° fila all’altezza dell’aerea di rigore. Due Jumbo screen rilanciano musica ed immagini a tutto volume. Come consuetudine, 20 minuti prima del k.o., per le 16:00 locali, lo stadio e’ pieno per 1/5.
Al calcio d’inizio saranno 60.049 gli spettatori! Non c’e’ astio fra le tifoserie, ognuno pensa per la sua squadra, si ride e ci si diverte. Segna Landzaat per il Wigan e veniamo contagiati dal delirio della festa! Henry non e’ in gran giornata, palo del Wigan e poi probabile rigore negato… Il finale e’ da brividi: in 5 minuti un’autorete e Rosisky ribaltano il risultato. I 2 boati sono favolosi, sembrano non terminare mai… Finira’ 2-1. Anche qui e’ finita. I jumbo screen visualizzano gli highlights. Usciamo, imbocchiamo la fila per la metro, nessuno la salta… Due giorni dedicati allo sport veramente fantastici! Sabato 17 Febbraio. Ricordate Stamford Bridge? Seduto in poltrona guardo Dribbling su RaiDue alle 13:30. C’e’ un servizio sugli stewards britannici. Immagini anche dalla casa del Chelsea. Ad un certo punto si apre una porta (che risultera’ essere quella del club shop) e usciamo io e mio fratello! Non potevo immaginare che la telecamera di fronte a me fosse di RaiDue! Ed anche il 5° viaggio e’ terminato.
Febbraio 2008
Con notevole anticipo, stavolta ci muoviamo in 9! E’ una trasferta “aziendale”, anche i miei titolari sono rapiti dal fascino del Sei Nazioni. I partecipanti: Io, mio fratello Stefano, Marco, Gianni, Massimo, Filippo, Pierluigi, Ronnj e anche un “locale”, Desmond. Si, si va’ in Irlanda! La partenza e’ classica, RyanAir da Pisa, il 1 Febbraio 2008. Sbarchiamo a Dublino in serata, il tempo di cercare un locale per mangiare, girarne diversi per le rituali bevute e passare la notte.
Li si aggiungera’ anche Mick da Newcastle, un’amico. Ma il pensiero e’ tutto per sabato 2 Febbraio 2008. Croke Park, gara inaugurale del Sei Nazioni 2008! L’inizio e’ alle ore 14:00, siamo nella Hogan Stand Upper Tier. Praticamente di fianco alla tribuna stampa, la visione e’ magnifica. Foto di rito, inni nazionali (compreso i 2 irlandesi), la partita, tutto scorre in maniera splendida. Tutto favoloso, dall’arrivo, l’acquisto del programma, quattro parole con i tanti tifosi (5500 sono gli italiani, secondo la FIR), L’atmosfera non e’ raccontabile, bisogna essere li, in uno stadio storico. La sera e’ tutta una festa, la domenica una flebile pioggia scandisce il ritorno a casa in tarda nottata. Obiettivo 2009? Edinburgh!
di Fabrizio Pugi (http://www.stadiapostcards.com/ )

mercoledì 24 dicembre 2008

Il calcio in tutte le lingue del mondo.

International Football Magazines nelle nostre edicole. Passeggiando nelle vie e piazze dei centri storici di Roma, Milano ed alcune altre città italiane, ci si potrà imbattere in edicole o librerie, ove saranno esposti alcuni magazines specializzati sul mondo del calcio editi all’estero, in particolare nel Regno Unito, ma anche in Francia ed in Spagna. Infatti, il costante transito di turisti nel bel paese, oltre alla presenza di una vasta comunità straniera residente ed al crescente interesse per il calcio altrui stanno sviluppando un fenomeno che da qualche anno coinvolge le nostre principali città. Queste riviste risultano davvero molto attraenti, nonostante gli appassionati lettori patiscano ovvi problemi di lingua, solo in parte limitati dalle immagini, sempre splendide.
Dapprima colpisce il numero e la varietà dei periodici di lingua inglese, cui daremo la precedenza. Infatti la nostra attenzione si rivolge immediatamente agli unici mensili ufficiali di squadre straniere reperibili in Italia, Arsenal ed Inside United. Le numerose copie in vendita evidenziano l’interesse per i due teams con maggior seguito e prestigio al mondo, mentre la qualità e la sostanza del contenuto confermano la serietà del prodotto, sempre ricco di approfonditi aggiornamenti sull’attualità e gradevoli riferimenti al passato. A questi si avvicina come impostazione ed eleganza il bimestrale Champions, rivista specializzata sul torneo più noto e seguito al mondo, la UEFA Champions League. Nonostante il singolo argomento possa apparire un limite, sfogliando il giornale colpisce la vastità di temi riguardanti il presente ed il passato. La sua voluminosità ed il prezzo lo accomunano ai due autentici testi sacri a livello mondiale, WorldSoccer e Fourfourtwo, essenziali ed esaustivi mensili per i più accaniti tra gli appassionati. Mentre il primo spazia, anche forse troppo, ad ogni latitudine del globo, finendo per essere in fondo anche superficiale sulle tematiche più importanti, il secondo affonda la lama nel contesto anglosassone, non trascurando alcun dettaglio, dal quale trova facilmente ampi collegamenti con il restante mondo del calcio. The League, mensile recente e dalle dimensioni più contenute non abbandona il terreno anglosassone, fornendo accurate quanto rare e gradevoli notizie sui soli campionati d’oltremanica. Chi mastica meglio la lingua inglese troverà in WSC When Saturday Comes, un mensile d’opinione, satira, dibattito, approfondimento, nostalgia del passato e grande apertura alle realtà minori, solitamente più trascurate, ed apprezzerà lo stile diretto e conciso, con il costante uso di modi di dire del gergo comune e di vignette dal classico humour.
I più giovani e gli amanti delle letture più leggere ed allegre saranno sicuramente attratti dal settimanale Match e dal mensile Kick, entrambi corredati da posters e stickers riproducenti le effigi degli idoli più noti ed arricchiti da numerose ed esilaranti storie a fumetti e curiosissimi reportages dai campi di gioco. Concludendo il panorama dei magazines di lingua inglese, merita un significativo cenno Calcioitalia, mensile indirizzato alla vasta fascia di appassionati di calcio nostrano non solo originari del Regno Unito. Sono tra l’altro molti gli italiani che gradiscono un approfondimento delle tematiche calcistiche nazionali realizzato in modo più distaccato e riflessivo, con l’uso di una lingua che è opportuno conoscere sempre meglio.
La Francia è rappresentata dallo storico mensile Onze, affidabile e puntuale negli aggiornamenti del calcio transalpino e del resto del mondo. Seguono il bimestrale Planète Foot ed il trimestrale Foot Revue, che amplificano la nota tendenza filonazionalista francese. Infatti, se non si parla di calcio nazionale in particolare, si fa per lo più riferimento a giocatori francesi emigrati all’estero. In merito al citato magazine trimestrale, si ritiene troppo esteso il periodo di tempo che deve trascorrere tra un numero ed il successivo. Infine la gradevole sorpresa arriva dalla Spagna, che esporta il mensile Futbol Life, nuovo, completo, estremamente internazionale, ricco di interviste e fotografie, mai banale e molto coinvolgente, soprattutto più comprensibile per via della lingua.
Con l’augurio che le riviste provenienti dagli altri paesi aumentino numericamente e qualitativamente, e che siano reperibili anche quelle meno note pubblicate altrove, si suggerisce agli appassionati di ricercare altri periodici internazionali, consultando direttamente i siti internet delle federazioni e delle squadre stesse, che tra l’altro li producono regolarmente.
di Ettore Bucciarelli

martedì 23 dicembre 2008

Title decider.

