venerdì 20 dicembre 2002

Un pomeriggio londonese

The Sun in Splendour. L’insegna quanto mai inappropriata, almeno per la mattinata, di un pub che richiama un sole che non si vede, è la prima cosa che colpisce la mia attenzione uscendo dall’albergo per dirigermi al mercatino di Notting Hill. Seppur pieno di turisti, italiani e svedesi in primis, Portobello rimane sempre un posto con un fascino tutto suo, meritevole di una visita. Poi la parte finale, su fin nei pressi di Ladbroke Grove, è molto meno da cartolina, ma sicuramente più genuina e frequentata da inglesi, in cerca di un’occasione su un CD, piuttosto che delle spezie indiane. L’unico, grosso problema, sono le secchiate di pioggia che io e la mia ragazza ci pigliamo per quasi tre ore. Tempo da tregenda! Ma dopo una pinta ristoratrice di sana bitter inglese e una scappata sul lungo Tamigi all’altezza del ponte di Westminster, finalmente illuminato da un pallido sole, è tempo di dirigersi verso Ealing. Il Griffin Park, infatti, si trova vicino alla fermata del tube di SouthEaling. Sulla metro non incrocio nessun tifoso del Brentford, e non necessariamente perché sono in ritardo, piuttosto perché la maggior parte abita nei pressi dello stadio. Arrivo a destinazione solo alle 14.45, quanto mai trafelato ma già pronto a guardarmi intorno ed a annusare l’immancabile odore di cipolla e hamburger fritti (vero must per tutti gli stadi inglesi). Noto uno dei famosi “quattro pub” e gli alti piloni dell’illuminazione dello stadio, cinto da una specie di corona di case, che impediscono la completa visuale delle tribune. Dal pub si stanno allontanando con calma sparuti tifosi del Wigan, rigorosamente in  magliettina blu. Questo è quello frequentato dagli away fans, realizzo scorgendo alla mia sinistra la curva destinata agli ospiti. Gli altri tre sono equamente distribuiti nei rimanenti angoli dello stadio, rendendo la cosa unica in tutto il regno Unito. Dopo aver comprato il biglietto all’entrata e superato i turnstiles mi addentro nella New Road Stand. I posti non sono numerati, però alcuni, come ci suggerisce il biglietto, sono marked, ovvero riservati agli abbonati. Riusciamo a trovare due posti abbastanza al centro della tribuna e finalmente do un’occhiata esaustiva allo stadio. La New Road Stand ha la visuale disturbata da 12 colonne, che ricordano tanto gli stadi dei decenni passati (per la verità a parte i seggiolini rossi di recente collocazione, il resto, tettoia di lamiera e scalini in pietra grezza in particolare, ricordano ancora mitiche sfide degli anni sessanta. La tribuna davanti a noi, la Braemer Road Stand, appare un pizzico più moderna, così come la Brook Road Stand, che però è del tutto atipica, essendo divisa in due piani, uno con posti a sedere, il superiore, l’altro con terrace, posti in piedi, l’inferiore. Ed è in questo ultimo spicchio di stadio che trovano posto i tifosi più accaniti dei Bees. Dell’altra curva, l’Ealing Road Stand, abbiamo già accennato. Bisogna aggiungere che i posti sono in piedi e che è l’unica parte scoperta dello stadio. Questa volta i tifosi in trasferta, a cui è destinata la Ealing Road Stand, sono stati fortunati: non pioverà per tutto il resto della giornata e non ci sarà vento freddo a tormentarli. La tribuna dove mi trovo ha un ambiente del tutto familiare, come nello stile di questo club: persone oltre i sessanta, padri con bimbi, o bimbe, al seguito, ragazzi e ragazze con le loro sciarpe e magliette bianco rosse. L’inizio partita è un po’ scialbo, ma la passione di un anziano tifoso, con voce tenorile, vale il biglietto d’entrata. Pian piano inizio a sentire anche le flebili espressioni di delusione o di incitamento del signore seduto accanto a me. Sembra che preghi, sempre pronto a riconoscere una buona giocata degli avversari. La bimba alle mie spalle, in compagnia del padre, accanito supporter dei Bees, è ben più vivace. L’atmosfera è tutto sommato calda, ma senza astio o atteggiamenti aggressivi. Niente di paragonabile con il Den, lo stadio del Millwall, da me visitato lo scorso anno. Intanto il cielo è solcato quasi ogni minuto da aerei che si dirigono verso o che lasciano l’aeroporto di Heathrow, il tutto a ricordami che è il Griffin Park che ho visto tante volte pochi secondi prima di atterrare a Londra! Gli ultimi 20 minuti del primo tempo sono