Sembrava dovesse essere una favola a lieto fine, invece non è finita per niente bene. Adesso il Leeds è in seconda divisione inglese, chiamata ora Coca Cola Champioship. L’apice è certamente stata la semifinale di Champions League nel 2001 contro il Valencia di Hector Cuper, in cui purtroppo i ragazzini di David O’Leary hanno pareggiato 0-0 all’andata ad Elland Road e perso la partita di ritorno per 3-0. Sicuramente tutto è iniziato con l’arrivo dell’Irlandese ex gloria dell’Arsenal al posto di George Graham, scappato per prender possesso della panchina degli Spurs alla fine del 1998. O’Leary dimostra subito di riuscire a plasmare una squadra piena zeppa di giovani promesse d’autentico valore, uno su tutti Harry Kewell, l’australiano capace di giocate straordinarie, poi Gary Kelly, Ian Harte dalle micidiali punizioni, la peste Alan Smith, John Woodgate e Lee Bowyer. Quest’ultimi due insieme al difensore Alan Duberry nel gennaio 2000 sono stati protagonisti di un vero e proprio scandalo, colti in flagranza mentre pestavano un ragazzo ventenne di origini indiane reo d’aver avuto un battibecco con un loro amico dentro un pub. Risultato? Cella per alcune ore, al processo scandalosa assoluzione per Bowyer e condanna a 100 ore di servizio comunitario per Woodgate.Intanto il Presidente del Leeds, Peter Risdale, continuava a rastrellare grandi giocatori sul mercato. Olivier Dacourt, fatto rientrare in Inghilterra per 7.2 milioni di Sterline dopo l’avventura all’ Everton, era considerato da O’Leary la “chiave” giusta in mezzo al campo. La cofra pagata per il francese era sì esorbitante, ma non tanto da rimanere come record per l’acquisto più costoso. Dopo Dacourt arrivarono Robbie Keane, tornato nel Regno Unito dopo alcuni mesi all’Inter, e soprattutto Rio Ferdinand dal West Ham per ben 18 milioni di pounds. Dalla Scozia arriva Mark Viduka, poderoso centravanti di Melbourne, mentre dal Liverpool viene acquistato un certo Robbie Fowler, dato per finito (a ragione) da Gerrard Houllier. Un manipolo di campioni che portavano i Whites al “top the table” alla fine del dicembre 2001. Sappiamo tutti quell’anno il titolo della Premier League finì all’ Arsenal, capace di fare il double con la conquista anche della F.A. Cup.L’anno che andava a finire (2001), sicuramente è stato il più bello per la banda O’Leary, partite epiche in Champions League con Milan, Besiktas, Barcellona, Anderlecht, Lazio e Deportivo La Coruna, tutti match che rimaranno nella storia della squadra dello Yorkshire. L’arroganza e la sfacciataggine dei giovani guidati e plasmati a malapena da O’Leary era riuscita nella grande impresa d’arrivare là dove 30 anni prima erano giunti i grandi Bremner, Lorimer, E.Gray, finalisti a Parigi nel 1975 dell’atto conclusivo della Coppa dei Campioni, poi persa contro il Bayern Munchen.I trionfi, anche se non i trofei, in quanto effettivamente il Leeds non ha vinto niente, portano Risdale a volere investire ancor di più ed addirittura a voler costruire un nuovo impianto per la sostituzione del mitico Elland Road. Ma il Presidente oramai ha fatto il passo più lungo della gamba e la mancata qualificazione del 2002 alla Champions League si rivela tragica dal lato economico, non permettendogli d’incassare 30 milioni di euro che si rileveranno quasi vitali. La società si scopre ricoperta di debiti e quindi costretta a cedere tutti i pezzi più pregiati ed addirittura a svendere per togliersi ingaggi troppo onerosi. Via O’Leary, il traghettamento verso le parti basse della classifica spetta a Venables, che però mai riuscirà a trovare la soluzione per salvare la squadra dalla retrocessione che arriva nel 2004 sotto la guida di Peter Reid e dopo Eddie Gray, già allenatore delle giovanili. La caduta in Second Division avviene con la societa’ in amministrazione controllata.Un consiglio per chi volesse entrare e conoscere la storia illustrata del Leeds United entri su Mighty Leeds di Dave Tomlinson, un sito meraviglioso!
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