In Inghilterra chiamano ‘title-decider’, quelle partite (non troppo frequenti in tornei con girone all’italiana, e dunque ancora più memorabili) che passano alla storia per aver deciso in ’90 un intero campionato, vissuto magari sul filo dell’equilibrio per nove mesi e oltre quaranta partite. Spigolando fra i libri di storia del massimo campionato inglese ne abbiamo ritrovato alcuni del passato, davvero degni di una ‘spolverata’:

1923-24 Birmingham-Cardiff

Per la prima volta nella storia un campionato si decide sulla base della media di gol segnati (criterio discriminante a parità di punti prima dell’introduzione della differenza reti), in quello che resterà il distacco più esiguo fra la prima e la seconda in classifica. All’ultima giornata il Cardiff guida la classifica con un minimo vantaggio sull’Huddersfield. La squadra gallese è a un passo da un trionfo che farebbe la storia, ancor più forse del successo in FA Cup che arriverà tre stagioni dopo, e gioca a Birmingham. L’Huddersfield del leggendario Herbert Chapman è impegnato in casa contro il Nottingham Forest; imperativo vincere, e sperare che via telegrafo arrivino buone notizie dal St. Andrews. Dove va in scena un vero e proprio thriller: il Cardiff conquista un calcio di rigore, ma i tiratori deputati non si sentono pronti ad accollarsi tanta responsabilità; alla fine sul dischetto va Len Davies, che non ha mai tirato un penalty in carriera, e infatti sbaglia la conclusione. I Blue Birds non vanno oltre lo 0-0, mentre l’Huddersfield vince 3-0 e con un margine di 0.024 gol/partita si aggiudica il titolo.

1985-86 Chelsea-Liverpool

All’ultima giornata sono ancora in corsa per il titolo Everton e Liverpool, divise da due punti. I Reds hanno una migliore differenza reti, e dunque l’Everton deve vincere sperando che i rivali cittadini perdano a Londra con il Chelsea. I Toffees sbrigano agevolmente la pratica Southampton, vincendo per 6-1 con una tripletta di Gary Lineker. Ma non basta, perché il Liverpool addirittura espugna lo Stamford Bridge, grazie a un gol di Kenny Dalglish, alla sua prima stagione da giocatore-manager. Più tardi Dalglish diventerà uno dei tre manager, insieme a Herbert Chapman e Brian Clough, ad aver vinto il titolo alla guida di due squadre diverse.

1988-89 Liverpool-Arsenal

In assoluto il più drammatico ‘title-decider’ della storia. L’ultima giornata mette di fronte ad Anfield Road Liverpool e Arsenal. E’ solo la seconda volta nel secolo che le prime due della classifica si disputano il titolo in uno scontro diretto all’ultima giornata. I padroni di casa guidano la classifica con tre punti di vantaggio e una migliore differenza reti. All’Arsenal non basta dunque vincere, deve farlo con almeno due gol di margine. Impresa che pare disperata, anche dopo che Alan Smith segna il gol dell’1-0 per i Gunners. Quando il cronometro inizia l’ultimo giro la classifica premia ancora il Liverpool, ma l’Arsenal ci prova fino alla fine e proprio allo scadere trova il gol di Michael Thomas, per una vittoria entrata a buon diritto nella storia.

1994-95 Liverpool-Blackburn

I Rovers di Alan Shearer hanno dominato la stagione, ma arrivano all’ultima giornata con la necessità di fare almeno un punto ad Anfield Road contro il Liverpool. Spera ancora il Manchester United, impegnato ad Upton Park contro il West Ham. Le cose paiono mettersi bene per il Blackburn, che passa in vantaggio con Shearer, ma nella ripresa c’è la rimonta del Liverpool, che ribalta il risultato con i gol di Barnes e Redknapp. Potrebbe essere la beffa, ma lo United di Ferguson on va oltre l’1-1 e sciupa l’occasione di un clamoroso sorpasso. Il titolo è dunque del Blackburn, che ad oggi è l’unica squadra diversa da Manchester e Arsenal ad aver vinto la Premier League.

1998-99 Manchester United-Tottenham

Dopo il trionfo in rimonta della stagione precedente, l’Arsenal spera di ripetere l’impresa ai danni del Manchester United, anche se all’ultima giornata è un punto dietro. Il Manchester, da parte, sua, ospita il Tottenham, per una volta sostenuto dal tifo interessato dei Gunners. Highbury si infiamma quando Les Ferdinand porta in vantaggio gli Spurs, e il gol di Kanu contro l’Aston Villa pare preludere ad una giornata memorabile. Ma per lo United è la magica stagione del ‘treble’, quella della rimonta ai danni del Bayern nella finale di Champions League e della storica semifinale di FA Cup contro l’Arsenal. E’ la stagione in cui riesce tutto, a partire dalla rimonta sugli Spurs; i gol di Beckham e Andy Cole firmano il 2-1 e regalano il titolo ai Red Devils.
di Giacomo Mallano

venerdì 19 dicembre 2008

"Lontano da Highbury" di Luca Frazzi

Diario italiano dell’indimenticabile stagione dell’Arsenal 2001-2002 Oggi tifare Arsenal va di moda, più difficile farlo anni fa, quando i Gunners avevano fama di squadra noiosa (il famoso «Boring, Boring Arsenal») e pragmatica fino all’eccesso (ad Highbury si favoleggia ancora della «mitica» linea difensiva Winterburn-Adams-Keown-Dixon»). Ma chi si aspetta il «Febbre a 90’» italiano ha sbagliato indirizzo: Hornby non abita qui. Dalla prima amichevole estiva col Boreham Wood alla finale di FA Cup al Millennium Stadium e il gol di Wyltord (Quel gol di Wyltord), a casa di Ferguson e di Keane, dieci mesi di passione nel diario di un “gooner” confinato a Fidenza, 1.100 chilometri e qualche ora di volo da Islington, Londra nord. Gioie (tante) e dolori (un po’ meno) a costellare un anno vissuto poco pericolosamente. Nervi a parte. (Christian Giordano, "Guerin Sportivo")

Editore: Libri di Sport Edizioni
Prezzo: € 10,4
Pagg. : 128

martedì 16 dicembre 2008

Il costo del calcio e il diritto di fischiare.