più coinvolgenti, ed inopinatamente passa in vantaggio il Wigan, su papera della difesa, proprio all’ultimo minuto. L’intervallo rivela parecchi elementi interessanti. Dopo aver scambiato due chiacchiere con un disponibilissimo steward, nella mia ricerca del programma ufficiale, che non sono riuscito a prendere all’entrata, sono proiettato nella vera dimensione del calcio delle divisioni minori inglesi. Griffin Park è ormai troppo  vetusto, anche se insostituibile per tutti i romantici del football d’oltremanica, la squadra si deve trasferire altrove ma versa, come tante altre, in precarie condizioni finanziarie. L’invito del presidente della Supporter Association, la Lifeline Society è di donare, ad un gruppo di signore armate di secchi, qualche monetina, meglio se da un pound, per permettere alla squadra di trasferirsi ad un nuovo impianto non troppo lontano dall’attuale, nei pressi di Kew Gardens e continuare a giocare per questa stagione al Griffin Park. La società permette questi appelli ma è su una linea diversa: vendere il terreno occupato dal Griffin Park, fare ground sharing con Kingstonian, Woking o addirittura Palace e poi vedere il da farsi (in pratica mortificare i tifosi, portandoli via dalla sede naturale del club per un po’, senza dare nessuna sicurezza per il futuro). Ma la Lifeline Society spinge per l’impianto a Lionel Road, quello vicino Kew Gardens, forte del peso che, da un decennio a questa parte, si è conquistata a suon di donazioni. Non ultima l’offerta da parte di un ricco socio, evidentemente proprietario di una catena di lavanderie, di far pulire gratis l’attrezzatura sportiva dei Bees. Incredibile! Il calcio nella sua dimensione più pura, che tutti i veri tifosi sperano non scompaia mai. E a confermare questa mia impressione arrivano le parole di grande elogio ai tifosi da parte di Gottskalksson, portiere costretto al ritiro a soli 30 anni a causa di una spalla troppo malandata. Dopo 87 partite con il Brentford la risposta dei fans a quello che il programma ufficiale definisce un vero gentleman è commovente: quasi tutti in piedi ad applaudire, intonare cori e salutare Gottskalksson, che contraccambia con un giro di campo che sembra non finire mai. Il secondo tempo inizia in maniera vibrante. Il Brentford attacca con rabbia, con la classica foga e grinta britannica. “C’mon you Bees!”, intona il vecchietto alle mie spalle, insieme al resto dello stadio. Anche la mia ragazza, “sacrificatasi” a venire a vedere una partita di calcio inglese, si entusiasma. Ma non c’è niente da fare. Il Wigan, abbastanza immeritatamente, porta a casa i tre punti, addirittura sfiorando il raddoppio negli ultimi minuti, allorché colpisce una traversa clamorosa. Finisce il match e dopo una bordata di fischi ad un arbitro per la verità non troppo casalingo, ecco gli applausi alla squadra di casa, che rimane alcuni minuti in campo ad omaggiare i tifosi. Esco con tutta l’intenzione di farmi un bel giretto intorno allo stadio, anche per vedere gli effetti dell’appello all’intervallo. Tutti a buttare un po’ di monetine nei secchi delle signore, avvolte in sciarpone stile anni ’70! Percorro per intero il perimetro delle case intorno allo stadio e noto gli altri tre pub. L’unica nota stonata è il club shop. A parte le dimensioni ridotte e la coda per entrare, ma questo non è un problema, anzi sembra denotare più genuinità di tanti altri negozi ufficiali, rimango interdetto per la mancanza di gadgets o  sciarpe con un minimo di personalità. Le solite cose iper-commerciali, niente più “plain scarf” (quelle con solo i colori del club e niente scritte), berretti carini o spille d’annata. L’unica cosa d’annata sono alcuni programmi vecchi, che vendono in un bugigattolo accanto al club shop, insieme a quelli della partita odierna. Ne compro uno – veramente buono e pieno di notizie – e mi avvio verso la fermata della metro, sapendo che questa era un’occasione più unica che rara di visitare il Griffin Park. Probabilmente un altro pezzo di calcio inglese sparirà, dall’aereo tra due o tre anni vedrò un supermercato Tesco e non la New Road Stand. Spero solo di poter scorgere un nuovo impianto poco più a sud, così il vecchietto alle mie spalle non dovrà fare tanta strada per vedere i suoi amati Bees, che sentirà ancora come parte della sua comunità.
di Luca Manes

