Lo scorso martedì 11 novembre atterravo all’aeroporto di Manchester nel tardo pomeriggio proveniente da Orio al Serio. Senza ritardo salivo sul primo treno per il centro della città, ove giungevo dopo venti minuti. Conosco già Manchester, ma questa volta vi tornavo per incontrare alcuni amici ed avevo volutamente evitato i giorni delle partite, per ridurre difficoltà di alloggio, spese e … tentazioni! Non avevo però dimenticato di controllare le partite in programma durante la mia breve permanenza nel Regno Unito, scoprendo che proprio in coincidenza del mio arrivo sarebbero scese in campo all’Old Trafford lo United ed il londinese Queens Park Rangers di Briatore e Tommasi per il quarto turno di Coppa di Lega. Non potevo quindi lasciarmi sfuggire l’occasione di respirare da subito l’aria unica del calcio britannico. Ma torniamo al mio viaggio. Dall’Italia avevo già prenotato una stanza nel bed & breakfast THE TRAFFORD PUB (699 Chester Road – Old Trafford M16 0GW - tel. 00441618480736 – http://www.thetrafford.co.uk/ ). Se non è sufficiente il nome a dare l’idea del posto, faccio presente che sto parlando di un edificio di grandi dimensioni ed a due piani sito sul breve tratto di strada che unisce la fermata della metropolitana di Manchester denominata appunto Old Trafford allo stadio. L’anno scorso avevo già avuto il piacere di conoscere la proprietaria che vive al piano superiore adibito per una metà ad abitazione privata e per l’altra ad alloggio per forestieri, solitamente tifosi dello United, la quale mi aveva dichiarato che sarei stato il suo primo ospite straniero. Al piano terra un vastissimo ed accogliente pub, ricco di foto ed effigia varie in onore dei Diavoli Rossi e delle loro molteplici vittorie. Fin qui nulla di particolare, se non che mi veniva assegnata la camera numero 1 e notavo che sulla porta della stessa vi era indicato il nome del grande Bobby Charlton! Emozionato, verificavo che ognuna delle cinque stanze aveva il nome di una stella locale, Denis Law, George Best, Eric Cantona ed infine David Beckham. Lasciavo immediatamente i miei bagagli e mi catapultavo al “Teatro dei sogni”, ove la partita era già iniziata da te
mpo. Non potendo più acquistare il biglietto, decidevo di attendere serenamente la fine della partita per godermi qualsiasi sensazione proveniente dal magico catino! Il gol su rigore dell’argentino del Manchester Carlos Tevez a pochi minuti dalla fine della partita, indirizzava le sorti dell’incontro, scongiurando il rischio dei supplementari; proprio quando stava iniziando una tipica tormenta di pioggia e vento, mi appariva di fronte la sagoma di Cristiano Ronaldo, accerchiato da giovani tifosi alla ricerca di foto o autografi. Riuscivo ad immortalare in foto il neo eletto Pallone d’Oro 2008, non impiegato per questo incontro, mentre lasciava lo stadio.Alla fine della partita riuscivo ad affacciarmi dagli spalti, provando un emozione indescrivibile rafforzata dal fascino della “notturna” ed attendevo la tranquilla uscita dei protagonisti dell’incontro, senza però riuscire a salutare alcun “italian VIP”. Tornavo felice ed infreddolito in albergo, anzi … al pub ove terminavo la splendida prima serata del soggiorno inglese, condividendo due chiacchiere ed altrettante birre con alcuni simpatici e cortesi clienti tifosi e rientrando poco dopo nella mia … room number 1, Bobby Charlton. L’indomani, scendevo per la colazione al piano terra e, accomodatomi su un divanetto di velluto di colore naturalmente rosso, in attesa del classico full british breakfast, rimanevo estasiato dalla visione che mi appariva attraverso le vetrate del pub. Potevo tranquillamente gustarmi la nota facciata dell’Old Trafford ed i caratteristici piloni della sua copertura. Ero il padrone indisturbato del pub e potevo apprezzare ogni particolare dettaglio esposto, come se mi trovassi in un museo! Al momento non potevo che ritornare con la mente all’anno scorso quando, per la prima volta, mi sono recato all’Old Trafford, proprio in occasione di una stracittadina con il City. Ricordo i vagoni della metropolitana pieni all’inverosimile di tifosi, il fiume di gente che si dirigeva dalla stazione allo stadio, le bancarelle di coloratissimi gadgets e grassissimi foods, i negozi ed i bar del quartiere pieni di avventori e, soprattutto il TRAFFORD PUB, affollato all’inverosimile nella più classica delle situazioni anglosassoni: enormi buttafuori vestiti di nero con auricolari, migliaia di bicchieri di plastica per terra, sui tavoli ed in mano a clienti alticci vestiti solo di maglie ufficiali di colore rosso di taglia XXLarge, cameriere al banco dai modi piuttosto mascolini e televisori che trasmettono i commenti agli incontri della giornata. Questa è l’Inghilterra e la sua atmosfera unica. Terminata l’abbondante colazione, questa volta lentamente, mi dirigevo verso l’Old Trafford, per consumare l’abitudinario rito della visita al negozio ufficiale dello United, al museo ed agli ambienti accessibili dello stadio, sempre chiusi nel giorno della partita. Dal momento che considero il TRAFFORD PUB uno dei punti di riferimento della città e che sono sicuro che, presto, altri connazionali potranno considerarlo egualmente, mi permetto di accennare ad una sensazione provata durante la mia breve permanenza. Al di fuori dell’orario e dei giorni in cui sono previste partite dello United, il locale suddetto risulta essere purtroppo desolatamente vuoto. Presumibilmente lo stesso paga la posizione periferica, di limitato transito automobilistico e scarsamente abitata, ma forse anche un po’ della crisi economica che non sta risparmiando neppure il Regno Unito. L’augurio è che non si verifichi ciò che già in altri ambienti anglosassoni è divenuto realtà, cioè che il pub suddetto venga aperto solo in corrispondenza di particolari avvenimenti!
di Ettore Bucciarelli
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