Segnalo questo interessante e brillante (per quanto eccessivo e non condivisibile) articolo di Piers Morgan sul Daily Mail (giornale piuttosto grossolano, anzichè no), dove prova a giustificare i fischi ad Ebouè contro il Wigan. vedi articolo.
Riprendendo scherzosamente la tipica frase che i politici tirano fuori quando devono fare scelte impopolari, Morgan dice che anche i fischi si giustificano: "perchè è l'economia, sciocchino".
Poi spiega: dato che un tifoso dell'Arsenal tra abbonamento (60 sterline a partita), trasporti, gadgets, etc. (una media di altre 20 sterline a partita), spende per la sua squadra circa 80 sterline a partita, cioè 2400 sterline all'anno per andare all'Emirates stadium , mentre Ebouè, per andare nello stesso posto guadagna 3500 sterline a settimana (per andare nello stesso posto: qui va apprezzato l'humour inglese. . .); ciò premesso, dice Morgan, mi aspetto che uno che guadagna queste cifre non faccia assist agli avversari e non vada a sbattere contro i suoi compagni negli ultimi minuti di un match tirato. E conclude: amico calciatore dell'Arsenal, visto quello che guadagni, cerca di impegnarti a fondo, dare sempre il 100%, non fare tackle ai tuoi compagni e non passare il pallone agli avversari, se non ti attieni a queste semplici, basilari, regole preparati pure ad essere fischiato, chiaro?
Io invece, pur condividendo alcuni spunti dell'articolo di questo commentatore notoriamente pungente, e pur essendo convinto che sia gli assurdi stipendi dei giocatori (non importa se modesti), sia i costi per i tifosi, dovranno essere drasticamente ridimensionati (anche del 50%, direi) se non si vuole che il giocattolo si rompa, credo che fischiare i propri giocatori sia una brutta abitudine italiana che è bene non si diffonda in Inghilterra. Non dico di applaudire sempre, come fanno i tifosi del Newcastle (quello è eccessivo, onestamente, denota una pericolosa mancanza di spirito critico), però io sono per fischiare in soli due casi:
- tutta la squadra in blocco se gioca male o non lotta;
- un singolo giocatore solo se non si impegna.
Fischiare un singolo giocatore solo per limiti tecnici, no, non è Arsenal-style. Puttosto si dovrebbe fischiare l'allenatore che lo fa giocare in un ruolo non suo.
di Stefano A. (Mr Wolf) - Padova

lunedì 15 dicembre 2008

Appunti ordinati di viaggio.. Cardiff 2003!