giovedì 19 dicembre 2002

WIMBLEDON AFC – LA NUOVA CRAZY GANG !

Wimbledon F.C., ovvero la “crazy gang”. Così veniva definita la squadra che molti appassionati di calcio inglese di tutto il mondo hanno imparato a conoscere tra la seconda metà degli anni ottanta ed i primi anni novanta. Giocatori come Fashanu, Wise, Sanchez, Beasant, ma soprattutto Vinny Jones, ora attore di successo, che incarnava alla perfezione lo spirito combattivo di quei Dons.Oltre ad una permanenza nella massima serie inglese durata ben 14 anni, il Wimbledon si rese protagonista di un’impresa storica: vincere una finale di FA Cup, addirittura contro il Liverpool! Era il 1988, l’autore del gol di testa, e vero eroe immortale per tutti i tifosi dei Dons, Lawrie Sanchez. Ma quella partita, ricordata anche per il maggior numero di tifosi di altre squadre accorsi a Wembley – tutti a tifare Wimbledon – rimarrà nella storia anche per il primo rigore sbagliato nella storia delle finali. Beasant fu l’altro eroe, riuscendo a
deviare in angolo il rigore di un esterrefatto John Aldridge. I profeti della “long ball” e del gioco maschio (si veda la famosa foto di Vinny Jones che “testa la virilità” di Gazza), come tutti li etichettavano, vissero altre stagioni di gloria in Premier League, prima di retrocedere nel 2000.
Ma qualcosa era già cambiato prima di quell’anno. Nel 1991 il Wimbledon fu costretto ad abbandonare il romantico e glorioso Plough Lane, iniziando l’esilio dal quartiere in cui era nato, dallo stadio dove aveva giocato ben 79 stagioni, insomma dove era diventato un punto di riferimento per un’intera comunità. Il povero Plough Lane era troppo vecchio per superare le nuove disposizioni sulla sicurezza, introdotte dopo il Taylor Report. Selhurst Park, casa del Crystal Palace, fu scelto per ospitare gli incontri casalinghi del Wimbledon. Il “ground sharing” fu sempre visto con un certo astio dai tifosi degli Eagles, che reputano tuttora i Dons degli scomodi intrusi, ma almeno si rimaneva a Londra Sud. La sistemazione doveva essere più o meno temporanea, poi si capì che il Plough Lane non sarebbe stato ristrutturato, finendo in stato d’abbandono ed in una disputa per lo sfruttamento commerciale del terreno su cui sorgeva. Ora è stato demolito. Quindi ci fu un primo tentativo di trasferimento della squadra
addirittura a Dublino. La FA rispose picche a questa prima ipotesi, e la dirigenza del Wimbledon continuò a lamentarsi degli elevati costi collegati all’ospitalità fornita dal Crystal Palace, anche in relazione ad una non sempre eccezionale affluenza di pubblico nelle partite interne della formazione giallo-blu. E’ poi storia recente, come già citato in precedenza, la retrocessione dalla Premier, con l’inevitabile calo degli introiti, ed il secondo tentativo di spostare la squadra: la nuova ipotesi si chiama Milton Keynes, cittadina industriale formatasi dopo la guerra con una tradizione calcistica quasi inesistente, a 70 miglia dal quartiere di origine della squadra. L’idea, supportata da interessi meramente economici legati a sponsor ed altri fattori che poco hanno a che fare con il calcio, è creare un nuovo bacino d’utenza e, al limite, mantenere qualche antico frequentatore del Plough Lane e del Selhurst Park. Un vero affronto per tutti i tifosi, che non ci stanno, costituiscono una fondazione, il Wimbledon Trust, che, insieme al Wimbledon Indipendent Supporters Association (WISA), si mobilita contro Koppell, il presidente del Wimbledon, che già paventa la costruzione di un nuovo stadio a MK. Le testimonianze di sostegno giungono da tutta l’Inghilterra, e anche dall’estero. Tutti sono contrari a Milton Keynes. Un provvedimento di questo tipo sarebbe l’introduzione di un sistema simile alle franchigie del football o del baseball americano: le squadre cambiano città in base a fattori puramente economici. Negli ultimi anni i tifosi inglesi