giovedì 5 gennaio 2012

Andavamo in libreria (conoscevate Sportspages?)


Buonanotte e buona fortuna. Insomma, a presto, si spera ma non ci si conta. Andata in crisi già da qualche mese, progressivamente più povera negli scaffali, Sportspages ha chiuso definitivamente a metà gennaio (2007), dopo la svendita del 19 e 20 gennaio con il 50% di sconto di tutto il materiale che era rimasto, invero non tantissimo. Sportspages era, è, un luogo di culto per tanti: situata in una rientranza di Charing Cross Road, a Londra, poche centinaia di metri a sud della fermata del metrò di Tottenham Court Road, e di fronte al locale musicale Marquee Club (ora sparito anche quello) noto anche perché alla sua biglietteria si poteva trovare anche un biglietto per la finale di FA Cup (noi nel 1993 lo abbiamo preso così), era la libreria sportiva più bella del mondo, e non solo perché di concorrenza non ce n'era tanta. Nata nel 1985 periniziativa di John Gaustad, neozelandese immigrato che non sapeva come trovare libri di rugby e decise di procurarseli da solo aprendo un negozio, era diventata poco alla volta un punto di riferimento addirittura mondiale, non solo perché era possibile trovare i libri sportivi anche più sconosciuti, ma per l'inimitabile atmosfera che vi regnava, quella di un luogo dove l'amore per i libri e per lo sport veniva chiaramente prima del profitto. E' questo il guaio, però: con il passare degli anni, con la crescita dell'interesse peri libri sportivi, dovuta in parte all'influenza positiva di "Feverpitch" di Nick Hornby, che con tutti i suoi difetti (tra cui quello, inconsapevole, di avere creato emuli non all'altezza) è stato una pietra miliare per l'editoria calcistica e l'ha fatta uscire da ghetto in cui era stata rinchiusa dalla paludata editoria "seria", tali libri hanno cominciato ad essere diffusi ovunque, e con l'arrivo di Internet anche online, il che naturalmente non permette di assaporare l'atmosfera del negozio ma è molto conveniente come risparmio di tempo, l'entità di cui tutti si sente un gran bisogno. Era stata aperta una succursale a Manchester, in una piazzetta centrale, zona di negozi e di struscio, e si era pensato anche a NewYork dove non esistono librerie del genere, ma già nel 1998 Gaustad, afflitto da notevoli problemi di salute, aveva dovuto rallentare i suoi ritmi. Con il passare del tempo Sportspages aveva appunto iniziato ad accusare la concorrenza delle grandi catene di librerie e di quelle via Web, era arrivata a perdere 200.000 sterline e l'alleanza del 2003 con uno di questi servizi, Sports Book Direct, divenuto una vetrina virtuale, era durata finchè il proprietario di quest'ultima, Charles Frewin, non aveva mollato la presa, cedendo il controllo del negozio ad un gruppo di quattro piccoli investitori che però non ce l'hanno fatta, chiudendo già nel 2005 il puntovendita di Manchester e ora procedendo alla chiusura del negozio di Caxton Walk. Chiusura dolorosa non solo per i dipendenti, ma anche per altri: tempio e punto di diffusione delle fanzine cartacee, nei secondi anni Ottanta e primi anni Novanta, Sportspages aveva continuato ad ospitare i giornalini alternativi nello scaffale centrale della sala aggiuntiva, ma molti di essi erano passati alla versione online, e altri avevano comunque iniziato ad avere bruttesorprese nell'ultimo biennio. Pare che tuttora Sportspages sia debitrice di 3000 sterline a United We Stand, fanzine del ManchesterUnited (altrove però abbiamo letto che si tratterebbe di Red Issue, di più non sappiamo), e di 300 a City Gent, del Bradford City, tutto per copie vendute e mai pagate agli aventi diritto, anche perché gira voce (dunque non è confermato) che di fronte ai debitori igestori del negozio abbiano preferito accontentare prima quelli più importanti - non tutti, ovviamente - e lasciare che le fanzine si rosolassero nel rosso, tanto difficilmente avrebbero intrapresoazioni legali (complimenti... pronti a fare gli imprenditori o gli editori in Italia?). Non c'è da strapparsi i capelli o lacerarsi le vesti, specialmente pensando alla correità di tanti di noi che abbiamo preferito gli sconti e la comodità dei vari servizi vendita online, anche perché non è che si possa andare a Londra ogni weekend, ma da essere dispiaciuti sì, perché Sportspages era davvero un piccolo rifugio, addirittura silenzioso, rispetto al caos frenetico e zozzo della Charing Cross Road e metaforicamente al caos gridato dell'informazione sportiva corrente. Anche inglese, certo. Nonché luogo rispettoso, che dava identica importanza alla fanzine scalcagnata come al volume dell'insegnante di yoga, ai libri dimemorie di ex hooligans, tutti uguali ("eravamo dieci contro centoma li abbiamo menati, ah che bei tempi, e comunque a pensarci bene non era una bella cosa, non fate come noi") come al trattato che fa derivare la crescita del calcio dal pudore vittoriano, alla storia statistica del calcio estone come alla biografia copia -e- incolla sulla star di turno che, non si cada in errore, non è di norma solo in Italia ma trova ahimé seguaci anche lassù. Sportspages era tutto questo: era scaffali malmessi ma non se ne accorgeva nessuno, era la lavagna aggiornata in continuazione con i risultati delle partite, era il televisore in alto a sinistra dopo l'ingresso sintonizzato perennemente su Sky Sports o qualunque canale avesse una partita o una rubrica, era gli stadi da costruire in cartoncino con la colla, era l'elenco dei libri di prossima pubblicazione, il tavolino centrale con le occasioni, era la rassegna di maglie d'annata appese al soffitto ed in vendita, era l'altra sala - arrivata dopo qualcheanno - con le fanzine e le videocassette d'antan, era, ultimamente, la vetrinetta sotto la cassa con libri vecchi in vendita come reliquie. Era in poche parole un posto dove chi poteva permettersi di andare a Londra non poteva non passare, per controllare cosa ci fosse di nuovo o di originale, per presentare una propria opera, per scrutare fila dopo fila gli scaffali alla ricerca di qualche chicca che poteva essergli sfuggita, nella penombra, in un silenzio quasi rispettoso della storia sportiva che respirava là dentro. Era tutto questo, che non possiamo descrivere adeguatamente, ma era bello, ed ora c'è tanta gente che quando passa di lì non sa più dove andare, o meglio va da Borders e adiacenti, che sono bellissime e ricchissime di libri sportivi ed hanno anche l'angolo caffè. Ma non sono la stessa cosa.
di Roberto Gotta
Riprendiamo da indiscreto.it un articolo di Roberto Gotta del 2006 sulla storica libreria londinese Sportspages, chiusa ad inizio 2006. Un punto di riferimento di tutti gli appassionati di calcio inglese..

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