Di Roberto Gotta, “inviato” speciale in Galles nel 2003 per l’allora newsgroup GodSavetheFootball, ma non solo..
Una cosina, parto per Londra-Cardiff (Easyjet da Bo + bus National Express...) e domenica e lunedì sarò a vedere le finali dei playoff. Vista Norwich City-Birmingham City lo scorso anno avevo avuto la netta impressione che la finale di playoff - anche se ovviamente è un pugno in faccia alla tradizione – sia ora la "vera" FA Cup final: incertezza, entusiasmo, uno stadio che - certo - non sarà Wembley ma che sinceramente è favoloso. Poi il tetto lo scorso anno era stato chiuso, il rumore riverberava e mi ha lasciato una impressione strepitosa, infatti ho prenotato il volo già a dicembre così mi sono messo in tasca un prezzoscontato, pur di andarci. Considerando che QPR-Cardiff City sarà interessantissima perché ovviamente lo stadio sarà pieno, e che ho simpatia per i Wolves ma apprezzo la ruvidità dello Sheffield United, penso proprio che sarà una bella cosa. Se volete posso scrivere qualcosa, unico dubbio la logistica perché nelle specifiche delle camere del mio piccolo bed and breakfast (100 metri dallo stadio, al di là del fiume, solo 20 sterline a notte, hurrah!) non compare la parola "telefono" quindi non so come/quando potrò collegarmi.
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Primo resoconto, un po' di emergenza. Lo faccio in maniera cronologica perchè non ho tempo di scrivere qualcosa di organico, mi perdonerete.
Domenica 25 maggio
Sono arrivato ieri sera in bus da Londra, era una giornata splendida con un sole primaverile e non estivo, che quindi accentuava i colori della campagna inglese e gallese invece di sbiancarli come succede in estate. Bellissimo il panorama attraversando il ponte che porta oltre il fiume Severn (credo sia quello) verso Chepstow poi Newport e Cardiff. Ho preso alloggio all'Austins Guest House che consiglio, costa solo 20 sterline colazione compresa, prezzi lontanissimi dalle rapine londinesi. E' sulla riva occidentale del fiume che attraversa la città, e dalla finestra con un sasso potrei colpire il Millennium Stadium, da quanto è vicino, sull'altra riva del fiume (ok, non si vede perché dovrei tirare un sasso ma "a tiro di schioppo" non potevo usarlo perché non so quale sia la gittata, di uno "schioppo"). Ieri sera (saltare questa sezione se non si è interessati a inutili moralismi) ho fatto un giretto, clima freschetto pure in maniche lunghe, e soliti spettacoli indecorosi da sabato sera britannico: uomini vestiti in maniera accettabile, ragazze conciate in modo indegno, alcune praticamente nude, altre in tenute da cubiste (oddio, non so come si vestano le cubiste ma non credo si coprano molto o siano molto raffinate...) e incuranti del fatto che il loro fisico fosse totalmente inadatto a tale vestiario (se così può essere definito). O sono troppo vecchio io o qui non esistono specchi e le ragazze copiano pedissequamente dalle riviste gli abbigliamenti da sera, sono anni che assisto a queste scene - ricorderete che anche lo scrittore Beppe Severgnini nel suo libro Inglesi ha raccontato delle ragazze che anche in pieno inverno escono con i sandali senza calze ed hanno le gambe paonazze per il gelo - ma obiettivamente vedere panze ballonzolanti e ombelichi adiposi non mi esalta, anche se ovviamente non erano tutte così, ma in questo festival di volgarità era difficile distinguere. Scusatemi per queste righe un po' schifiltose ma in certi casi proprio non ci arrivo con la testa. Che poi da noi magari sia anche peggio può essere, ma io in Italia alla sera esco molto raramente quindi non me ne accorgo...Stamane sono uscito molto presto e il cielo era grigio, è prevista pioggia e sarebbe un peccato non tanto per la partita, visto che chiudono il tetto, quanto per il prepartita, che ovviamentepotrebbe essere molto vivace. Alle 7 c'erano già un vago, ammaliante e familiare odore di hamburger e cipolla scottata alla piastra e alcuni banchetti di oggetti vari, robetta interessantee nemmeno troppo pacchiana, il programma della partita costa 5 sterline. Andando verso la stazione - il centro città è piccolino, in venti/trenta minuti lo si vede tutto camminando spediti, ma Cardiff è comunque un posticino gradevole e vivo - ho incontrato un gruppetto di tifosi del QPR appena arrivati, sinceramente non credo che possano correre particolari rischi perché oltretutto lo stadio è a circa 400 metri dalla stazione stessa e il percorso si svolge lungo una strada larga, poi già stamane c'era qualche agente di polizia in giro, così come ieri sera lungo le strade dei locali in centro. Leggo che saranno presenti 30.000 tifosi del QPR e la cosa, da vecchio estimatore di tutte le squadre londinesi un po' sfigate, mi commuove, non riesco ancora a "decidere" (anche se non penso che ci perderete il sonno...) se mi farebbe piacere più una vittoria del QPR per motivi di cuore o del Cardiff City per vedere cosa succede e sapere comunque che la First Division del prossimo anno avrà Sunderland, West Ham United, Nottingham Forest, Derby County, una tra Sheffield United e Wolves, West Bromwich Albion, una ricchezza che davvero la renderebbe interessantissima.Il quotidiano South Wales Echo pubblica un inserto di 20 pagine sulla partita ed ha in allegato il supplemento sportivo rosa che però per metà è dedicato al rugby (massimo rispetto per questo nobile sport, sia chiaro). Come sempre per molti quotidiani locali, l'obiettività è un'utopia: il titolo di prima pagina è You can do it!, la pagina centrale è fatta da un triangolo blu con stelline gialle che va ritagliato e, con l'aiuto di nastro adesivo, diventa un cappello conico da mago, in onore di Robert Thorne, al quale viene dedicato il canto "Peter Thorne is magic/he wears a magic hat/When he signed for City/he said I fancy that" sulle note di Myold man's a dustman che però non conosco (oppure sì ma non so che sia chiama così...). Significativo uno dei consigli che si dà a chi vuole ritagliare e incollare il cappello: "ritagliate lungo i contorni e arrotolate il foglio come se steste facendo un cono per metterci le chips"!Da molte vetrine spunta un manifestino di incoraggiamento ai Bluebirds, unico "guaio" è che compare il nuovo logo della squadra, che ha aggiunto la croce di St.David (gialla su sfondoblu scuro, quasi nero) al classico Bluebird. Non male ma non è quello tradizionale.Mi sono rinchiuso per dovere (American Superbasket esce anche se io sono