hanno dovuto affrontare tanti elementi di novità, spesso negativi: i nuovi stadi ed il conseguente aumento dei prezzi dei biglietti, la Premier, l’eccessiva commercializzazione del loro football, l’afflusso di numerosi giocatori stranieri, lo strapotere della televisione e via discorrendo. Ma l’ipotesi “franchigia” è detestata da tutti, è la goccia che può far traboccare il vaso. Anche le altre squadre di Londra hanno tutte radici profondissime nelle comunità dove hanno la sede e lo stadio. Rappresentano quel quartiere, quella zona, in maniera pressoché indissolubile. Basti pensare per esempio che la riorganizzazione urbana dopo la guerra ha portato parecchi abitanti della zona di West Ham lontano dalle proprie radici, verso nuove cittadine dell’area di Londra, e che tuttavia questi tifosi degli Hammers in esilio hanno assolutamente perpetuato il loro attaccamento alla squadra, trasmettendolo alle nuove generazioni, e continuando ad essere sostenitori accaniti del loro club. La mossa di Koppell è stata sicuramente possibile perché il Wimbledon non ha
centinaia di migliaia di tifosi al seguito, però crea un precedente preoccupante, anche perché a fine maggio un panel di esperti della FA gli ha dato ragione, permettendogli il trasferimento.
Lasciano poi il tempo che trovano le rassicurazioni del dimissionario presidente della FA Crozier sul fatto che la decisione è stata un caso straordinario, che nel calcio inglese il sistema delle franchigie non entrerà in vigore. Ci possiamo fidare? I dubbi permangono.
E intanto i tifosi che fanno? Il Wimbledon Trust, con l’aiuto del WISA, fonda il “proprio” Wimbledon, rinominato Wimbledon AFC. E’ l’inizio di una nuova era. L’intenzione è ripetere l’impresa del Wimbledon che nel 1977 entrava a far parte delle 92 squadre professionistiche, dopo una trafila decennale tra le divisioni dilettantistiche. La strada è lunga, si parte dalla Seagrave Haulage Combined Counties League, vari livelli sotto la terza divisione. Ma ora tutto ciò non conta. Contano i 2.400 tifosi che sono andati alla prima partita in trasferta contro il Sandhurst, mentre solo 161 si presentavano a sostenere l’”altro” Wimbledon contro il Watford al Vicarage Road, a testimoniare lo scollamento tra la maggioranza dei tifosi e la squadra di Koppell, oggetto di un vero e proprio boicottaggio. Contano i 4.142 appassionati accorsi alla prima partita casalinga di campionato, disputata al Kingsmeadow, risultato anche di ben 1.145 abbonamenti, mentre per la prima partita in assoluto, un’amichevole vinta 4-0 contro il Sutton United lo scorso 10 luglio, gli spettatori erano anche di più: 4.657, con tanto di vittoria celebrata come un secondo successo in FA Cup. Conta soprattutto far capire a coloro che gestiscono il calcio al giorno d’oggi che senza la passione dei tifosi non si va da nessuna parte, e che i tifosi sono importanti, alla lunga più di un contratto con una televisione via satellite o con uno sponsor qualsiasi. L’entusiasmo di centinaia di supporter giallo-blu che hanno sentito veramente la sensazione di essersi riappropriati della loro squadra deve far riflettere, sia su cosa può veramente significare il trasferimento di un club lontano dalle sue radici, sia su molte altre storture che affliggono il calcio moderno. Intanto il Wimbledon F.C. ha fatto registrare il più basso afflusso di spettatori ad una partita di First Division, 849 contro il Rotherham (200 erano tifosi in trasferta) ed il presidente Koppell, sempre più in difficoltà, si ritrova a dover fare i conti con il rinvio del trasferimento a Milton Keynes a dopo dicembre. Chissà se tra una decina d’anni si avvererà il sogno della maggioranza dei tifosi dei Dons, il vecchio Wimbledon-Milton Keynes fuori dal calcio che conta, il nuovo Wimbledon di nuovo a lottare contro grandi club come il Manchester United o l’Arsenal. Ce lo auguriamo tutti.
di Luca Manes