a fare il turista e quindi dovevo scrivere un articolo di NBA, cosa in questo momento un po' lontana dalla mia capoccia) in stanza e sono uscito verso le 13.30, non si riusciva a camminare per la folla, con le scene che chiunque di voi sia stato in Inghilterra conosce bene: gruppetti con bicchieri in mano e canti a squarciagola, scambi di canti tra un gruppo e l'altro, in una piazzetta due manipoli di tifosi appartenenti alle due squadre si sono fronteggiati ma solo a canti, quelli del QPR ad un certo punto cantavano "siete solo un paese del Terzo Mondo" a quelli gallesi... La proprietaria del negozio Internet Exchange nel quale sono entrato per scaricare la mia email mi ha detto "oggi chiudiamo alle 16 prima che finisca la partita, lei forse sa che i tifosi del Cardiff City sono i peggiori di tutta la Football League e io non voglio rischiare il mio negozio. In caso di sconfitta potrebbero esserci grossi problemi". Vie intorno allo stadio chiuse al traffico, grande caos ma nessun problema apparente. Una volta dentro, momenti davvero emozionanti. Ci sono momenti nella vita (sportiva) in cui la commozione mi prendefino quasi alle lacrime, e per evitare di caderci a volte assumo un'espressione concentratissima che esteriormente appare come incazzata nera, per fortuna nessuno mi guarda: tali momenti sono l'esecuzione dell'inno americano al Super Bowl, Abide with me prima della finale di FA Cup, e l'inno - o qualche canto spontaneo, come per Cardiff City-QPR, in occasioni come queste, e anche stavolta ci sono cascato. Alla fine hanno tenutoaperto il tetto, non male, le due squadre hanno giocato 4-4-2 con il City che teneva però Andy Legg come ala sinistra un po' più avanzata, nonostante il fatto che il QPR avesse a destra, quindi non come punta, Kevin Gallen. Ai punti avrebbe forse meritato il QPR visto che fino al gol di Campbell il City aveva fatto un solo tiro in porta, un colpo di testa ravvicinatissimo deviato in angolo da Day, ma la rete è arrivata su un errore del difensore centrale Clark Carlisle, che ha effettuato un rinvio debole intercettato e diventato un lancio per Campbell - entrato al posto dell'inefficace Earnshaw - che ha lasciato rimbalzare la palla poi di sinistro l'ha spedita sul secondo palo, quello alla sua destra, scavalcando Day stesso. Potete immaginare il delirio dei tifosi del Cardiff City, che comunque non erano in numero molto superiore a quelli del QPR, e intanto penso che fosse la prima volta che sentivo 30.000 persone cantare "come on you hoops", visto che al Loftus Road tante così non ce ne stanno e nelle occasioni in cui il QPR era a Wembley io non c'ero. Tra i tifosi del City ne ho notati molti con cappellini e magliette con la scritta 1927, l'anno della famosa finale di FA Cup vinta contro l'Arsenal... In generale appunto non è successo assolutamente nulla ed il clima era commovente come intensità e partecipazione, ma questo lo potete immaginare benissimo. Uno spettacolo strepitoso, davvero. A domani, con Wolves-Sheffield United e scusate se con questasbrodolata vi ho fatto partire alcuni euro di tariffa telefonica...
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Lunedì 26 maggio
Devo stare in stanza fino quasi alle 11 per lavorare, e fuori dalla finestra si ascoltano già alle 8 le trombette dei tifosi arrivati dalle due città finaliste. Sbrigate le faccende lavorative esco e mi dirigo al Ninian Park, di fronte al quale tra l'altro è già zeppo il parcheggio riservato alle auto e ai pullman dello Sheffield United, che da qui vengono poi trasferiti al Millennium Stadium con navette o a piedi, visto che ci vorrà al massimo un quarto d'ora di galoppata in stradine di un quartiere chiaramente molto popolare. Il Ninian Park purtroppo è deserto: è festa oggi, una delle classiche Bank Holiday, ma pensavo che almeno il negozio di souvenir fosse aperto, visto che solo 16 ore fa la squadra è stata promossa in First Division. Nel riavvicinamento verso lo stadio si possono cogliere - ma sono robe che chi legge si aspetta già - tre momenti e tre diversi aspetti della presenza di pubblico: la riva del fiume opposta allo stadio è un'unica macchia semovente di giallooro e nero, i colori dei Wolves, che dominano anche la Wood Street, la strada che porta verso il centro della città. Salendo lungo la St.Mary's le proporzioni sono 90% Wolves, 9.99999% Sheffield United più un italiano con zaino mimetico e maglia blu (io). Devo ri-passare al negozio Internet Exchange (lì ho inviato il contributino di stamattina) e nella viuzza prevale il biancorosso. Mentre resto dentro, quasi un'ora, fuori non c'è silenzio un attimo, anche perché di fronte all'Exchange ci sono due pub e i bevitori in piedi salutano con grida di scherno o affetto i passanti. Verso le 14 il flusso in direzione dello stadio aumenta, la mescolanza di colori è totale e non causa alcun problema e ovviamente vorrei prendere per la collottola gli illustri commentatori italiani che nonhanno ancora - e mai - capito come stanno le cose, e chiedere loro: dov'è l'errore? Così come mi chiedo se la vera cultura calcistica sia inondare i giornali di articoli ed articolesse su ognimovimento di palpebra di Milan e Juventus in vista della finale di Manchester o se invece non sia seguire il calcio nelle sue espressioni più sentite, anche se non ci sono italiani chegareggiano, e sono certo che se mai qualcuno scriverà di Wolves-Sheffield United sarà inevitabile leggere "il Wolves di Paul Ince", solito insulto all'intelligenza del lettore ma bisogna vedere se questa esiste, peraltro. Chiaro che chi fa scelte diverse ha una sua motivazione ed una sua ragione, e se l'italiano medio preferisce leggere la centesima mini-intervista a Maldini o cose simili vuol dire che è giusto così, evidentemente. Lo stadio è come sempre diviso in due, in maniera però asimmetrica: ogni tifoseria ha a disposizione un'intero settore dietro la porta più trequarti di una tribuna laterale e ovviamenteun quarto dell'altra, naturalmente su tutti e tre gli anelli, la divisione insomma non è perfetta e simmetrica, ovvero una metà campo ad una squadra e l'altra all'avversaria. Tempo perfetto, variabile ma non caldo, il terreno di gioco però oggi come ieri è infido e causa qualche scivolone di giocatori che vanno incontro alla palla e cercano di fermarla o che si girano su se stessi rapidamente. I Wolves segnano al 6° con Kennedy, l'ottima ala sinistra, che riceve al limite sinistro dell'area