domenica 15 dicembre 2002

Anno nuovo, vita nuova

Sara’ certamente il tema conduttore e la nuova filosofia di vita sportiva per molti giocatori della Barclaycard premiership. E’ infatti prevedibile che il 2003 comporti rilevanti movimenti nella campagna acquisti-cessioni delle maggiori compagini inglesi. Per diversi motivi, tutte le formazioni hanno assoluta urgenza di ridisegnare il proprio organico dopo i primi quattro mesi di campionato. Arsenal e Liverpool, che sinora si sono alternate in vetta alla graduatoria, gia’ recuperando illustri infortunati hanno gia’ migliorato qualitativamente il rispettivo potenziale. I Campioni in carica sono impeganti in tre competizioni, tutte estremamente ricche di insidie ad un rinforzo di valore nel reparto arretrato, utilizzabile anche in Champions, non dispiacerebbe al manager dei Gunners. Il Liverpool dopo l’eliminazione in Europa, logicamnete concentrera’ tutti i suoi obiettivi sul campionato. Con le maggiori rivali impegante, magari sino a maggio, in Champions in gare dispendiose sotto il profilo fisico e psicologico, per il Liverpool il 2003 potrebbe essere davvero l’anno giusto. La dirigenza è pronta ad intervenire sul mercato per conferire lucidita’ al pacchetto centrale dei reds e solidita’ in terza linea acquistando giocatori da utilizzare, unicamente, in campionato in quanto non crediamo che la coppa Uefa venga giudicata obiettivo primario da Owen e compagni. E soltanto con una difesa realmente solida il Manchester United potrebbe tentare di recuperare lo svantaggio dalla coppia di vertice e primeggiare in Europa. Magari spendendo meno di quanto elargito al Leeds per Ferdinand, , lo United deve assicurarsi un difensore di indubbio valore, magari adattabile sulla fascia come al centro. Arsenal, Liverpool e Manchester United sono le tre candidate alla vittoria finale. Ma i movimenti di
mercato riguarderanno certamente anche il Chelsea, il Newcastle, il Tottenham, desiderose di raggiungere i rispettivi obiettivi. Quindi prepariamoci ad una campagna acquisti-cessioni pirotecnica. Magari, prevalentemente, a livello di scambi in quanto di soldi, se in Italia sono proprio terminati, in Inghilterra ne girano pochini. E godiamoci le tre sfide incrociate di dicembre fra Liverpool, Arsenal e Manchester United: partite che accenderanno le passioni ed i sogni ma anche le polemiche e le delusioni dei tifosi d’oltrremanica.
di Massimiliano Morganella, da UKFP n° 1 - dicembre 2002

giovedì 5 dicembre 2002

numero 1 (dicembre 2002)