un passaggio laterale di Kenny Miller che aveva attirato su di sé i due centrali avversari in un'azione di rilancio lungo e batte di sinistro sul palo più vicino. Lo Sheffield United replica con l'attività frenetica delle due punte Kabba e Asaba ma nonprovoca particolari patemi, e il Wolverhampton Wanderers raddoppia al 22°: corner dalla sinistra, Ince (davvero una grande partita alla sua maniera, grinta e combattività immense)prolunga e da distanza minima Blake di capoccia mette dentro. Il resto del primo tempo è stato prevedibile: palla quasi sempre allo Sheffield United ma Wolves bravi a proteggere la propria area, ci sono alcune situazioni del cosiddetto "batti e ribatti" che durano una manciata di secondi, con palla calciata dieci volte di fila da giocatori vari senza che si riesca a stabilirne il possesso in maniera definitiva. A pochi secondi dal 45° l'ennesimo pallone su cui i giocatori dei Wolves arrivano prima degli avversari lancia Shaun Newton sulla destra, il suo tiro cross viene toccato di polpaccio da Kenny Miller ad un paio di metri dalla porta e finisce sotto l'incrocio per il 3-0. Obiettivamente la partita sembra decisa, e devo dire che già dopo il 2-0 ho notato con disappunto che non meno di 50-60 persone si sono alzate dai loro posti, nel settore dello Sheffield United, e sono uscite, ma penso si trattasse più di una voglia di birra che di una rinuncia definitiva alla partita, e infatti alla ripresa dopo l'intervallo non vi erano posti vuoti in quelle zone. All'intervallo mi sono messo ad osservare la tribuna stampa, è facilissimo distinguere i (non molti) neutrali, quasi sempre quelli dei grandi quotidiani i quali pure spesso dichiarano la loro fede, da quelli delle due squadre: chi è in vantaggio batte sui tasti, specialmente in questo caso visto che si può già dare una certa impostazione all'articolo, chi è in svantaggio gesticola con il collega vicino, indicando evidentemente errori compiuti e manchevolezze varie. Visto che la tribuna stampa non ha alcuna divisione dai tifosi, capita poi che alcuni di questi nell'uscire verso le scale indichino con il pollice alzato un qualche giornalista, in genere quelli del quotidiano locale o della radio locale che spesso vengono visti come "amici" e si comportano come tali. Al 3° del secondo tempo un pallone messo in mezzo da qualcuno (forse Tonge, ma non ho visto bene) viene toccato con il braccio dal difensore centrale dei Wolves Paul Butler ed è rigore, ma il tiro di Michael Brown viene respinto da Matt Murray con un bel tuffo sulla propria sinistra, e la ribattuta di Ndlovu va sopra la traversa e lo United perde una notevole occasione per ridare subito un altro tono alla partita. Qualche minuto più tardi una punizione ancora di Brown viene deviata sul palo da Murray, e sulla ribattuta il capitano dello United, il difensore centrale Robert Page (ex Watford, ricorderete) esegue orribilmente tenendo il peso del corpo all'indietro e mandando alto di destro, da sei-sette metri. Il resto della gara è stato prevedibile: una squadra sempre a cercare varchi che non c'erano, visto che i Wolves erano ovviamente molto coperti, e l'altra appunto a tenere botta e contare i minuti. Obiettivamente, i Wolves hanno giocato una partita eccellente, da vera squadra che nell'occasione importante sale di tono: spietati nelle occasioni da rete, solidi in difesa e a centrocampo, hanno saputo vivere la partita meglio degli avversari. E' naturalmente significativo che il portiere Murray sia stato premiato come Man of the Match: le due parate sul rigore e sulla punizione, più un'altra analoga su un'altra punizione nel primo tempo ed un salvataggio di grande atletismo su una deviazione involontaria di testa di un proprio difensore, che sarebbe terminata in rete, hanno fatto la differenza più di quanto non dica il risultato finale, anche se ribadisco che i Wolves sono stati migliori in tutti i settori ma non hanno costretto il portiere avversario a nessuna parata (gol a parte, appunto...). Alla fine, ovvio tripudio, con settore dei Blades che si è svuotato in fretta, mentre naturalmente i tifosi dei Wolves non avrebbero più voluto uscire e c'è quasi voluto un messaggio dello speaker per farli muovere. Pure io ho faticato muovermi perché sinceramente volevo aspirare quell'aria il più a lungo possibile, considerando che dopodomani sarò a Manchester e il clima sarà certamente meno gradevole. Un solo esempio, che non vi sorprenderà: su un presunto fallo di mano in area, che poi tanto presunto non era, si è levato dal settore dei tifosi dei Blades il rituale "handball!" ("mano!"), ma quando l'arbitro ha lasciato correre nessuno ha più detto niente, e guardando rapidamente il gruppo di tifosi non ho visto NESSUNO che continuasse a protestare. Alla fine non ho potuto comunque non fare alcuni pensieri che vi espongo. Prima cosa - non vorrei tediare chi avesse letto mie considerazioni del genere già lo scorso anno su qualche testata, in tal caso mi scuso - la vecchia Inghilterra conferma in queste occasioni di avere una marcia in più nel calcio, anche quando paradossalmente è la prima ad abbandonare la tradizione cui tiene tanto. I playoff sono un'americanata che però in giorni come questi rappresenta il meglio che ci possa essere; in secondo luogo, forse l'ho già scritto, ma se il nuovo Wembley dev'essere meglio del Millennium Stadium, che sia, ma in caso contrario vada per sempre con Cardiff, dove oltretutto si spende MOLTO meno di albergo! Terzo, la vincitrice dei playoff è solo la TERZA squadra più forte della Division I ma in questa giornataviene festeggiata molto più di Portsmouth e Leicester City che alla resa dei conti si sono dimostrare superiori; infine, è paradossale che la Football League festeggi ed esalti – la presenza e il volume di speaker e musica sono assordanti, ma sinceramente non fastidiosi - un club che è vistosamente strafelice di lasciarsi alle spalle la medesima Football League edi non farci più ritorno. Un po' come una mamma che salutasse felice il figlio che - finalmente uomo - parte soldato. Ma quando mai... Ora sono a Manchester, nel viaggio in treno ho visto dal finestrino il Gresty Road di Crewe e quello dello Stockport County di cui non ricordo il nome (Edgeley Park?) A Manchester nell'atrio dell'alberghino subito italiani caciaroni-pasta-baffi neri-mandolino e mi sono chiesto se ho fatto bene, per fortuna in giro non ne ho visti altri.... Ciao a tutti Roberto.