Il numero 1 (dicembre 2002)
Editoriale - Tempi Moderni - Anno nuovo vita nuova - STADIA, gli stadi dell'arch. Leith - Theree Lions - Passioni - Le altre del regno - Memorabilia - My books - www please - Le grandi emozioni stagione 1988-89 - News e curiosità - Wimbledon AFC , la nuova crazy gang ! - Periplo - The fans - Un pomeriggio londinese - portobello road
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Editoriale
Sarò onesto, quando un anno fa Max Troiani mi propose di iscrivermi al primo forum italiano dedicato al football inglese non pensavo che sarebbe decollato. Troppi anni vissuti nelle “catacombe” calcistiche, isolati, io e mio fratello Riccardo, da persone che non riuscivano a comprendere la nostra passione. Il calcio inglese era sinonimo di tifosi violenti ed ubriachi, “long balls”, tanti Blissett e Fashanu. Si cercava di tener duro, il sabato ascoltando il BBC World Service, il mercoledi leggendo Match, acquistando il Rothmans e tante storie di squadre. Come poteva giudicarci la gente se non sapeva chi era Dixie Dean ? Ma le cose possono cambiare in meglio, talvolta, grazie Alex, Larry e Max, grazie Godsavethesoccer !
Chi di voi era presente a Roma lo scorso maggio potrà testimoniare come gente arrivata da tutta Italia, e tifosi di squadre diverse, si sia subito legata, sono nate amicizie. Credo che per la prima volta molti di voi non si siano più sentiti “soli”, finalmente si parlava di football ! Io e Max crediamo che sia giunto il momento di scrivere le nostre emozioni, i nostri ricordi, di scambiarci il nostro football in forma cartacea. Questo magazine è aperto ai contributi di tutti coloro che abbiano voglia di sano vecchio calcio inglese. A proposito, voi come ve lo imaginate ? Io vedo un sabato pomeriggio su un campo di second division, tribune in legno, gente assiepata (in piedi !) che sotto una fine pioggerellina vede la propria squadra giocarsela alla pari con uno dei
big boys nel 3rd round della FA cup.
Ed allora...... FOOTBALL PLEASE
Filippo

MEMORABILIA
Molti di voi saranno a conoscenza della storia della coppa Italia del 1943, il trofeo venduto recentemente ad un’asta di Christie’s South Kensington per 47.000 sterline ed aggiudicato dal Torino. Durante la stessa sessione è stato venduto un’altro cimelio, per noi più interessante: il pallone della FAC Final del 1888. Il pallone, accuratamente colorato e recante la scritta del trionfo (“the great victory”) del WBA sul Preston NE per 2 a 1, è stato battuto alla cifra di 18.000 sterline. A dispetto delle indiscrezioni iniziali, che vedevano il WBA come favorito, il pallone è stato aggiudicato da un anonimo collezionista.
Altra curiosità: un paio di scarpe indossate da Beckham è stato venduto alla cifra di 1.762 sterline. Per la cronaca il venditore è un ragazzino di 12 anni che a sua volta l’aveva vinto con un concorso su di un sito internet svedese. La curiosità stà nel fatto che il sito web aveva pagato quelle scarpe ben 13.800 sterline due anni prima di Christie’s !!!! di Filippo Rossi

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Recensioni:
da Calciofans,com (gennaio 2003). Amare il calcio inglese e condividerlo con appassionati dello stesso genere. Rivivere attraverso racconti ed aneddoti gli anni ormai passati. Essere aggiornato sull'attuale Premier League e calcio britannico in tutta la sua essenza. Tutto ciò è stato racchiuso in "Football Please" la prima fanzine italiana dove finalmente si parla di football ! Partorita dagli ideatori del Liverpool Supporters Club Italian Branch ( la cui fanzine -The Reds - verrà recensita a breve ) , la fanzine ciclostilata in proprio è composta da 32 pagine, piena di aneddoti, recensioni di libri inglesi, news, curiosità e storie di squadre e stadi attuali e d'altri tempi.Un esempio su tutti : in questo numero c'è un articolo intitolato "Stadia - Gli Stadi dell'Arch. Leith", il quale fu un vero specialista nella progettazione di impianti costruiti in Gran Betagna tra la fine dell'800 e gli anni '30. Nel prossimo numero verranno trattati degli stadi ormai scomparsi delle squadre Amateurs di Londra, alcuni dei quali autentici gioielli che in alcuni casi facevano impallidire gli impianti di molte squadre della Football League. Football Please annovera tra i propri collaboratori, tra gli altri, alcuni giornalisti affermati , il che eleva la qualità degli articoli pubblicati.