venerdì 12 dicembre 2008

Dico l'ultima sul meeting del 6 dicembre a Roma..

Parti alle 7:00 di mattino da Ancona sotto il diluvio universale e arrivi a Roma tre ore e mezzo più tardi col sole in faccia e un clima primaverile.. A volte, per fortuna, il buongiorno non si vede dal mattino.. Eccomi a rilevare l’ennesimo record di presenze al “Druid’s Pub” di Roma per il tradizionale raduno degli amanti del “British football”. Oltre 20 le persone intervenute col solito spirito goliardico e la voglia di trascorrere insieme qualche ora serena. Verso le ore 11:00 arrivo al consueto punto di ritrovo e trovo già lì, come la bandierina del “Risiko” che rappresenta il presidio delle proprie armate, la vecchia quercia Leo, che inganna con me l’attesa dell’arrivo degli altri facendomi dare una sbirciatina al suo libro “Tutti i colori del calcio” ( di Salvi Sergio e Savorelli Alessandro, Editore “Le Lettere”, prezzo 19,00 € ) appena comprato in una libreria della Capitale e pubblicizzato moltissimo negli ultimi periodi su giornali del settore e televisioni. Dopo pochi minuti arriva il padrone di casa, Max, colui che ha il merito di aver aperto la strada a questi spensierati incontri all’insegna di tanta buona birra e calcio britannico. Si fanno le 12:00 e il locale finalmente apre per accogliere alla spicciolata gli altri utenti del forum… Quindi ecco Stefano, da Firenze, con la sua pregiata sciarpetta del Liverpool, pronto a battibeccare bonariamente con tre tifosi inglesi dell’Everton, i quali, entrati nel pub hanno cominciato subito a rifornirsi di alcool per il resto della giornata ..Nel frattempo arriva “Double_L”, competente rappresentante del Reading. Passano i minuti ed ecco sbucare all’orizzonte il mitico partenopeo “koprule” ( con fotografo ufficiale al seguito ), un incrocio fra un robusto mohicano e Renzo Avitabile, che rafforza con la sua carismatica presenza la rappresentanza “Red” intervenuta. Subito conquista i miei favori, mostrandomi le squadre di “Subbuteo” caricate al seguito e dipinte a mano, con tanto di mini gagliardetti autoprodotti durante gli anni della sua giocosa giovinezza… Rasento una senzazione mista a orgasmo e commozione, ma l’entrata in scena del buon “Remus” mi sbatte definitivamente al tappeto… Senza alcun tipo di avvertimento costui sbandiera ai quattro venti una scatola di legno prodotta da suoi amici, in cui custodisce due squadre di miniature gelosamente protette da rivestimento in velluto… Il cuore incomincia ad impazzire, e maledico questi individui che mi colpiscono nei punti più deboli, mettendo a dura prova la mia ormai veneranda età… Cerco di riprendermi dalla dolorosa estasi ma vengo scosso da un rumoroso fruscio proveniente dall’entrata principale…. E’ lei… La tanto temuta e famigerata “Colonia Pescarese” !!!! Tristemente rinomata per le terribili scorribande sul forum http://www.britishfootball.altervista.org/ !! Visti da vicino mettono davvero paura…!! “Ila” mette in evidenza più strati cutanei di una lucertola, sfoderando finlandese rossa e relativa maglietta sottostante della nazionale inglese. Mentre le porgo un apprezzabile libro fotografico sui “Citizens”, alcuni football programmes e spille varie il temibilissimo “Toonarmy” mi si prospetta davanti con la sua t-shirt celeste dei “Magpies”: sembra un angelo azzurro afflitto da feroce quanto prematura alopecia e infine “Gerrard“ e “Antshearer” mi abbagliano con una originale t-shirt celebrativa del Manchester United, che sulle prime desta il più istintivo dei rifiuti, ma subito dopo, a causa della mia deformazione da collezionista, mi suscita emozioni afrodisiache… Non faccio in tempo ad assorbire l’inevitabile onda abruzzese che si affaccia il signorile Ettore Bucciarelli, con i suoi appunti tecnici rigorosi e puntuali. Poi è il momento dei “Villans” col rinomato Charlie Del Buono e simpatico accompagnatore al seguito, che sfodera una preparazione sulla squadra di Birmingham fuori dalla norma… L’allegria collettiva viene “turbata” ( bonariamente, s’intende ! ) come al solito dalla indiscreta e inopportuna presenza del moribondo “Cikko”, in condizioni fisiche e mentali veramente precarie.. La vergogna di tutti i “Reds” d’Italia denuncia un infortunio alla gamba sinistra provocato da una partita di basket e subito si mette in evidenza con due clamorosi passi falsi… Inizialmente assume la guida tecnica del mio Chelsea “in punta di dito”, rischiando di danneggiare inesorabilmente i “Blues” nel difficile scontro col Liverpool ( ma guarda che coincidenza !! ) mettendo in campo la più suicida delle tattiche e successivamente sorvola su atteggiamenti sessuali chiaramente equivoci tra Ashley Cole e Michael Essien, che si avvinghiavano inspiegabilmente sulla linea dell’area di rigore….!! Premesso che non ho nulla contro i gay, considero inammissibile che un allenatore serio appoggi queste cadute di stile sul terreno di gioco.. !! Vengo momentaneamente distratto dall’arrivo del più giovane pertecipante al Meeting, tale “Orlando”, che di furioso ha solo la sua passione per i “Red Devils”… Provo a superare la visione orrida di quella maglia rossa e lo accolgo regalandogli ( molto, ma molto volentieri ! ) un poster della sua squadra di cui stavo per disfarmi e gli mostro scherzosamente una spilletta anti-Manchester portata esclusivamente per lui…!! Da buon uomo di Scienza offro con fierezza ai presenti le mie miracolose pastiglie del Chelsea contenute in scatola di latta ( anzi… “De luxe” !! ), con proprietà erettili e anticalvizia strabilianti, ma i risultati, in questa massa di malati cronici proprio non si notano..!! Esonerato repentinamente “Cikko”, assumo personalmente la conduzione della mia squadra e durante gli ultimi minuti del secondo tempo ( ognuno durava circa un’ora… ) sbatto al tappeto i “Reds” con un goal angolato di Nicolas Anelka ! La partita si conclude a mio favore, ma le conseguenze della approssimativa preparazione atletica fatta seguire da “Cikko” a Ballack e Soci ( praticata l’estate scorsa nel ritiro di Baghdad … ) lasciano segni pesanti…: tra gli applausi dei tifosi esce mestamente dal campo Frank Lampard, doppia frattura delle gambe per lui… Stagione finita e intervento specialistico presso l’Ospedale regionale di Ancona, dove, onde evitare possibili amputazioni , si è provveduto immediatamente a fondere gli arti inferiori con la rivoluzionaria tecnica medica dell’ “incollo a presa rapida”, utilizzando la mgliore colla dorica ! Notizie frammentarie dei bollettini medici confermano che il grande Frankie dovrebbe avercela fatta…!! Riunisco quindi tutta l’attrezzatura portata da casa per giocare questa benedetta partita e vado a ringraziare personalmente il responsabile del Pub, che inizialmente ci aveva mostrato qualche perplessità sul poter giocare lì… Grazie all’intercessione di Max, per fortuna, si è risolto tutto per il meglio !! Contento per la vittoria, ma preoccupato per la salute di Lampard cerco rifugio nell’affettuosa comprensione di “Lupino66”, elemento di grande esperienza e somiglianza pressocchè totale con Carlo Verdone !! Voci tendenziose provenienti dai tabloids italiani più famosi riferiscono che in realtà sia il fratello del famoso attore comico romano !! Le partite su SKY sono belle che iniziate e dopo un tranquillo Fulham-Manchester City l’attenzione viene catapultata su Blackburn Rovers-Liverpool e Arsenal-Wigan Athletic. Gli scenari sono i seguenti: Max, il suo seguace “Gunner” Massimiliano ( a cui regalo un bellissimo programma dell’ultima “Emirates Cup” ) e altri seguono le sorti degli uomini di Wenger nella sala superiore del pub ( che ben presto si trasformerà in una specie di deserto del Sahara, con cammelli assetati che relamano sostentamento idrico ai presenti ), invece, nell’estremità più nascosta del locale invece si presta attenzione alle gesta di Gerrard e Compagni, che stentano moltissimo a vincere un match molto più complicato del previsto… Si vocifera che la vittoria finale dei giocatori di Rafa Benitez sia arrivata solo in seguito a due miracolose uscite di scena di “Remus”… Che in seguito ai suoi noti problemi di prostata è corso per ben due volte alla toilette e per altrettante volte la rete dei padroni di casa si è gonfiata !! Vado a controllare le condizioni di salute degli assetatati “Italian Gunners” e quando ritorno dalla combricola “Red” imbastisco con il distinto Charlie Del Buono ( anch’egli, come me, spettatore disinteressato.. ) una rilassante conversazione sull’intrigante Aston Villa… Durante il nostro colloquio Charlie viene ammaliato da un’invisibile sirena targata Birmingham che gli fa perdere letteralmente la testa e lo convince quasi a ripetere presso il glorioso “Villa Park”, l’indimenticabile esperienza che ho vissuto due anni fa a “Stamford Bridge” grazie a “Football Aid” ( http://www.footballaid.com/ )… Solo il tempo saprà svelarci se il ” buon Charlie” ( o Charlie Del Buono che dir si voglia… Passatemela dai ! E’ troppo carina !! ) avrà ceduto all’acquatico sventolio di pinne della subacquea tentatrice….!! Compiaciuto del risultato finale di Bolton Wanderers-Chelsea mi preparo a consumare l’ennesima “Strongbow” piccola ed il mio intento è frenato dal tardivo, ma ben gradito arrivo del rapace pescarese “Aquila Della Notte” !! Nonostante riscontri un preoccupante incremento di visitors abruzzesi, non posso esimermi dall’abbracciare questo rotondo “Magpie” col quale stabilisco un’intesa immediata, all’insegna di collezionismo e memorabilia varie.. Abbandonata l’idea di ripartire per Ancona attorno alle 18:30, spendo l’ultima ora disponibile chiacchierando con questa combricola di pazzi e verso le 19:15, con sotto le mie ali paterne il “giovine Orlando” raggiungo la stazione di “Termini”… Un grazie a tutti per la proverbiale compagnia e “peste vi colga” se mi date buca ad Ancona, il prossimo Marzo !!! (foto di gruppo e le famose pastigliette di Vincent)
di Vincent Felici

mercoledì 10 dicembre 2008

Appuntamenti per gli amanti del British Football, cresce la passione del calcio d’oltremanica.

Sabato 6 dicembre scorso a Roma, ancora una volta presso il pub Druid’s Rock di piazza dell’Esquilino, si è regolarmente tenuto il terzo meeting di tifosi e cultori del “british football”, sempre più in voga tra le nuove generazioni ed ancora nel cuore dei vecchi calciofili. Da alcuni anni, grazie ad internet, gli appassionati del genere hanno trovato spazi in comune per condividere, rappresentare e descrivere tutte le emozioni che provano per un calcio troppo lontano da quello proposto in Italia. Infatti il sito http://www.anglocalcio.it/ ed il connesso forum http://www.britishfootball.altervista.org/ esprimono al meglio il concetto di passione per il calcio britannico, in tutte le sue sfaccettature ed i dettagli più minuziosi. Il forum suddetto raccoglie notizie, commenti ed opinioni dei tifosi, regolarmente registrati con specifici e significativi nickname, in merito agli argomenti suggeriti dal forum stesso e seguiti da esperti moderatori. I frequentatori del forum partono dai commenti sugli incontri della squadra del cuore, passano per qualche sfottò nei confronti dell’utente simpatizzante per la squadra rivale e sfociano nel tentativo, spesso complicato, di organizzare un incontro dal vivo tra fedelissimi di un british team o, più raramente ma con maggiore possibilità di successo, a livello nazionale magari in due tranche, al nord ed al sud. Il raduno romano, al quale hanno partecipato una ventina di appassionati provenienti per lo più dalle regioni centro meridionali, ha seguito solo di un mese quello svoltosi il sabato 1 novembre al Fourfourtwo Sports Pub di via Procaccini in Milano, che ha degnamente ospitato una quindicina di rappresentanti del nord Italia, la seconda volta riuniti dallo scorso inverno, sempre nello stesso locale. A questi appuntamenti si può collegare il primo incontro del tifosi italiani del Newcastle United, tenutosi lo scorso 29 novembre al London Pub di via Sardi a Livorno, città scelta per la sua buona posizione geografica e per la presenza di un buon pub, che è stato recentemente testimone dell’inusuale invasione di tifosi degli scozzesi “Gers” in occasione dell’incontro di UEFA Cup contro la squadra locale. Il raduno dei Geordies, al quale hanno partecipato circa dieci appassionati, è stato seguito e commentato abbondantemente sia dal forum che dall’ottimo e completo sito ufficiale dei tifosi italiani, http://www.italymagpies.it/.
Se la frequentazione del forum è favorita dalla rapidità d’accesso, la condivisione con altri appassionati di argomenti di interesse, la possibilità di avere costanti aggiornamenti e la disposizione verso un comune entusiasmo, i rari ma attesissimi raduni provocano forte eccitazione nell’attesa, grande trasporto durante lo svolgimento ed enorme soddisfazione al termine degli stessi. Tutte queste sensazioni vengono espresse e rese pubbliche sul forum con la conseguenza di aumentare il già noto coinvolgimento degli iscritti e di suscitare l’interesse di nuovi probabili futuri partecipanti. Come dimostrato dai racconti e dalle impressioni dei presenti riportate sul forum quasi in tempo reale ed arricchite da foto e video dell’avvenimento, il raduno inizia già molte ore prima dell’apertura del locale ospitante; infatti l’incontro avviene spesso in mattinata nelle rispettive città d’origine, dalle quali, con qualsiasi mezzo utile e spesso in notevole anticipo rispetto al resto del gruppo, si raggiunge la destinazione. Se occorre, gli iscritti residenti offrono la loro disponibilità per qualsiasi esigenza sul posto. Una volta all’interno del locale, ricevuti amabilmente dal gestore che concede al gruppo un ampio spazio, si contano i presenti, si introducono i nuovi iscritti e, senza ritardo si ordinano birre a volontà e, ove possibile, piatti della pura tradizione anglosassone, hamburgers, sandwiches, salads, fish and chips, ed altro. Molti indossano una maglia con i colori della squadra del cuore. La presenza di alcune rappresentanti del gentil sesso, tra l’altro appassionate ed esperte di calcio, fa effetto e piacere. Quindi, mentre le tv alle pareti del pub, trasmettono cascate di immagini e risultati dei vari campionati inglesi, l’ambiente si riscalda e tutti iniziano a scambiare opinioni, racconti ed informazioni, a mostrare foto, programmi di partite, maglie rare e tante fotografie scattate negli stadi del Regno Unito. Il coinvolgimento e l’entusiasmo cresce con il passare dei minuti, tutti parlano con tutti, ed ognuno si arricchisce di qualche novità. Suscitano grande interesse e curiosità le questioni relative alla scelta della squadra del cuore ed alla maniera in cui la si segue regolarmente, soprattutto quando questa è meno nota di altre. C’è anche chi scambia gadgets o memorabilia, qualcuno addirittura li regala ai veri interessati!
Le immagini ed i risultati in diretta rappresentano un gradevole ma non essenziale contorno ad un momento sociale intenso e trascinante. Infatti a Roma è stato possibile anche stendere il mitico panno verde del Subbuteo sul quale alcuni nostalgici appassionati del fantastico gioco da tavolo, hanno fornito prova di bravura e conoscenza delle regole, in sfide emozionanti. In serata, quando il locale si riempie degli abituali frequentatori in attesa del posticipo della Serie A, i partecipanti che arrivano da più lontano sono i primi a salutare ed a fare rientro nelle rispettive città, rimpiazzati da qualche ritardatario giustificato che non vuole proprio mancare all’appuntamento. Anche in queste ultime occasioni, come purtroppo avviene spesso, molti iscritti non hanno avuto la possibilità di partecipare, nonostante non mancasse la volontà. Alla fine dell’incontro ci si lascia commossi ma felici, con l’augurio di ritrovarsi ancora quanto prima e con la promessa di mantenere i contatti sul forum. L’occasione è buona per ricordare ai presenti le date e le sedi dei successivi incontri previsti nel 2009. Sabato 14 febbraio, San Valentino non se la prenderà più di tanto, ma i cattolicissimi tifosi del Celtic di Glasgow hanno stabilito il proprio raduno proprio in quella data, al Finnegan Pub di Roma in via Leonina, autentica roccaforte del tifo biancoverde nella capitale. Sempre sabato 28 febbraio, ennesimo raduno per il centro Italia ad Ancona presso il capiente ed accogliente pub Donegal Pub di via Simeoni. E’ auspicabile che per numero, entusiasmo, calore e partecipazione, questi due raduni siano all’altezza dei precedenti.Un’ultima particolare citazione la meritano i locali scelti per questi incontri; rappresentano infatti l’ideale cornice, garanzia di qualità e servizio, unita alla passione dei loro gestori per il calcio, e meritano che simili appuntamenti si ripetano con maggiore frequenza ed affluenza di tifosi.
di Ettore Bucciarelli